«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

domenica 6 gennaio 2019

Federer &. C.

Ho visto un frammento del telegiornale sportivo di Sky: un servizio mostrava Federer che vinceva il trofeo di un torneo di esibizione. La vittoria è arrivata nel decisivo incontro misto contro una coppia tedesca.
Mi ha fatto sorridere la compagna di Federer che ha realizzato il punto finale: ha iniziato a saltare ed esultare quasi in lacrime, portandosi le mani alla testa quasi incredula, come se avesse vinto un grande Slam mentre Federer era rimasto ancor più impassibile del solito consapevole dello scarso valore del titolo…
Insomma ho trovato il contrasto fra le reazioni alla vittoria molto divertente!

Guarito! - 7/1/2019
Per una volta sono guarito nel tempo classico di 3 giorni con un quarto di convalescenza!
In genere qualsiasi cosa prenda si trasforma in mal di gola, raffreddore, tosse, febbre etc che si accavallano, si susseguono e si sovrappongono.
I motivi sono due: 1. la mia casa è particolarmente fredda in inverno; 2. ho la gola particolarmente delicata (*1).

Poi magari stasera ho una ricaduta…

Nota (*1): il dottore da bambino consigliava di farmi togliere le tonsille ma la mamma non volle e da allora mi basta un alito di vento che mi soffi 5 minuti sul collo che mi viene subito il mal di gola (e a ruota tutto il resto). Anche d’estate in macchina non sopporto gli spifferi, l’aria condizionata e in generale qualsiasi corrente che mi arrivi direttamente in faccia (sul collo).

Giornalone affidabile - 7/1/2019
La vulgata dei media qualche mese fa ci raccontava che con lo spread agli attuali livelli i mutui delle banche sarebbero aumentati di costo. La relazione economica non mi era chiara, sembrava basata su un generico aumento dei costi che si sarebbero “dovuti” poi scaricare sul cliente: ma non persi tempo a indagare quello che puzzava troppo di propaganda politica.
All’epoca il Bagnai non perse neppure troppo tempo a smentire queste voci e i suoi commenti si limitavano in genere a faccine che ridono con le lacrime agli occhi: ovvero la sua maniera spiccia per far capire che non dava alcun peso a tali voci.

Il seguente cinguettio sopra è un esempio di come anche un “autorevole” giornalone italiano di economia abbia fatto, dopo 54 giorni, marcia indietro (cinguettio rilanciato dal Bagnai): QUI.

Altro giornalone affidabile - 7/1/2019
La solita serendipità che tanto mi stupisce e diverte ha colpito ancora!
Sempre su Twitter ho trovato il collegamento al seguente articolo: Corsera, il corrispondente da Bruxelles a CdR e redazione: “Difendiamo la credibilità” di Senza Bavaglio su SenzaBavaglio.info

La mia posizione sull’informazione di Repubblica.it e Corriere.it è nota e, fondamentalmente, la considero dello stesso basso livello. L’articolo in questione dà risalto alla denuncia interna dell’inviato a Bruxelles contro il direttore del quotidiano. Lettura surreale: non dico che sia peggio di quanto mi aspettassi ma neppure troppo meglio!

Tidelanders - 9/1/2019
Ho visto una serie australiana chiamata “Tidelanders”: molto perplesso.
Le prime puntate sono ben fatte poi però (suppongo) finiscono i soldi e le seguenti sono girate e montate in maniera ridicolmente frettolosa con una sceneggiatura che ha più buchi di un groviera.
Dubbi anche sugli attori: la protagonista è carina nonostante le strane sopracciglia, un ragazzo/mascella che si vede che si sforza ma non riesce a recitare, un altro, suppongo di bell’aspetto, ma che ha un'aria ancor più da allocco di Frodo, un poliziotto che sembra un bambolotto di gomma pettinato bene… e un paio di attori meno giovani, (suppongo) famosi in Australia, ma che sembrano inseriti a martellate (suppongo) per innalzare il livello della recitazione senza riuscirvi…

Ah, buffo l’accento australiano con le “o” che suonano quasi come “a”...

giovedì 3 gennaio 2019

L'ineffabile massimo

Premetto che da ieri sera sono ammalato (raffreddore, forse febbre) e per questo non sono sicuro di quanto riuscirò a essere lucido e quindi chiaro: però inizio a sentirmi in colpa per non aver ancora scritto il pezzo promesso sulle reti neurali e quindi ci voglio comunque provare… se poi vedo che mi viene uno schifo lo terminerò domani…

Dunque, prima di tutto un’introduzione a un mio nuovo libro (v. il corto Apprendimento automatico (ironico)): ero infatti curioso di valutare la qualità del materiale didattico comprato.
Ho quindi aperto, abbastanza a casaccio, il testo che mi sembrava di carattere più generico e introduttivo: “Clean Code in Python” di Mariano Anaya, Ed. Packt, 2018.
Come si può intuire dal titolo, il libro si propone di insegnare al lettore un buono stile di scrittura del codice in Python. In verità l’argomento mi interessava poco: un buono stile di scrittura del codice è infatti principalmente utile nei gruppi di lavoro, quando cioè due o più programmatori devono lavorare sullo stesso codice; e, a mio avviso in misura molto minore, all’autore stesso se dovrà ritornare a distanza di anni a lavorare su quanto già scritto.
Entrambi questi casi non mi coinvolgono direttamente: io lavoro da solo e dubito che rimetterò mai le mani su del codice scritto anni prima (*1). Però nella sua introduzione l’autore spiegava che il testo è un’utile introduzione anche al principiante Python perché analizza i vari costrutti di tale linguaggio: per questo motivo sono andato avanti a leggere.

Ora non voglio soffermarmi sui dettagli troppo tecnici ma su un concetto generale che ho trovato genuinamente interessante.
Siamo soliti pensare a un linguaggio di programmazione come al mezzo con cui il programmatore impartisce le istruzioni al calcolatore: ciò è certamente vero ma è anche utile pensarlo come al mezzo con cui i programmatori si scambiano fra loro le idee. È in questo secondo caso che la chiarezza e pulizia del codice è fondamentale: ovvero quando si deve leggere il codice altrui (e, vice versa, quando il nostro codice dovrà essere letto da altri).
Ciò è profondamente vero: mi è infatti tornato in mente la fatica fatta per comprendere il codice del libro “Deep Learning Cookbook”. Tale codice indiscutibilmente funziona e, probabilmente, è anche molto efficiente, ma dal punto di vista del lettore, magari digiuno di Python come me, sembra che sia stato direttamente vomitato sulla carta… Ecco: chi scrive codice didattico dovrebbe anche scrivere del codice chiaro e pulito e non ottimizzare tutto al massimo per risparmiare un paio di righe…

Ma torniamo alle reti neurali: dopo aver scritto il pezzo Rete al massimo ho proceduto esattamente come mi ero ripromesso di fare nella conclusione.
Per prima cosa ho cambiato la funzione di “loss” usando un classico “errore quadratico medio” (ovvero facendo la media delle differenze tra i valori previsti e quelli ottenuti elevati al quadrato) e mi sono subito venuti dei risultati migliori. Poi ho aggiunto un ulteriore strato di 20 nodi e ho ampliato notevolmente il campione.
I risultati sono stati subito molto migliori anche se tutt’altro che eccezionali…

La rete, più che aver imparato a riconoscere il massimo, sembra infatti essere addestrata a riconoscere i numeri grandi!
Come spiegato nel precedente pezzo fornisco alla rete 10 numeri casuali compresi fra 0 e 1 ed essa dovrebbe restituirmi un vettore di 10 numeri composto da zeri tranne che per un uno in corrispondenza del numero più grande. Poi, siccome uso la funzione di attivazione “softmax”, ottengo, invece che 0 e 1, delle percentuali di probabilità tali che la loro somma sia 1: queste percentuali indicano la probabilità che il relativo numero sia il più grande.
Ebbene ai numeri superiori a 0,9 viene assegnata una probabilità di circa del 30% di essere il maggiore e via via più minore per i numeri più piccoli.
Un problema si ha quando manga un numero “grande” (diciamo maggiore di 0.8) perché in tal caso le percentuali degli altri numeri sono tutte molto simili fra loro: in altre parole la rete è molto incerta su quale sia il massimo.
In genere comunque il numero indicato con la probabilità maggiore è effettivamente anche il più grande ma non è sempre così…
In particolare ho notato che la rete è fortemente condizionata anche dalla posizione dei numeri (forniti in gruppi di 10) nella sua valutazione di quale sia il maggiore. Ad esempio il decimo numero è fortemente favorito come maggiore mentre il sesto è di gran lunga sfavorito!
Probabilmente questo dipende dal fatto che nell’insieme di apprendimento che fornisco una percentuale superiore alla media di massimi si trova in decima posizione e, contemporaneamente, un numero di massimi MOLTO al di sotto della media si trova in sesta posizione.
Questa disomogeneità nell’insieme di apprendimento finisce per confondere la rete che lega il massimo non solo al valore del numero ma anche alla sua posizione nell’insieme fornito!

I testi che avevo letto mi avevano avvisato su questo pericolo, ovvero che la rete, a causa di problemi nell’insieme di apprendimento, finisca per imparare relazioni sbagliate o inopportune.
Al riguardo ho letto un divertente aneddoto (probabilmente apocrifo!): l’esercito americano aveva progettato una rete neurale che avrebbe dovuto essere in grado di riconoscere da delle foto satellitari la presenza o meno di carrarmati mimetizzati. Dopo un lungo addestramento la rete sembrava essere perfettamente addestrata riuscendo a riconoscere con precisione la presenza o meno di carrarmati nelle foto fornitegli.
Quando però si provò a presentare alla rete delle foto reali (cioè non quelle su cui si era addestrata) iniziò a restituire delle risposte che sembravano casuali.
Alla fine ci si rese conto che nell’insieme di addestramento le foto di carrarmati mimetizzati erano state tutte prese in una giornata di bel tempo mentre quelle senza erano state scattate in una giornata nuvolosa: in definitiva la rete neurale invece di imparare a individuare i carrarmati mimetizzati aveva invece appreso a distinguere le giornate soleggiate da quelle piovigginose!

Nel mio caso probabilmente dovrei assicurarmi che i numeri massimi delle sequenze nell’insieme di addestramento siano equamente suddivisi in tutte le posizioni in maniera che la rete neurale non si confonda e non pensi che la posizione sia rilevante nell’individuazione del numero massimo.
Oppure potrei aumentare ulteriormente il campione di apprendimento e affidarmi così alla statistica (perché all’aumentare del numero di esempi il massimo dovrebbe finire per trovarsi con la stessa frequenza in tutte le posizioni).

Ma poi non ho fatti ulteriori esperimenti: ho infatti stabilito che sarebbe stato più istruttivo proseguire la lettura del testo “Deep Learning Cookbook” piuttosto che brancolare nel buio a casaccio con questo esperimento. Il mio scopo era infatti quello di scrivere la mia prima semplice rete neurale con Keras e ci sono riuscito: tornerò a cercare di migliorarla una volta che ne saprò di più…

Conclusione: in definitiva ancora non sono sicuro che una rete neurale possa essere addestrata a riconoscere il massimo fra dieci numeri ma, dopo il mio esperimento, credo di sì: ovviamente con qualche parametro diverso da quelli da me utilizzati!

Nota (*1): e comunque ho un’ottima memoria e dubito di aver problemi a comprendere ciò che ho scritto anche ad anni di distanza.

Appendice: di seguito una prova con l’ultima versione della rete neurale. Notare la prova alle righe 8 e 9 dove uno 0,848 nella decima colonna è ritenuto il massimo al 32% mentre allo 0,953 nella sesta viene dato solo il 9% (per non parlare dello 0,99 nell’ottava colonna!)...
1:  Esempi:  
2:  [[0.00165925 0.54706793 0.03279361 0.43974022 0.42073148 0.28536211 0.06292913 0.79490123 0.15313805 0.60390858]]  
3:  [[0.06634665 0.08524792 0.02196588 0.13344143 0.12921186 0.08289602 0.03911982 0.16084981 0.01368215 0.26723832]]  
4:  0.9999998668208718  
5:  [[0.30016505 0.50204183 0.76092403 0.62494041 0.512936  0.28072881 0.2103085 0.1174437 0.27243399 0.953455 ]]  
6:  [[0.12744382 0.03701866 0.05576641 0.15273342 0.11099766 0.07222849 0.03605105 0.06226025 0.00951784 0.33598232]]  
7:  0.9999999208375812  
8:  [[0.21122699 0.28753969 0.89949822 0.35109501 0.29346201 0.95339557 0.49435746 0.99354878 0.01448176 0.84808755]]  
9:  [[0.0552251 0.07015153 0.04846524 0.1878824 0.04959717 0.09475246 0.03112416 0.13085796 0.00808687 0.32385713]]  
10:  1.000000019557774  
11:  [[0.17723921 0.04884328 0.29435293 0.78523847 0.90869309 0.61865404 0.21038514 0.23809492 0.44592849 0.90516956]]  
12:  [[0.05292428 0.00408194 0.00183221 0.13088779 0.31016088 0.13257322 0.01583324 0.01574848 0.0023678 0.33359018]]  
13:  1.000000024563633  
14:  [[0.89644952 0.0573787 0.64280447 0.56323963 0.01383937 0.20340611 0.63202377 0.01243697 0.33693535 0.92840944]]  
15:  [[0.30874947 0.01008442 0.05147857 0.06778931 0.07430119 0.02815371 0.06382155 0.02012419 0.01094544 0.36455214]]  
16:  0.9999999841675162  
17:  [[0.16227171 0.37088684 0.51723029 0.5156923 0.47168066 0.72516925 0.02657806 0.30200434 0.33494513 0.15693052]]  
18:  [[0.07038948 0.12649035 0.03329026 0.16509466 0.13994765 0.2876191 0.02830587 0.0551418 0.01702605 0.07669474]]  
19:  0.9999999795109034  
20:  [[0.38116618 0.18740264 0.86084261 0.67028089 0.36506087 0.36466077 0.6184897 0.19350823 0.31067974 0.0678281 ]]  
21:  [[0.08824648 0.05612331 0.18506493 0.2182973 0.06269047 0.06360283 0.10284939 0.04656871 0.03698812 0.1395685 ]]  
22:  1.0000000521540642  
23:  [[0.08857103 0.37228275 0.71509346 0.24248225 0.90751504 0.12114918 0.68641394 0.15519364 0.90995662 0.7746463 ]]  
24:  [[0.21324421 0.04413499 0.03430352 0.06032049 0.20793445 0.03889873 0.12893404 0.03715232 0.05486929 0.1802079 ]]  
25:  0.9999999441206455  
26:  [[0.48634901 0.50588741 0.31723363 0.6749636 0.32224859 0.6793131 0.18933995 0.25533336 0.82270563 0.1612204 ]]  
27:  [[0.10819541 0.12408981 0.02957215 0.11325242 0.17237654 0.23982307 0.05820783 0.04464518 0.03664029 0.0731973 ]]  
28:  0.9999999981373549  
29:  [[0.37234676 0.25302492 0.08980321 0.57312637 0.9967274 0.41463969 0.28328975 0.84090096 0.99757804 0.26696341]]  
30:  [[0.13647267 0.04835411 0.00532183 0.04756918 0.41306108 0.09800961 0.0399879 0.06066856 0.02234012 0.12821499]]  
31:  1.0000000447034836  

mercoledì 2 gennaio 2019

Apprendimento automatico (ironico)

Sarebbe bello riuscire a mantenere i propri buoni propositi (v. Buoni propositi e auguri per il 2019) semplicemente premendo un pulsante…
Beh, oggi l’ho fatto!
Lo studio delle reti neurali passa infatti anche attraverso l’approfondimento del linguaggio Python e oggi ho acquistato questi 18 libri per 15$ (dollari non euro!): Pyhton 2019 by Packt

Oltretutto ci sono almeno 4 libri sulle reti neurali (evidentemente è davvero l’argomento caldo del momento) di cui uno sul riconoscimento delle immagini che mi “mancava”...

Notturno - 4/1/2019
Mentre ero in balia del mio raffreddore/influenza riflettevo che, forse, nel medioevo tale malattia non si diffondeva così rapidamente perché la densità della popolazione era molto minore e i viaggiatori pochi. Adesso abbiamo una nuova influenza ogni anno ma magari, mille anni fa, lo stesso virus impiegava tre anni ad attraversare l’intera Europa. In altre parole, invece di ammalarsi ogni anno, ci si ammalava di raffreddore/influenza ogni tre…

Mi chiedo se ci siano studi al riguardo: sarei curioso di saperne di più. Ma la mia idea mi pare ragionevole: dopotutto anche la peste non colpiva tutta l’Europa contemporaneamente… oppure no?… bo…

#286 - 4/1/2019
«“Qui la vista è libera, lo spirito si eleva”. - Ma vi è una specie opposta di uomini che è sulla vetta e ha anche la vista libera ma guarda verso il basso.» (*1)

Sono d’accordo. Comunque confrontare con La montagna dell’albagia.

Nota (*1): da Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche, Ed. Newton, 1991, trad. Silvia Bortoli Cappelletto.

Altro notturno - 6/12/2019
Stanotte mi è tornato a mente un documentario visto mesi fa: vi si spiegava di una specie di alci i cui maschi, per impressionare le femmine, avevano dei palchi di corna così giganteschi che richiedevano un enorme quantità di cibo per riformarsi ogni anno. Nel documentario si ipotizzava che proprio la loro eccessiva dimensione avesse alla fine causato l’estinzione di quella particolare specie.

Se ne ricava che nelle specie sessuate vi è un pericolo quando l’accoppiamento dipende da una caratteristica del maschio che: 1. non è nel complesso utile alla sopravvivenza; 2. è però fondamentale per la conquista delle femmine.

Ecco mi chiedevo se anche la razza umana non abbia lo stesso problema con la ricerca ossessiva di ricchezza e potere.

Ulteriore considerazione - 6/12/2019
Mentre scrivevo il precedente corto ho fatto un’altra considerazione: si potrebbe obiettare che la ricchezza e il potere favoriscono la sopravvivenza.
Sicuramente, per migliaia di anni, anche le corna sempre più grandi hanno, magari, aiutato gli alci a difendersi dai predatori: è stato il superare una certa soglia che, forse anche per condizioni climatiche più sfavorevoli, ha reso la dimensione delle corna eccessiva.
Adesso siamo in un’epoca in cui il pianeta è sfruttato all’eccesso: occorrerebbe quindi sfruttarlo meno dividendone più equamente le risorse ma la direzione in cui stiamo andando è invece opposta.
La ricerca ossessiva di potere e ricchezza possono favorire la sopravvivenza del singolo individuo (almeno nel breve termine) ma condannano la specie nel medio-lungo termine.

La risposta di Nietzsche (e la mia)

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.1.0 "Alice").

Nei giorni scorsi mi era stato “commissionato” un pezzo sui miei progressi con le reti neurali e avevo previsto di scriverlo proprio oggi: ieri però ho letto un passaggio di Al di là del bene e del male che ho trovato molto interessante…
Mi pare quindi preferibile iniziare l’anno con un pezzo che non interessi a NESSUNO piuttosto che a pochi dei miei ipotetici lettori!

In realtà il motivo per cui oggi scriverò di morale non è per indispettire i miei pochi fedelissimi (quanto citato nell’antefatto non era per evidenziare una coincidenza che trovo ironicamente divertente) ma perché il concetto in cui mi sono imbattuto e che mi ha entusiasmato è molto più elusivo dei miei progressi nelle reti neurali. Preferisco quindi mettere immediatamente nero su bianco le mie considerazioni piuttosto che rischiare di dimenticarmi qualche passaggio…

Ormai diversi anni fa (v. Deriva morale) mi posi la domanda di quando la moralità della società (e in particolare della politica) aumenta e quando diminuisce. All’epoca la soluzione più semplice per rispondere a questi quesiti non era rimuginarci sopra ma chiedere allo zio: trovando il mio quesito pertinente ci rimuginò sopra qualche secondo (molto per lui!) e poi mi rispose che dipendeva dalla ricchezza della società.
Una società povera mal tollera i furbi e i disonesti che si arricchiscono ai danni della comunità mentre, in una società in cui tutti stanno bene, ognuno è maggiormente disposto a tollerare qualche malfatta altrui perché non la percepisce come un’azione direttamente a proprio danno.

All’epoca tale risposta non mi convinse completamente ma, comunque, la lasciai in sospeso mettendo da parte, nella mia memoria, le parole dello zio. Adesso nella mia Epitome non ho toccato direttamente tale argomento ma ho sicuramente delle idee molto più chiare. Prima di dare il mio punto di vista aggiornato preferisco però passare a Nietzsche…

Nel capitoletto 262 anch’egli affronta infatti la medesima questione! Ovviamente il pensiero di Nietzsche è molto articolato ma proverò comunque a riassumerlo brevemente.
Il suo punto di partenza è costituito da due premesse (alcune approfondite in altri capitoletti): 1. Sia il singolo individuo che le nazioni sono in costante lotta per la sopravvivenza; 2. La morale non è un qualcosa di assoluto ma è lo specchio dei comportamenti visti come utili alla sopravvivenza in una data epoca.
Tutto ciò che l’individuo deve compiere per sopravvivere e, a maggior ragione, quello che una società deve fare per prosperare, finisce per essere considerato come “bene”, giusto e virtuoso.
La morale non è per Nietzsche qualcosa di assoluto e immutabile ma semplicemente una giustificazione opportunistica di ciò che è ritenuto necessario fare: e, poiché le necessità variano nel tempo, lo stesso fa la morale.
Più la lotta per la sopravvivenza è dura e serrata e maggiore è la forza della morale del tempo: per sopravvivere si deve infatti allora più che mai credere nelle “virtù” (comportamenti) che hanno, almeno fino al momento, condotto alla salvezza.
Quando però una società raggiunge un benessere tale da superare il semplice ma basilare problema della pura sopravvivenza ecco allora che il rispetto della vecchia morale, di ciò che in passato era ritenuto virtuoso, inizia a decadere. I singoli individui tralignano i vecchi principi morali con lo scopo di accaparrarsi una fetta maggiore di benessere e ricchezza: è appunto il trionfo dei furbi e dei disonesti che, guidando come avanguardie la deriva della morale della società, si fanno beffa delle vecchie regole e dei comportamenti ritenuti virtuosi per ottenere un vantaggio personale.

È quindi evidente che l’intuizione di mio zio era un’estrema semplificazione del pensiero di Nietzsche ma pienamente compatibile con esso. In un’epoca di crescita e ricchezza non ci si attiene ai vecchi valori, ognuno li infrange come meglio crede, e così la morale della collettività declina; quando invece, in un’epoca di povertà e declino, la sopravvivenza si fa più difficile per tutti ecco che una morale forte e condivisa ritorna a essere un’ancora di salvezza e la tolleranza per chi l’infrange si riduce sensibilmente.

Anch’io credo che sostanzialmente questa teoria sia corretta.
Usando la mia terminologia considero la morale come un insieme di epomiti ([E] 6.2). La lotta per la sopravvivenza di Nietzsche di individui e nazioni non è altro che una riformulazione delle mie prime due leggi del potere ([E] 5.1 e 5.2) applicate a diversi livelli di dettaglio ([E] 4.3).
Quando la società prospera la legge della conservazione ([E] 5.1) fa sì che gli epomiti restino ben stabili: nessun gruppo sociale vuole infatti rischiare di star peggio e, contemporaneamente, la crescita di forza ([E] 5.2) è comunque garantita per tutti.
Un peggioramento significativo delle condizioni di vita, del benessere generale, può però sicuramente mettere in discussione gli epomiti (ovvero la morale ma non solo) del tempo: le prime due leggi del potere si attivano infatti (a ogni livello di dettaglio) per contrastare la tendenza all’indebolimento.
In [E] 12 affermo infatti che proprio il peggioramento delle condizioni economico e sociali è all’origine dell’attuale successo dei cosiddetti populismi ([E] 12.3).

Insomma la visione complessiva della realtà data dalla mia Epitome è tale che fenomeni pur difficilmente palpabili come l’evoluzione della morale in una società possono venire facilmente compresi e analizzati. Non solo: le relazioni fra i diversi poteri in gioco e le loro rispettive motivazioni sono enormemente più chiari e universali (*1).

Conclusione: insomma, ciò che prima mi risultava essere un piccolo mistero, grazie al lavoro teorico svolto in questi anni, non è più tale: la morale è divenuta infatti solo un elemento ben determinato del meccanismo con cui l’uomo vive la realtà e il cui funzionamento ho delineato e analizzato nell’Epitome.

Nota (*1): ad esempio in altri capitoletti Nietzsche si perde in definizioni che mi appaiono estremamente limitate e difficilmente riapplicabili a situazioni nuove o diverse. Egli parla di “aristocrazia” dove io scrivo “parapoteri” e di “schiavi” al posto di “democratastenia”: altri concetti (vedi sopra) hanno equivalenti nella mia terminologia e i suoi ragionamenti sono spesso (ma non sempre!) compatibili con la mia teoria.
Ma se un lettore meno smaliziato di me si mette a leggere oggi le sue parole come fa a riconoscere nell'aristocrazia (ovvero nei miei parapoteri) le grandi multinazionali? O negli “schiavi” i comuni cittadini? E, anche se vi riuscisse, come può poi riuscire a capire e riconoscere le tendenze specifiche da quelle inevitabili, o il particolare dal generale, visto che le teorie di Nietzsche non sono inquadrate sistematicamente come ho fatto io con le mie? Io vi vedo infatti tante piccole verità isolate e non riunite e collegate insieme nelle loro vicendevoli relazioni.
O magari sono solo io che non conosco abbastanza il pensiero di Nietzsche e, schiacciandolo sulla mia prospettiva, finisco per perdere o non distinguere il suo punto di vista che, forse, sarebbe ancor più coerente del mio...