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venerdì 20 giugno 2014

Flop nel flop

Qualcuno che aveva letto il pezzo Serata sull'Europa dello scorso aprile sarà forse curioso di sapere com'è finita la campagna elettorale per le europee del “ragazzo” preparatissimo, Cristiano Ripoli, per cui facevo il tifo...

Con mio grande sollievo, nonostante la caotica frettolosità (v. L'eretico) delle primarie interne al M5S, riuscì a entrare nella rosa dei cinque candidati toscani al Parlamento Europeo.

Nelle settimane seguenti si diede un gran da fare per presenziare ai vari eventi organizzati dal M5S in tutta la regione dai vari gruppi locali per far conoscere i candidati. Io ne vidi un paio organizzati dalle mie parti e sembrò, non solo a me ma a tutti gli attivisti con cui sono in contatto, nettamente il più valido della rosa. Contemporaneamente, sempre secondo gli attivisti che videro i confronti, la meno preparata sembrò essere proprio la ragazza che alle primarie interne era passata al primo turno: lo sottolineo perché è un elemento sul quale ritornerò in chiusura per delle considerazioni generali.

Dal punto di vista della partecipazione, almeno le due manifestazioni che vidi (e anche una terza della quale ho avuto notizie certe), il pubblico “esterno”, non composto cioè da attivisti, fu molto scarso. Per i candidati non era un grosso problema perché per loro contavano le preferenze ed è ragionevole supporre che soltanto gli attivisti si sarebbero presi la briga di valutare i candidati e scegliere fra di essi, magari basandosi anche sul semplice passa parola...

Poi vennero le elezioni europee vere e proprie e il relativo tonfo del M5S: della rosa iniziale di 14 candidati solo 3 ottennero il seggio in Europa. Ma le preferenze andarono come speravo?

La risposta, in breve, è “no”: sono però interessanti i motivi di fondo che portarono a questo risultato.

Prima di tutto bisognava tenere presente che la Toscana è inserita nella “Circoscrizione del Centro” che include anche il Lazio e, soprattutto, Roma. Considerando quindi che le preferenze vanno considerate in questo bacino più vasto doveva essere immediato capire che i voti romani sarebbero stati decisivi semplicemente per il numero maggiore di attivisti.

A riprova di questo, dei quattro candidati che hanno ottenuto più preferenze ben tre sono di Roma e la quarta è di Terni e quindi è probabile (*4) che viva a Roma o che abbia comunque fatto la campagna elettorale nella capitale.

Però, anche considerando semplicemente le preferenze dei candidati toscani, il “mio” preferito non sarebbe arrivato primo ma secondo, dietro all'unica donna (*5) del quintetto toscano. In altre parole la sua preparazione non è stata sufficiente a controbilanciare la “fama” (*1) della prima.
Analogamente, fra i tre candidati eletti, c'è il portavoce della Taverna e quello che aveva preso più voti alle primarie del movimento a livello nazionale (suppongo quindi già noto per qualcosa anche se non so cosa...); della terza candidata eletta invece non so niente: vedrò di informarmi nei prossimi giorni ma non mi stupirei se anch'ella fosse “famosa”(*1)...

Da questi risultati arrivo alla seguente conclusione: anche fra gli attivisti del M5S, che indubbiamente hanno un senso civico superiore alla media (*2), manca un fondamentale elemento della cultura democratica e cioè quello di conoscere e studiare i vari candidati per poter scegliere il migliore. Al contrario, anche all'interno del movimento, la “fama” (*1) sembra essere determinante.

Una “riprova” (fra virgolette perché ho fatto delle brutali e arbitrarie approssimazioni!) matematica la si ha confrontando il numero delle visioni, mediamente circa 8000 (*6), dei vari video dei candidati con il numero di preferenze assegnate: per 112.000 video visti sono state assegnate circa 294.000 preferenze. Se poi ipotizziamo che chi si è informato a mediamente visto 5 video e che gli elettori abbiano mediamente assegnato 2 preferenze si ottiene che solo 22.400 elettori si erano informati guardando i video rispetto ai 147.000 che hanno assegnato almeno una preferenza: ovvero solo circa il 15%...

Mi si potrebbe rinfacciare: “Ma tu conoscevi i candidati laziali o quelli umbri? Come fai a dire che quello che piaceva a te era realmente il migliore?”
Ammetto infatti di non essermi preso la briga di studiare gli altri candidati oltre ai cinque toscani che avevo potuto ascoltare dal vivo. Ma questo non indebolisce la mia tesi ma anzi la rafforza!
A mia difesa devo aggiungere che, una volta constatata la preparazione di Ripoli, per un semplice calcolo delle probabilità, considerando quanto spiccava sugli altri quattro toscani, ero praticamente certo (*3) che nessuno degli altri candidati sarebbe stato alla sua altezza.

Nota (*1): per “fama”/“famoso” intendo limitatamente agli attivisti...
Nota (*2): sebbene tranquillamente aumentabile!
Nota (*3): e, nell'improbabile eventualità che mi fossi sbagliato, ero comunque sicuro che non sarebbe stato troppo peggio!
Nota (*4): vedrò di verificare...
Nota (*5): mi chiedo se essere l'unica donna del quintetto possa averla aiutata facendole ricevere il voto di coloro che volevano dare tre preferenze (di cui almeno una doveva essere femminile). Senza dati è impossibile stabilirlo ma è una possibilità da tenere in considerazione.
Nota (*6): è solo una stima: ho controllato solo 5 video e ho fatto la media del loro numero di visioni.

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