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domenica 7 giugno 2015

Arresto di sistema

Nel pezzo Gruppo di fantascienza scrissi che avevo lanciato un appello per farmi consigliare un libro della casa editrice “Zona 42”: mi riscrisse prontamente uno degli editori (credo!) rispondendomi che erano tutti diversi e tutti belli... Grazie, molto utile!

Allora ho scelto affidandomi a un mio criterio: ho comprato quello scritto più recentemente (*1) perché volevo verificare, per quanto possibile con una sola prova, la teoria che i romanzi recenti abbiano più probabilità di piacermi di quelli più vecchi. Insomma, volevo verificare, che il mio gusto per la fantascienza avesse un andamento simile a quello per la musica come mostrato dal grafico pubblicato in Grafico e voti.

Così ho comprato Arresto di sistema di Charles Stross, Ed. Zona 42, 2015, trad. Marco Piva-Dittrich.
Sulla copertina è evidenziato che il romanzo è stato finalista ai premi Hugo e Locus: un leggero passo indietro rispetto ai romanzi dell'editrice Nord “serie Oro” che in genere erano vincitori del premio Hugo e/o Nebula. Ma nemmeno troppo indietro: in genere un finalista a un premio di questo genere, a meno che non si imbatta nel capolavoro del decennio, è grossomodo allo stesso livello del vincitore e considerando poi che i gusti sono gusti...

Dovendo definirlo con una sola parola direi “moderno”.
Sembra un'ovvietà che un romanzo di fantascienza sia moderno ma, quello che voglio dire, è che la modernità la si percepisce chiaramente nello stile, nei temi affrontati (sia principali che secondari) e nella scelta dei protagonisti.
Questo non significa che si tratti di un capolavoro ma è sicuramente un'opera di questi tempi con relativi pregi e difetti.

In un libro di fantascienza è fondamentale la capacità, che definirei di “proiezione”, dell'autore. Questa capacità, un misto di intuito, buon senso e fantasia, permette all'autore di immaginarsi come evolverà il futuro. Ovviamente se l'ambientazione del romanzo è in un futuro lontano (*2) non si ha la possibilità di verificare in cosa abbia visto giusto l'autore.
Queste proiezioni nel futuro contribuiscono, oltre al racconto vero e proprio, a rendere gradevole e interessante la lettura: fanno riflettere sul mondo attuale e stimolano la fantasia.

Sfortunatamente la maggior parte dei romanzi che ho comprato ultimamente (a basso costo!) erano degli anni '60 e, quando andava bene, degli anni '70 (*3). E nella maggior parte di questi romanzi, sopratutto se ambientati in un futuro recente che magari adesso è l'oggi o il passato, l'età si sente: fra i temi affrontati vengono scelti elementi tratti dalla guerra fredda o magari dal femminismo, etc... Temi che sicuramente, all'epoca della pubblicazione, erano attuali e interessanti ma che adesso, tranne fortunate eccezioni, hanno un fascino molto minore.

Ecco invece che, essendo un opera recente (è del 2007), Arresto di sistema affronta tematiche attuali: i MMORPG, la realtà virtuale, la Cina, il terrorismo...
Al di là della storia anche solo leggere le proiezioni future di questi temi immaginate dall'autore è divertente e interessante.

Anche la scelta dei personaggi mi pare moderna: invece dello scienziato abbiamo un umile programmatore, una protagonista è un'avvocatessa e l'altra una poliziotta che, in pratica, esegue solo gli ordini. Soprattutto sono tutti personaggi complessi con grossi conflitti interiori, pieni di dubbi e contraddizioni.
Ah, e poi il romanzo è in seconda persona! Suppongo che l'idea (*4) si quella di far immedesimare maggiormente il lettore nei personaggi ma a me ha dato solo molto fastidio...

Ok, detto questo il libro è moderno: ma è bello o brutto?

È un buon libro che ho letto con sincero piacere e curiosità. In realtà più che di fantascienza è un giallo di spionaggio. Scritto nel 2007 è ambientato nel 2017 e l'autore nelle sue proiezioni è riuscito nella difficile impresa di non indovinare quasi niente! Probabilmente avrebbe avuto un fascino molto maggiore se l'avessi letto prima del 2010...
Ma magari per certe proiezioni ha sbagliato i tempi ma non la direzione della tendenza verso cui stiamo andando: quindi, intendiamoci, le previsioni errate non lo rendono assolutamente meno godibile!

Il finale l'ho trovato un po' tronco, non deludente ma nemmeno esaltante...

Conclusione: sono molto contento del mio acquisto: oltre a essere una piacevole lettura mi ha fatto capire cosa non mi piace dei vecchi romanzi di fantascienza. E poi... viva il power metal!!

Nota (*1): ho però discriminato il libro più recente perché era di un italiano e, in mancanza di notizie certe, non mi sono fidato...
Nota (*2): anche se i calcolatori grandi come palazzi che funzionano a schede perforate hanno comunque un sapore anacronistico! Oppure i protagonisti tabagisti che fumano come ciminiere...
Nota (*3): anche perché, come ho scritto altrove, quando alla fine degli anni '90 l'editrice Nord ha dismesso le sue collane storiche (le favolose serie Oro e Argento) l'offerta di fantascienza in Italia si è drasticamente ridotta a ristampe di vecchi autori...
Nota (*4): idea non certo nuova! Omero nell'Odissea usa questo artificio sebbene solo con alcuni personaggi come il porcaro Eumeo. Tipo: “E tu rispondendo, o porcaro Eumeo, gli dicesti...

sabato 6 giugno 2015

Appunti di strutturalismo

In una delle precedenti lezioni del corso sulla mitologia greca e romana l'insegnante si avventurato in un disastroso tentativo di spiegare l'interpretazione strutturalista del mito basata sulla teoria di Lévi-Strauss.
A mio parere ha fatto una gran confusione e, leggendo sul forum del corso, mi sembra infatti che ogni studente abbia capito qualcosa di diverso...
Per chiarirmi le idee ho cercato in rete (basandomi molto su questo articolo) e partendo dagli appunti del corso e quanto letto nel forum ho preso delle note.
Siccome l'argomento mi sembrava interessante ho deciso di riscriverle in un italiano (appena) decente e di farne un pezzo...

Premessa: la mente umana funziona in tutti alla stessa maniera: in particolare, fin dall'infanzia, struttura la conoscenza secondo categorie binarie di opposti. Ad esempio: bene/male, cibo/non cibo, uomo/donna, astratto/concreto etc...
Le conoscenze più elaborate si basano comunque su questo substrato a cui sono aggiunti ulteriori strati binari che permettono di definirle in maniera più accurata. Ad esempio il concetto di libertà si baserà comunque sulle dicotomie basilari e, via via, su altre più specifiche: libertà = bene, non cibo, astratto etc...
Più ci si allontana dalle dicotomie basilari e più la conoscenza diventa complessa e individuale.
Queste dicotomie sono inconsce e non ci rendiamo conto di applicarle.

Tutte le menti umane funzionano su questo schema binario ma non è detto che le dicotomie fondamentali, sulle quali tutto il resto della conoscenza è costruito, siano uguali per tutti!
In particolare culture diverse hanno dicotomie basilari diverse.

Ora questa forma mentale, sulla quale la cultura di una popolazione è plasmata, si riflette anche nelle opere della civiltà stessa e, in particolare, nei suoi miti. Dalla struttura mentale infatti dipende la struttura sociale di una determinata cultura.
Analizzando quindi un mito sarà possibile catalogarne ogni elemento individuando le categorie, ovvero le dicotomie, che caratterizzano la cultura che lo ha prodotto. Più una categoria è pervasiva e ripetuta e più tale categoria era basilare per la sua cultura. Non è infatti importante la singola dicotomia perché è il loro complesso che definisce gli elementi significativi di una cultura. Da questo punto di vista l'elemento temporale è irrilevante.
Analizzando il mito si individuano quindi le dicotomie basilari che si mappano nella società e nella cultura di una specifica popolazione.

Nell'Odissea è ad esempio presente in quasi tutti gli episodi la dicotomia cibo/non cibo che, di conseguenza, ci porta a pensare che essa fosse basilare per la cultura greca: ovvero che in tale civiltà la ritualizzazione del cibo fosse fondamentale.
Caratteristica delle dicotomie presenti nel mito è che, per essere tali, non devono mai arrivare a una loro conciliazione: al contrario, quando un elemento del mito non è chiaramente definibile in una dicotomia basilare della cultura allora si crea ansietà nel lettore: il racconto del mito cercherà di risolvere tale ansietà.
Sempre nell'Odissea un esempio di questa tensione è la situazione di Penelope: da una parte, nell'assenza del marito, la moglie deve restargli fedele, sorvegliare la casa e prendersi cura dei figli, se però il marito è morto ci si aspetta che ella si risposi. Il dramma di Penelope è che non sa se Ulisse sia vivo o morto: in caso contrario la sua scelta sarebbe facile...

Conclusione: beh... è una teoria interessante e senz'altro c'è del vero in essa. Ci sono però degli aspetti che non mi convincono pienamente: ho la sensazione che un modello più realistico della mente preveda che ogni singolo elemento sia raggiungibile attraverso più catene di dicotomie (perché poi solo dicotomie?) e non mi sembra, da quel poco che ho letto, che questa possibile sovrapposizione e combinazione di dicotomie sia presa in considerazione nella teoria generale.
Mi pare, tenendo conto anche degli aspetti di neurobiologia appresi nel corso Learn to learning (v. Corso per imparare a imparare), che la mente umana non sia organizzata come un unico grande albero binario ma, piuttosto, come una giungla di alberi dai rami aggrovigliati e intrecciati fra loro...

venerdì 5 giugno 2015

Legge cretinetti/furbetti

Modificato 6/6/2015: dei chiarimenti (e correzioni) a quanto scritto in questo pezzo sono presenti nel corto Cui prodest...

Nonostante la mia laurea, come esperto di informatica faccio schifo: le problematiche tecniche non mi interessano, non le seguo e odio la pletora di termini e acronimi inglesi...
Eppure qualcosa la so: praticamente tutti i siti usano i cookies!

I cookies sono dei piccoli file di testo, gestiti automaticamente dal navigatore (dove e come salvarli, etc), che vengono utilizzati dai siti per varie ragioni: tenere traccia della sessione o salvare delle impostazioni. Alcuni linguaggi, come il PHP, li usano in maniera trasparente: il programmatore decide di “salvare una variabile nella sessione” e automaticamente un cookie viene creato... o roba di questo genere: non è importante...

Per questo motivo la maggior parte dei siti, e per scopi inoffensivi e di praticità, usa i cookies. Oltretutto sono anche piuttosto (*1) sicuri: come scritto sono gestiti automaticamente dal navigatore e ogni sito può vedere solo i propri. In altre parole il sito di Repubblica.it non può vedere i cookies del Corriere.it e vice versa...

“Sì, ma io vado su un sito e poi vado su FB e mi trovo la pubblicità proprio di quella roba che avevo visto prima...” potrebbe lamentarsi qualcuno.

Indubbiamente questo può accadere ma per ottenere questo effetto si usano altre tecniche, come ad esempio i pixel tag, che magari sfruttano anche i cookies.
Ho fatto una breve ricerca in rete e la definizione migliore mi pare quella su Wikipedia di Web Bug: termine che raggruppa insieme tutta una serie di tecniche il cui obiettivo è in sostanza quello di tracciare i siti visitati da uno specifico utente per scopi commerciali (mandargli della pubblicità mirata e quindi più efficace). Ovviamente tutto questo in barba alla riservatezza degli ignari navigatori...

Il geniale legislatore italiano allora cosa fa? Invece di colpire i Web Bug, obbligando tutti siti che li adoperano a informare l'utente al riguardo, si è invece optato per far segnalare l'uso dei cookies.

Come spiegato però i cookies sono utilizzati praticamente da tutti i siti quindi quello che si otterrà sarà che tutti i siti esporranno l'avviso “Attenzione, noi usiamo cookies: se non vi sta bene andate affan... ehm, scusate... cioè allora chiudete questa pagina”. Dopo dieci minuti qualsiasi utente ignorerà automaticamente tali avvisi ritenendoli (a ragione) completamente inutili.
E la beffa sarà che i Web Bug continueranno a essere tranquillamente usati perché nascosti fra la moltitudine di siti che adoperano i cookies.

In pratica si tratta quindi di una legge totalmente inutile e che costringe tutti i siti (e questo ha un costo più o meno piccolo...) ad aggiungere una scritta che verrà ignorata dagli utenti.

Conclusione: io, per tutelare la mia riservatezza, da oltre un anno uso Ghostery per Firefox e mi trovo benissimo... Alla faccia della legge fatta (volutamente forse?) da cretinetti a favore dei furbetti...

Nota (*1): la mano sul fuoco che siano sicuri al 100% non ce la metterei!

giovedì 4 giugno 2015

Macché

Ho ricontrollato la funzione “Discover” di Spotify: i gruppi su cui sono basati i suggerimenti di ascolto (v. Suggerimenti di Spotify) sono sempre gli stessi!

Quasi quasi vado ad ascoltare i Mob Rules per capire chi sono...

Cui prodest - 6/6/2015
Su FB è girato un articolo molto più tecnico rispetto al mio pezzo Legge cretinetti-furbetti: Cookie Law: che male abbiamo fatto?

Spiega che, diversamente da quanto avevo capito io, se un sito adopera solo i cookies “normali” non ha bisogno di mettere nessun avviso. Se però... e qui già mi perdo... si usano “cookie analitycs propri o di terze parti” serve “l'informativa estesa” e se usa “cookie di profilazione, propri o di terze parti” serve “ l'informativa estesa + banner a comparsa” (più un terzo caso, credo raro).

Quindi se ho un sito nudo e crudo non ci sono problemi ma appena vi aggiungo un plugin come cavolo faccio a sapere se e quale tipo di cookies adopera? Cos'è l'“informativa estesa” e che caratteristiche deve avere il “banner a comparsa”? Boo..

E poi ci sono dei complicati problemi tecnici di implementazione (che a occhio neanche i siti seri hanno implementato) su cui non mi sto a dilungare... La conclusione dell'esperto è comunque simile alla mia: cui prodest 'sto schifus?

PS: possibile che chi ha un viario letto da 10 persone debba impazzire dietro a problemi tecnici e interpretezioni di regolamenti ambigui per poi fare qualcosa che non serve a NULLA né a NESSUNO? Ma la gente che si inventa queste c#@$% viene anche pagata o lo fa solo per passione?

Orsetta - 11/6/2015
Ho finito anche il quarto libro della serie “Argento” (Il mondo di Rocannon, di Ursula K. Le Guin, Ed. Nord, 1999, trad. Riccardo Valla) dell'editrice Nord che avevo comprato a prezzi stracciati qualche tempo fa...

Il mondo di Racannon è un romanzo piacevole ed evocativo però, come in altre opere della Le Guin, proprio quando la storia si fa più appassionante ecco che il libro finisce, bruscamente. L'immaginavo (dopotutto conosco l'autrice e vedevo le pagine rimanenti!) quindi non ci sono rimasto troppo male. Voto complessivo: 6+/10

Degli altri tre libri Guerra fredda (2/10) era illeggibile (v. il corto Orribile), Simulacron (6/10) appena passabile (v. il corto Simulacron 3) mentre Tra due fuochi (7-/10; del quale mi sono scordato di scrivere!) era apprezzabile. Per il prezzo un buon risultato...

Pensioncina California - 11/6/2015
Qualche giorno fa ho fatto una registrazione appena decente di Hotel California e così ne approfitto per smettere di esercitarmi con tale brano...

In realtà gli stacchi fra i vari accordi sono molto lunghi (più per la mia incertezza su quando attaccare col successivo che per difficoltà tecnica). La prima nota della melodia parte in leggero ritardo perché non mi riesce bene stoppare le corde con la mano destra e contemporaneamente plettrare, anzi, spesso sbaglio pure corda perché perdo la posizione con la mano...

Insomma una registrazione al di sotto dei miei pur solitamente bassi livelli: eccola QUI...

Già che ci sono aggiungo l'esecuzione dell'esercizio 1-1 sui PC. Siccome era molto corto ho ripetuto l'intera esecuzione per quattro volte di seguito. Senza la base le pause di silenzio sembrano strane ma in realtà andavo a tempo e non ci sono grossi errori. Eccolo QUI...

Successone! - 13/6/2015
Sarà che l'ho pensato a mio uso e consumo ma il metodo che ho proposto in Il punto K, dopo una prima esercitazione, mi pare funzionare benissimo!

Posso aggiungere che è importante, fissata la posizione della tonale, imparare a memoria dove si trovano i punti K e le altre tonali più vicini. Per individuare queste relazioni spaziali è utile il grafico a quattro linee (v. sempre Il punto K).