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domenica 27 gennaio 2013

Giorno memoria

Oggi volevo scrivere d'altro ma, dopo aver visto cinque minuti di tivvù, ho deciso di cambiare argomento.

La memoria è il dono degli uomini.
Di solito si pensa che sia l'intelligenza che ci distingua dagli animali ma cosa sarebbe l'intelligenza senza memoria? Come sarebbe possibile compiere un qualsiasi ragionamento se le informazioni sulle quali si riflette ci scivolassero via dalle dita come sabbia?
Eppure possiamo immaginarci facilmente la crudeltà dell'intelligenza senza memoria pensando ai malati di Alzheimer...
Ma il legame di necessità fra intelligenza e memoria non va in una sola direzione: non è solo l'intelligenza a non poter prescindere dalla memoria ma anche la memoria, se non coadiuvata dall'intelligenza, è inutile. Sarebbe come possedere un'enciclopedia senza poterla leggere...

Se la memoria è, insieme all'intelligenza, il massimo dono dell'uomo è allora giusto esaltarne l'importanza in tutte le sue forme.
La memoria umana è infatti proteiforme nel senso che non è limitata all'esperienza personale. Grazie alla parola, ai libri e più recentemente a un crescente numero di mezzi (come foto e video), può andare ben oltre. L'esperienza di altre persone può diventare parte di noi. Leggendo un libro di storia possiamo rivedere con l'occhio della mente la costruzione delle piramidi o l'antica Ur con la sua Dea dalla triplice forma.

Ma limitarsi a volgere il nostro sguardo al passato non è sufficiente: come spiegato la memoria da sola non è abbastanza; deve sempre essere usata insieme alla sua sorella, l'intelligenza. In altre parole, se vogliamo omaggiare la memoria, la maniera più giusta per farlo è quella di usarla per lo scopo per cui la natura (o, per chi crede, Dio) ce l'ha donata: ovvero a beneficio dell'intelligenza nel tentativo di migliorare la nostra comprensione della realtà.

Questo significa che per usare bene la memoria non bisogna limitarsi a ricordare sterilmente le solite immagini, i soliti concetti, o peggio, i soliti luoghi comuni. Questo è solo il punto di partenza. Poi si deve andare oltre: bisogna riflettere attentamente su quanto visto, su quanto si è ricordato, bisogna cioè applicare l'intelligenza alle immagini, alle emozioni e alle nozioni forniteci dalla memoria.
E applicare l'intelligenza alla memoria non significa rimanere ancorati al passato ma trovare analogie nel presente. Similitudini fra quello che accade adesso in qualche angolo del mondo e quello che, grazie alla memoria, sappiamo essere accaduto in passato.
Per trovare queste similitudini infatti la sola memoria non basta e anzi è completamente sprecata.
È risaputo infatti che la Storia non si ripete mai uguale a sé stessa: solo grazie all'intelligenza possiamo riconoscere nel presente gli errori del passato e, auspicabilmente, riuscire quindi a evitarli.

Inutile dire che quanto visto in tivvù era l'esaltazione più superficiale della memoria: tutta incentrata sul dolore del passato escludeva totalmente qualsiasi riflessione sul dolore del presente. Che senso ha ricordare gli uomini che hanno sofferto e sono morti 60 anni fa se poi non facciamo niente, non dico per aiutare, ma almeno per avere la consapevolezza di quelli che soffrono e muoiono oggi?
Trovo che questa specie di cecità selettiva rischi di svilire La lezione della Memoria in squallida ipocrisia...

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