«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
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mercoledì 28 dicembre 2022

Coesione e cervello

Stamani ho trovato nella lista di moderazione dei commenti un’osservazione molto interessante al pezzo La soluzione cinese che ripropongo qui di seguito:

«Molto interessante.
Questa analisi socio-politologica conferma la mia intuizione: prima, pensiero poi: la frantumazione in atto nella società "occidentali" mediante vari processi più o meno cruenti (immigrazione di massa, deculturazione, distruzione di identità sessuale, della famiglia, degradazione del cibo e della cultura del cibo, annichilimento della scuola ad ammortizzatore sociale per marginali, etc.) è la conseguenza di piani pensati e attuati di castalie cosmopolite per il controllo planetario: avete masse di frantumati significa avere masse di mansueti manipolaboli e sfruttabili.
Attali, il guru progressista consigliere di Macron, non nasconde certo questi obiettivi, come Soros e altri.»

Siccome il commento mi solleticava pungolando un aspetto della mia teoria su cui non mi pare di aver scritto molto qui sul ghiribizzo, avevo iniziato a buttare giù una risposta decisamente approfondita. Poi, visto che il risultato mi sembrava valido, ho deciso di dargli maggiore visibilità pubblicandolo come pezzo odierno invece che come semplice commento di risposta… (l'unico problema è che non ho riempito il testo, come avrei normalmente fatto, di collegamenti ad altri articoli e riferimenti alla mia Epitome!)

Di seguito quindi quanto avevo risposto a UnUomo.InCammino...

Prima di tutto grazie per il commento profondo e lucido!

Poi però prendi con le molle questa “analisi socio-politologica” perché è farina del mio sacco e quindi, per definizione, da considerare con sospetto e circospezione!
In pratica cerco di applicare la mia teoria (e già questa sarebbe discutibile) alla situazione cinese che conosco solo molto epidermicamente.

Il meccanismo che indichi però, al di là della situazione cinese, mi sembra corretto e caratteristico di una società in decadenza, in questo caso l’occidente.

Mi piace l’accenno alla “frantumazione”.
Nella mia teoria ogni gruppo è caratterizzato da due dimensioni che ne determinano la forza: il grado di apertura e il grado di autonomia. Esiste però una terza dimensione, che io chiamo grado di coesione, che a differenza delle due precedenti non è facilmente valutabile a priori senza conoscere i dettagli del gruppo e, per questo, è in genere meno utile.
Vi è però un’eccezione: un gruppo speciale che io chiamo democratastenia, che corrisponde al grosso della popolazione, per cui il grado di coesione è facilmente valutabile. Più la popolazione è coesa e più è forte; al contrario più essa si indebolisce e più i grandi poteri dello stesso sistema possono avvantaggiarsene impadronendosi della sua forza (che nel mondo moderno equivale in genere a ricchezza) perduta.
Il potere politico, che in genere collabora strettamente con i poteri economici, nell’attuale fase sociale tenderà quindi a indebolire la popolazione (cosa che automaticamente si tradurrà in un aumento di forza dei grandi poteri) con i sistemi che hai indicato.
Per esempio:
- immigrazione di massa → lotta fra poveri (vedi anche ricerche di Putnam, per esempio Diversity and trust within communities), diminuzione della coesione sociale.
- deculturazione, annichilimento della scuola ad ammortizzatore sociale per marginali → la diminuzione di cultura riduce la capacità di analisi e di comprensione degli individui e quindi si traduce in una diminuzione di autonomia.
- distruzione di identità sessuale, della famiglia, degradazione del cibo e della cultura del cibo → qui sono meno sicuro: mi sembra che le polemiche sull’identità sessuale possano essere usate strumentalmente per dividere la popolazione e, quindi, diminuirne la coesione; l’attacco alla famiglia è in atto praticamente dalla formazione dei primi stati nazionali: isolare gli individui, in generale, si traduce nel renderli più vulnerabili al potere; la “degradazione del cibo” mi sembra un fenomeno essenzialmente economico teso ad aumentare il profitto dei grandi produttori: semmai più significativi sono tutti quegli accorgimenti volti a proteggere questi alimenti di minor qualità (intendo etichettatura senza informazioni essenziali per il consumatore come provenienza, OGM e simili) che forse rientrano in quella che tu chiami “cultura del cibo”: in generale minore informazioni corrispondono a minor capacità decisionale e, quindi, a minor autonomia e, perciò, a minor forza della popolazione (lo schema è sempre il solito alla fine).

Sulla questione se esista o meno un cervello cosmopolita, composto dalle élite economiche globali, che cerchi attivamente di manipolare il mondo a proprio vantaggio rifletto ormai da anni.
Inizialmente mi resi conto che la parvenza di intelligenza/volontà nelle politiche a favore dei potenti poteva essere un semplice effetto della teoria degli automi cellulari: singoli che agiscono secondo regole specifiche complessivamente possono dare l’idea di schemi globali.
All’epoca quindi conclusi che, al momento, piuttosto che rischiare di battersi contro i mulini a vento, conveniva prendere atto della realtà: ovvero di tendenze politiche che favoriscono i forti a scapito dei deboli e intervenire per invertire questa deriva.
Insomma il mio approccio era pratico: abbiamo un problema evidente e dovremmo cercare di risolverlo; sulla causa ultima che lo provoca invece non mi pronunciavo.
La parziale fallacia del mio ragionamento è evidente: noi possiamo operare per riparare le buche di una strada ma non è la stessa cosa se le buche si sono formate per normale usura oppure se, nella notte, qualcuno le scava di nascosto!
Diciamo che però, nel secondo caso, queste iniziative di “sabotaggio” sarebbero divenute sempre più evidenti e il mio dubbio sull’esistenza o meno di un cervello malintenzionato si sarebbe comunque risolto: il “sabotatore” sarebbe stato prima o poi colto con le mani nel sacco…

Recentemente (diciamo nel corso degli ultimi 2-3 anni) vari fenomeni mi hanno infine portato a ritenere probabile che ci sia effettivamente una cerchia di oligarchi che si coordini insieme per indirizzare le scelte politiche dell’occidente a proprio vantaggio (mi viene in mente il fenomeno Greta Thunberg, la gestione della pandemia, la guerra in Ucraina).
Non importa che tutti i grandi ricchi facciano parte di questa cabala per influenzare il mondo ma basta una piccola minoranza per avere già degli effetti significativi…

Conclusione: Vabbè, la mia risposta mi è venuta un po’ più lunga del previsto! Vorrà dire che ci farò un pezzo...

martedì 27 dicembre 2022

La soluzione cinese

Qua e là leggo da vari intellettuali, sia esteri che italiani, che la soluzione ai problemi politici e sociali del mondo occidentale dovrà essere ispirata al “socialismo di mercato” cinese.

La loro argomentazione più forte è data dal miglioramento delle condizioni di vita del cinese medio da una parte e dai progressi economici e scientifici dall’altra.

Sulla mancanza di libertà si minimizza, si spiega che non è troppo diverso dall’occidente e, del resto, l’occidente con motivazioni speciose sta rapidamente riducendo gli spazi di ciò che è considerato lecito.

Addirittura le diverse correnti del partito comunista cinese vengono spacciati per l’equivalente di partiti diversi. E di nuovo l’occidente con i suoi partiti differenti solo all’apparenza, ma tutti in realtà sistemici, rende più difficile capire dove e se vi sia una differenza sostanziale.

Chi segue questo ghiribizzo sa che io sono molto freddo verso il sistema cinese e, per esempio, pur in un momento in cui anche le “democrazie” occidentali stanno riducendo le libertà della proprio popolazione, la situazione cinese è decisamente peggiore (v. Libertà nel mondo).

Ma cosa dice la teoria della mia Epitome al riguardo?
In realtà manca una sezione vera e propria che affronti direttamente questo argomento e l’idea è appunto quella di scriverne oggi in questo pezzo.

Il problema della democrazia è la rappresentanza: le leggi del potere ([E] 5.4) ci dicono che, col tempo in base a specifiche condizioni, gli interessi del potere rappresentato (la popolazione) e di quello delegato (il relativo governo) tendono a divergere (*1): questo significa che spesso il potere politico non farà l’interesse della popolazione ma quello di altri poteri (oggi sostanzialmente economici e/o finanziari) con cui tende naturalmente a collaborare insieme ([E] 5.6).

Ma la Cina non è una democrazia. Come viene eletto il presidente cinese?

Ho cercato di documentarmi su Wikipedia su come funzioni il sistema politico cinese: quel che mi interessava era capire chi elegge cosa. Il meccanismo non mi è chiaro ma di sicuro è chiuso e poco trasparente.
È interessante notare che già per accedere al partito provinciale (da cui poi si viene scelti per far parte del comitato centrale) si deve avere almeno una laurea.
Non so se a un qualche livello la popolazione possa votare i propri rappresentati ma, suppongo, di no: cioè solo gli iscritti al partito potranno farlo.

Comunque è evidente che il modello cinese introduca molti gradi di distanza fra la popolazione e il segretario del partito (la massima carica, Xi Jinping per capirci). Questo porta all’applicazione del corollario dei gradi di distanza ([E] 5.5) che significa che gli interessi del segretario generale e quelli della popolazione (o dei semplici iscritti al partito in questo caso) divergeranno sensibilmente se si verificano le condizioni delle rappresentatività imperfetta attraverso i vari passaggi.

In questo caso, non avendo ben chiari i meccanismi delle diverse elezioni, ha senso ragionare solo sulla condizione più importante: quella di convincimento.
Ovvero i vari politici cinesi faranno l’interesse della popolazione soprattutto in base a quanto siano convinti del proprio ruolo e dovere nei confronti della popolazione e del paese.
È possibile che l’indottrinamento sia molto forte e, di certo, io non ho i mezzi per valutarlo. Ma il punto centrale è che il mondo politico cinese è un gruppo a sé stante, dal quale vengono via via selezionati gruppi più ristretti fino ad arrivare al segretario generale. Questo significa che il gruppo dei politici avrà i propri epomiti locali ([E] 6.3) ovvero dei propri principi e ideali, in genere basati sulla particolare declinazione del comunismo cinese, che differiranno però dagli epomiti assoluti ([E] 6.2) comuni alla maggioranza della popolazione.

È facile immaginare che gli epomiti della maggioranza della popolazione saranno quelli tipici di una società capitalista, ovvero sarà precipuo il successo economico e, in generale, l’importanza del denaro.

Questa differenza fra epomiti locali e assoluti inevitabilmente causerà problemi nei politici cinesi che si troveranno a dover conciliare insieme principi capitalistici e comunisti: in parole povere come fare una bella vita con pochi soldi? Mi sembra evidente che la risultante sarà la corruzione economica dei politici. E in questo senso ho varie conferme.

Questo significa che anche i massimi organi politici cinesi tenderanno, esattamente come le controparti occidentali, a collaborare con i grandi poteri economici del paese e difficilmente questo avverrà nell’interesse della popolazione locale.
Questa è la tendenza inevitabile.

Il progresso economico per il cinese comune c’è sicuramente stato ma anche in questa società si deve accontentare delle briciole perché il governo cinese lavora per aiutare i grandi poteri economici non la popolazione: certo durante gli anni dell’industrializzazione (gli anni ‘90) molti cinesi sono riusciti a divenire ricchi. Ma in questo caso si è trattato della fortuna di essere al posto giusto al momento giusto. Questa fase si è ormai chiusa da un paio di decenni e anzi c’è una minoranza di cinesi che rendendosi conto di venire sfruttata, di non poter fare carriera nonostante il massimo impegno, si risolve all’estremo opposto, ovvero a lavorare il meno possibile.

La differenza con l’occidente è che la Cina NON è in decadenza come l’occidente e, quindi, il potere politico riesce comunque a governare con quel minimo di equilibrio che da noi invece si è ormai perso. Equilibrio non certo nel rispettare le libertà della popolazione ma semplicemente nel non andare contro i suoi più basilari interessi.

La Cina è poi in quella che nella mia teoria dell’espansione ([E] 22.2) chiamo fase 2, ovvero della crescita a scapito di altre popolazioni e nazioni (*2). In questa fase il contrasto fra poteri economici e popolazione cinese non è ancora critico: gli obiettivi sono comuni e si può procedere di comune accordo.

Il punto è che il sistema cinese non è quella panacea che risolve i problemi della società globale: in particolare il potere politico ha lo stesso difetto delle democrazie occidentali. Ovvero fa l’interesse primariamente dei poteri economici cinesi e non della popolazione. La Cina è semplicemente in una fase storica diversa da quella dell’occidente e, solo per questo, può sembrare almeno in alcune iniziative più dalla parte della propria popolazione di quanto non accada da noi.
Ma si tratta di un’illusione ottica: non di una soluzione definitiva. Anzi, a occhio nel giro di una generazione, anche la Cina entrerà nella fase 3 e allora, ammesso che ci siano ancora osservatori indipendenti, diverrà evidente per chi realmente lavora il governo cinese.

Vale qui la pena ricordare un altro caposaldo del mio pensiero: la società è più giusta quando la democratastenia, ovvero la maggioranza della popolazione è più forte. La democratastenia è più forte quando il suo membro medio, l’uomo qualunque, è più forte. L’uomo qualunque è più forte quando è più ricco ma, soprattutto, quando è più libero: la libertà gli dà infatti quell’autonomia decisionale che gli permette di difendere al meglio anche la propria ricchezza e, in generale, di tutelare il proprio interesse personale.
Attualmente l’uomo comune cinese è meno libero del comune occidentale e questo rende la democratastenia cinese meno capace di difendersi da eventuali soprusi e, contemporaneamente, più facilmente sfruttabile dai poteri economici.

Conclusione: per adesso passare da una democrazia occidentale al sistema cinese equivalerebbe a cadere dalla padella nella brace. Poi, considerando come vanno le cose, soprattutto della dittatura democratica ([E] 15.6), è possibile che fra una dozzina d’anni non ci sia più una differenza significativa...

Nota (*1): la situazione attuale dell’occidente è ancora peggiore dato che si trova in un periodo di piena decadenza ([E] 15).
Nota (*2): l’occidente è invece nella fase 3, ovvero lo spostamento di ricchezza è interno agli stessi paesi occidentali: i poteri economici vampirizzano la ricchezza della stessa popolazione.

Vesuvio

Stanotte ho sognato che, verso la fine di una partita di calcio, il Vesuvio eruttava!
Non ricordo molti dettagli se non che l’intera cima crollava…

Solito mistero - 31/12/2022
Senza perderci troppo tempo un rapido aggiornamento sul piccolo mistero delle visite abnormi a Ancora sull’imperativo categorico e le bugie che ne ha ricevute 192 con una media di circa 30 al giorno (il 7° sono sempre parziali). A 111 segue la Legenda, gli altri pezzi hanno la loro solita decina di visite, qualcuna in più per quelli con commenti (curiosi!).

Ormai mi sono convinto che si tratti di un qualche baco in un sistema automatico che setacci la rete alla ricerca di chissà che cosa…

Primato personale! - 1/1/2023
Nel 2022 ho pubblicato ben 348 pezzi su questo ghiribizzo: ho stracciato il precedente primato del 2012 di ben 44 articoli!

Ma ciò che è più impressionante e/o anomalo è la crescita improvvisa di materiale a partire da maggio. Apparentemente bere per 5 giorni consecutivi una lattina di Monster mi ha ricaricato la “batteria” lasciata a secco da un sospetto covid lungo…

142 - 6/1/2023
Un breve aggiornamento: come accennato in L’uggiosino ho provato a riprendere il mio romanzo porno/splatter/demenziale Strabuccinator e… diversamente da quanto temevo, ho fatto ottimi progressi!
Soprattutto mi sono divertito a scrivere e spesso ridacchiavo alle idee strambe che mi venivano sul momento (e che ovviamente ci ho infilato dentro!)…
Poi, vabbè, temo che il risultato finale piacerà solo a me. Per capirci siamo a un livello di umorismo che ricorda quello di “Brüno”, troppo grafico (è questo che intendo con splatter) per la maggior parte delle persone, ma che mi fece ridere dall’inizio alla fine…

Ah! il titolo! Sono a 142 pagine: ma mi manca solo la scena finale poi il resto è facile e veloce!

Sorpresa paterna - 6/1/2023
Ieri sono stato da mio padre e sforzandomi di chiacchierare del più e del meno (altrimenti lui tenderebbe a stare zitto!) mi è venuto in mente di chiedergli cosa pensasse della mia razionalità in particolare confrontandola con la sua.

Mi aspettavo che mi considerasse pochissimo razionale al che gli avrei spiegato che lui è un ISTJ e ha quindi Te come funzione secondaria ma io, come INTP, ho Ti come funzione primaria: in parole povere lui è si più razionale della maggior parte delle persone ma, rispetto a me, la sua logica include elementi casuali (intendendo quindi che non era vera logica!). Questo almeno dal punto di vista dei tipi psicologici: poi chiaramente i singoli individui sono un altro discorso.

Invece mi ha sorpreso dicendomi che mi considerava più logico di lui!
Come ammazzare una conversazione… (*1)

Nota (*1): :-)

lunedì 26 dicembre 2022

Natale di guerra

Come va la guerra fra Russia-Ucraina+NATO?
Difficile dirlo senza avere dati certi! E in guerra la propaganda, di ambo le parti, è particolarmente inaffidabile.

Io, infatti, sto seguendo il conflitto più o meno da maggio-giugno quando ho trovato delle fonti che mi sembravano affidabili. Da allora cosa è accaduto?

La Russia conquistò la città di Lisičansk-Severodoneck a inizio luglio; poi ci fu una “pausa operativa” da parte della Russia senza altri significativi progressi: allo stesso tempo iniziarono ad arrivare ingenti aiuti di materiale bellico dall’occidente che, in pratica, fornirono nuova energia all’esercito ucraino.
A settembre viene annunciata la mobilitazione parziale in Russia e questo cambia tutta la logica del conflitto: quando le truppe aggiuntive fossero entrate nel conflitto il loro effetto sarebbe stato decisivo. Del resto se in una situazione di equilibrio si raddoppia la forza di una delle parti allora è evidente che esso non potrà essere mantenuto.
A questo punto alla Russia non conviene più prendere l’iniziativa con le forze che ha ma, piuttosto, conservare le posizioni perdendo meno uomini/materiale possibile, e aspettare l’intervento delle truppe aggiuntive.
Da questo punto di vista le ritirate russe dal nord, nella regione di Kharkov, e a sud nella regione di Kherson City, hanno perfettamente senso: perché perdere uomini e mezzi per difendere delle regioni non essenziali quando poi, a distanza di pochi mesi, la guerra potrebbe anche bruscamente finire con l’apertura di un nuovo fronte?

Il punto, come ho più volte scritto, è quando arriveranno al fronte le nuove truppe e dove.

Sul quando l’opinione più diffusa era che sarebbero serviti circa un tre mesi per preparare le nuove truppe e, quindi, si parlava di dicembre. Tutto questo però era condizionato dal clima: la necessità che il terreno fosse gelato giorno e notte per evitare che i carrarmati rimanessero impantanati.
Se non è dicembre dovrà quindi essere gennaio perché altrimenti a marzo aprile c’è il problema della neve che si scioglie che, di nuovo, rende il terreno impraticabile.

La Russia non ha particolarmente fretta di attaccare ma non può nemmeno permettersi di non fare progressi: sia per il morale all’interno del paese ma, soprattutto, per evitare che l’arrivo di nuovo materiale dall’occidente rafforzi troppo l’esercito ucraino.

Il “dove” è forse la domanda più interessante: alcuni parlano del sud, per raggiungere Odessa, ma in tal caso, oltre a non aprire un nuovo fronte (essenziale per dividere le forze ucraine), sarebbe stato un grave errore non difendere la regione di Kherson City visto che attraversare il fiume Nipro è logisticamente complicato.
La logica vorrebbe quindi che la Russia, quando possibile, aprisse un nuovo fronte al nord.

Un’idea sarebbe quella di riattacare la regione di Kharkov dal confine russo: aprendo un nuovo fronte e contemporaneamente attaccando l’esercito ucraino alle spalle. Lo svantaggio è che le forze ucraine non verrebbero divise...

Un’altra idea è quella di muovere nuovamente contro Kiev: qui il vantaggio per la Russia sarebbe quello di costringere l’Ucraina a combattere su due fronti. Ma la capitale è ben protetta…

Ma il vero pericolo per la Russia è un intervento occidentale, con truppe polacche, rumene e statunitensi nell’ovest dell’Ucraina nel tentativo di creare uno stato cuscinetto ed evitare la disfatta totale del regime di Kiev. A quel punto, anche in caso di tregua, sarebbe facile prevedere continui attentati terroristici nella parte del paese controllata dalla Russia.
Per evitare questo pericolo di incancrenimento della guerra la Russia dovrebbe essere capace di intervenire immediatamente attaccando le truppe occidentali prima che possano stabilizzare le proprie posizioni.
Per farlo però la Russia dovrebbe avere almeno un centomila truppe pronte, ovvero più o meno quelle che stanno venendo addestrate ed equipaggiate. Ma se queste forze fossero già impegnate in uno dei fronti sullodati allora la Russia non avrebbe i mezzi per contrastare queste truppe occidentali.

La soluzione a questo problema, secondo me, è che sia proprio la Russia a occupare per prima la parte occidentale dell’Ucraina. I vantaggi strategici sarebbero notevoli: l’esercito ucraino sarebbe costretto a combattere su due fronti opposti ma, soprattutto, verrebbero bloccate le vie che portano i rinforzi occidentali all’Ucraina (che passano dalla Polonia).
Ma per attaccare la parte occidentale dell’Ucraina bisogna che la Russia coinvolga la Bielorussia: ecco quindi spiegati i colloqui di altissimo livello a Minsk fra Putin e il presidente bielorusso.
Questo fronte dovrebbe prevenire l’intervento della Polonia: una cosa infatti sarebbe fare entrare le truppe polacche in una regione dove non si combatte, un’altra attaccare direttamente le truppe russe.
In questa maniera l’occidente potrebbe intervenire in Ucraina passando da sud-ovest, dal confine rumeno: ma è la Polonia il più volenteroso alleato di Washington perché in prospettiva vorrebbe riannettersi tali regioni occidentali dell’Ucraina che in passato avevano fatto parte del suo territorio. I rumeni mi sembrano invece più trascinati dagli USA che realmente convinti.

Ma queste sono solo mie speculazioni. In particolare l’idea di aprire un fronte dalla Bielorussia in funzione di evitare (o almeno complicare notevolmente) un intervento occidentale è mia e non l’ho sentita altrove.

Tornando al problema della qualità delle informazioni per me l’incognita maggiore è data dalle reali perdite umane e di materiale della Russia. Le mie “fonti” le danno in rapporto di 1 a 9 con quelle ucraina ma potrebbero essere sensibilmente maggiori, magari 1 a 4.
Le dittature non si preoccupano delle proprie perdite ma le democrazie sì: questo potrebbe spiegare la titubanza russa ad attaccare a testa bassa. Sempre le mie fonti danno poi l’economia russa in sostanziale buona salute a differenza di quella europea e, in misura minore, di quella statunitense: ma è vero?
La Russia avrebbe poi deciso di ristrutturare le proprie industrie e lo stesso esercito per renderle in grado di sostenere un prolungato sforzo bellico: è chiaro che, sotto la guida di capitan Babbeo, USA e Russia sono tornate a essere rivali ed è probabile che il confronto nei prossimi decenni si estenderà in altre regioni.

Uno dei pochi elementi sicuri è che gli aiuti occidentali all’Ucraina si sono ridotti al lumicino: dato sicuro perché proviene direttamente dal Pentagono. In pratica l’occidente non ha più scorte di materiale bellico da inviare a Kiev.
Credibile poi la spiegazione di come, in questa fase industriale, l’occidente, neppure gli USA cioè, siano in grado di avviare una produzione di armi su larga scala come avvenne durante la seconda guerra mondiale.

Sarebbe poi interessante avere conferme o smentite che in Ucraina si iniziano a reclutare anche ragazzini e disabili (gli anziani sono già impegnati dall’estate). Questo permetterebbe di capire se le perdite umane ucraine sono così grandi come lasciano intendere le mie fonti.

La mia comprensione della situazione sarebbe invece smentita se:
- l’Ucraina facesse nuovi progressi significativi sull’attuale linea del fronte. Questo significherebbe che l’Ucraina ha ancora le forze necessarie per un’offensiva significativa e che, quindi, le sue perdite non sono così grandi come fanno intendere le “mie” fonti.
- se la Russia non aprisse un nuovo fronte prima della primavera: questo farebbe pensare che l’esercito russo manca dell’equipaggiamento (e allora, magari, anche i suoi soldati dell’addestramento) necessario per intervenire.

Conclusione: senza dati concreti è molto difficile fare previsioni sensate ma personalmente sono ancora ottimista sul fatto che dei chiarimenti inequivocabili arriveranno presto (entro gennaio) dal campo di battaglia. La logica e le argomentazioni che ho ascoltato mi sembrano molto più convincenti della propaganda occidentale priva di conferme: ma è anche possibile che le "mie" fonti nascondano (magari senza rendersene conto) dei dati importanti...

Conclusione 2: che la propaganda sia inaffidabile e che fino all’ultimo si ostini a dire bianco invece che nero è un dato di fatto. Gran parte de “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Kraus insiste su questo concetto e, per esempio, da qualche parte ho letto che, ancora nel ‘45, le truppe tedesche pensavano di avere concrete possibilità di vittoria!