«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

mercoledì 9 marzo 2011

Traslochi

Nella vita ho già fatto moltissimi traslochi: undici direi, se non erro...
Eppure soltanto gli ultimi due sono stati organizzati da me medesimo.

Il primo, quando ho lasciato l'Olanda, non è stato niente di particolare: in pratica ho messo le mie poche cose in degli scatoloni (+ qualche mobile) e ho affidato il tutto a una ditta di traslocatori. Questi mi hanno tenuto il tutto (a pagamento ovviamente) in un loro magazzino e, una volta sistematomi in Spagna, li ho ricontattati per farmi consegnare i miei pacchi. In realtà non è filato tutto così liscio e la mia roba ha fatto due volte il viaggio andata e ritorno Amsterdam-Madrid: ma questo è un aneddoto che magari racconterò un'altra volta.

Il secondo trasloco è stato molto più istruttivo. Dalla Spagna volevo tornare a casa in Italia ma non volevo organizzare un trasloco tramite una ditta. Per prima cosa non avrei saputo dove sistemare i vari mobili e secondo, anche a causa della lingua, non ero riuscito a trovare una ditta di traslochi internazionali conveniente: anche avendo poche cose mi sarebbe comunque costato un'esagerazione portarle in Italia.
Decisi allora di riempire la mia macchina di tutto ciò a cui ero più affezionato e di vendere o regalare il resto. Grazie a un sito usatissimo a Madrid riuscii a (s)vendere in pochi giorni tutto quello che volevo (2 o 3 mobiletti, un letto nuovo, un frigo grande e una lavatrice).
Il problema era decidere cosa portare via con me visto che la mia macchina era (ed è!) molto piccola.
A malincuore lasciai la mia bici olandese tutta scassata a un amico: in Olanda era stata il mio fedele mezzo di locomozione ma anche in Spagna avevamo passato delle (brutte!) avventure insieme. Comunque non ho rimpianti: dove sono adesso non avrei potuta usarla...
Invece mi dispiace molto per due mobiletti che mi aveva regalato la mamma durante la sua ultima visita in Olanda. Si trattava di una seggiolina strana, con le gambe corte e lo schienale altissimo, e un tavolino basso e tondo da tè. Mi aveva comprato questi mobiletti in un negozio di antiquariato/usato a Leiden e, per portarmeli a casa, se li era trascinati dietro: quando era stanca si era seduta sulla sedia incurante degli sguardi divertiti dei solitamente impassibili olandesi. Davvero mi è dispiaciuto tanto lasciarli in Spagna ma nella macchina, veramente piena come un proverbiale uovo, era impossibile farceli stare. A pensarci li rimpiango ancora.
In definitiva mi portai via pochissime cose e ognuna fu scelta con estrema cura.

A malincuore abbandonai molte cose a cui ero affezionato.
Ed è questa la parte istruttiva: il dover scegliere, il dover fare una selezione estrema delle proprie cose. Ci si rende conto di ciò che veramente si considera importante.
Da un certo punto di vista un trasloco nel quale non si può portare niente con sé equivale a una piccola morte. Nel mio caso qualcosa potetti portare via ma, comunque, ebbi un assaggio di questa sensazione. Una sorta di catarsi: si perde tutto ciò che non è importante e si rinasce ripartendo da se stessi.
Personalmente mi resi conto che, a parte le eccezioni descritte sopra (soprattutto i due mobiletti regalo della mamma), non ero affezionato quasi per niente a nessun oggetto.
Stranamente i tre (beh quattro...) oggetti che non esitai a caricare in macchina furono un tagliere e relativo coltello Ikea che avevo comprato in Olanda e le mie due tazze preferite per il tè che erano state lasciate nel mio appartamento a Leiden dai precedenti inquilini. Questi oggetti di uso quotidiano mi erano più cari di tante altre cose ben più costose...

Qualcosa di simile, ma catastroficamente più grave, accadde ai miei nonni durante la seconda guerra mondiale. Firenze era stata dichiarata “città libera” e questo significava che le truppe naziste l'avrebbero lasciata. Prima di ritirarsi però, i tedeschi pensarono bene di ritardare l'avanzata degli alleati distruggendo tutti i ponti della città. A causa del suo grande valore artistico decisero però di risparmiare il Ponte Vecchio. Per questo ponte decisero di far saltare solamente le case alle sue estremità per ostruirne l'accesso. Una di queste case era abitata dai miei nonni con i tre figlioletti ed essi, in poche ore, dovettero lasciarla portandosi dietro solamente il poco che potevano.
Ovviamente molte cose care furono abbandonate ma, a mio parere con una certa ironia, il seguente avviso fu conservato...

martedì 8 marzo 2011

Errori comuni

Continuo a giocare male a poker. Intendo che, a parte la sfortuna, faccio quasi sempre almeno un errore, più o meno grave, in ogni partita.
A testimonianza della mia solerzia, per ogni partita, mi annoto gli errori commessi.

Di seguito riporto la lista di tali errori con i miei commenti. Lo faccio per varie ragioni: questa lista potrebbe essere utile ad altri giocatori alle prime armi per confrontare i propri errori con i miei; al lettore occasionale possono dare l'idea di quanto sia importante l'aspetto psicologico nel poker; soprattutto però, spero che il trascrivere questi errori mi aiuti a tenerli a mente durante il gioco in maniera da evitarli!

  1. Ho fatto all-in con mano media (77) senza che ce ne fosse bisogno (+ volte (*1))
    Probabilmente ero un po' corto di chips ma fare all-in prima del flop equivale a lanciare una monetina: per questo motivo bisognerebbe farlo solo se si è costretti, ad esempio quando si sta per essere mangiati dai bui.
  2. Dopo una continuation bet, contro più avversari, non devo puntare ancora al turn
    In assoluto questo forse non è sempre un errore: se si hanno molte chips magari si riesce a intimidire gli avversari... In genere però, se non si ha niente in mano, è meglio non insistere ed evitare di fare un bluff potenzialmente molto dispendioso. In pratica si rischia di giocare non basandosi sulle proprie carte ma su speculazioni sul comportamento dell'avversario: molto rischioso!
  3. Tentare furto del piatto quando si manca il flop E ci sono molti avversari in gioco E ci sono già overcard sul board (+ volte)
    Tentare saltuariamente di rubare il piatto è corretto ma bisogna scegliere il momento opportuno per farlo: se ci sono molti avversari in gioco e ci sono overcard sul piatto diventa probabile che qualcuno abbia già una coppia più alta di quanto si potrebbe sperare di ottenere noi stessi. Sfavorevolmente rischioso.
  4. Accettare all-in che sono coin flip senza necessità
    In genere commetto questo errore per motivi psicologici. Spesso sono troppo sicuro di sapere le carte che ha il mio avversario. La sicurezza di sé non deve diventare presunzione. Comunque se si è ragionevolmente “sicuri” che l'avversario sia alla disperazione E noi si ha una mano decente E (soprattutto) abbastanza chips da rimanere in gioco in caso di sconfitta ALLORA si può rischiare.
  5. Presumere che avversario bluffi senza conoscerlo realmente (+ volte)
    Altro errore psicologico dato dalla troppa sicurezza: vedere tre mani non è abbastanza per giudicare correttamente un avversario. A un all-in alla terza mano è prudente presumere che l'avversario in questione abbia AA, abbandonare e, magari, sperare che qualcuno altro vada a vederlo al posto nostro!
  6. Bluffare con prudenza e solo se si è messi bene con le chips. Avere pazienza!
    Non ricordo cosa avevo combinato di preciso quando scrissi questa annotazione: immagino che fossi un po' corto e, per la troppa sicurezza nel leggere gli avversari, abbia fatto un bluff fatale...
  7. Chiamato all-in con mano solo discreta e pari ai 2/3 del mio stack
    Vedi sopra. Per chiamare all-in bisogna avere mano discreta E stack sufficientemente ampio. In questo caso solo la prima condizione era rispettata.
  8. Se la mano iniziale buona (tipo TT) non lega col flop bisogna rassegnarsi e prenderne atto: non bisogna illudersi di essere ancora forti se sul board sono scesi QK e A!
    Questo è uno dei miei (ma anche molti altri giocatori fanno questo sbaglio) errori psicologici più ricorrenti. A volte si rischia di fare delle giocate assurde perché si continua a sentirci forti senza esserlo più; specie se l'avversario è un po' passivo si è portati a credere che non abbia niente in mano...
  9. Tentato furto senza niente in mano SUBITO DOPO essere stato smascherato nella mano precedente
    Questo è un errore molto istruttivo. Bisogna tenere conto dell'andamento delle ultime mani. Se facciamo un bluff quando alla mano precedente lo avevamo già fatto ed eravamo stati smascherati allora non siamo credibili. Anche se puntiamo la giusta quantità di chips, gli avversari sono quelli “giusti”, etc... è molto probabile che l'avversario venga a vedere il nostro bluff. Bisogna anche ricordare che questo atteggiamento a volte può essere volto a nostro favore quando, ad esempio, abbiamo realmente una buona mano...
  10. Non sopravvalutare Ax (con x carta bassa)
    Errore comune che fortunatamente non faccio più. Se al flop scende un altro A non bisogna presumere di aver già vinto: ci potrebbe essere un altro giocatore con A e, soprattutto, kicker migliore del nostro!
  11. Dopo non aver visto carte per molto tempo non considerare una mano discreta come se fosse buona o una buona come se fosse eccezionale!
    Questo è probabilmente il mio errore psicologico più frequente. Non vedi carte per 20 mani poi ti viene servito un 33 e giochi come se avessi in mano un AA (oppure un A5s come se fosse AKs!)...
    In un'altra annotazione ad esempio ho scritto: “Visto all-in di avversario tight con mano solo discreta (non avevo visto carte da secoli)”.
  12. Bluffare senza niente in mano contro giocatore loose
    Quando si tenta un bluff bisogna considerare sempre: la tendenza delle ultime mani, la dimensione dei relativi stack e se l'avversario è loose oppure tight (*2). Ovviamente contro un loose non si deve praticamente mai bluffare!
  13. Vedere senza mano abbastanza buona (+ volte)
    Errore psicologico che si può commettere ad esempio quando si aveva una mano buona servita ma che dopo il flop non è probabilmente la migliore...
  14. Quelli che giocano su N tavoli non bluffano
    Su internet ci sono giocatori che, con l'aiuto di software, giocano su moltissimi tavoli contemporaneamente. In genere questi giocatori, per forza di cose, giocano solo quando hanno carte ottime. Questo è risaputo ma, quando questo avversario gioca 2 o 3 mani consecutive, può sorgere il dubbio che esso stia cercando di approfittare dell'aura di timore che inducono le sue giocate. Se gioca fino a 4-6 tavoli magari può anche essere così (ma è difficile) ma se gioca su moltissimi tavoli sta semplicemente attraversando un periodo di carte fortunate...
  15. Se dopo il flop ho solo un progetto meglio non puntare
    Vero, anche se questa non deve essere una regola ferrea: se si pensa che ci siano buone possibilità che gli avversari abbandonino si può anche fare un piccolo rilancio ma in generale è bene aspettare di vedere se il progetto si concretizza prima di puntare...
  16. Contro avversario loose e chip leader, in testa a testa, se dopo il flop voglio difendere la mia mano devo puntare molto più forte del solito
    A volte, dopo il flop, può succedere di ottenere una mano che è solo temporaneamente la migliore (ad esempio con 6 e 8 in mano scendono sul board 2,3 e 8. In questi casi si difende la propria mano facendo una puntata che renda statisticamente non conveniente all'avversario, che ha magari KQ, andare a vedere la carta successiva). Il problema è che per dissuadere un giocatore loose, specialmente se CL, occorre puntare molto più del normale!

Conclusione: La maggior parte dei miei errori hanno origine psicologica. Circa metà di essi derivano dalla sopravvalutazione della mia capacità di lettura dell'avversario (spesso dimenticando l'andamento delle ultime mani). Modestia e prudenza sono auspicabili. L'altra metà deriva dalla frustrazione di non avere carte decenti per un lungo periodo e dal voler quindi strafare quando infine ottengo carte discrete. Pazienza ed equilibrio sono auspicabili. Poi ci sono gli errori degli all-in fatti e chiamati a sproposito: in genere, quando non hanno origine psicologica, dipendono da un'interpretazione errata delle probabilità: AK non equivale a vittoria immediata (contro un modesto 67 le probabilità di vittoria sono circa dell'80%) e spesso si rischia di far decidere la partita da un lancio della moneta...
Infine ci sono gli errori di scarsa esperienza, come la sopravvalutazione di Ax o Kx, ma almeno questi li sto superando...

Non so, in definitiva dovrei cercare di aumentare il mio autocontrollo: ormai i miei errori principali li conosco ma continuo a farli. A scacchi risolsi il problema giocando stando seduto sopra le mani (non avendo così modo di fare qualcosa senza averci pensato prima per bene...) ma nel poker non è così facile...

Nota (*1): L'annotazione “+ volte” significa che ho riportato lo stesso errore, in forma più o meno uguale, molte volte...
Nota (*2): Per sinteticità ho usato una terminologia pokeristica più o meno comprensibile. Comunque la definizione di giocatore loose e tight la riporto perché è essenziale: il giocatore tight è prudente e gioca solo mani buone (coppie servite, AK, AQ e cose di questo genere...); se non lega al flop è facile che abbandoni al primo rilancio. Il giocatore loose invece chiama sempre, non solo con mani discrete (A4 o K9o) ma, specialmente se è chip leader, anche con mani spazzatura; un giocatore di questo tipo difficilmente si farà intimidire da un rilancio.

lunedì 7 marzo 2011

Agende: post del giorno dopo

Durante il viaggio in pullman, nonostante il sonno, ho ristudiato il problema dell'agenda: vedi Riusare le agende vecchie.
Gli errori erano molteplici (*1): il primo consisteva nella seguente errata generalizzazione:
...affinché lo sfalsamento accumulato ogni anno faccia tornare a coincidere le date con i giorni della settimana, basta aspettare 6 anni. Infatti 5 anni normali provocheranno uno sfalsamento di 5 giorni mentre quello bisestile aggiungerà i 2 mancanti....

È sbagliato perché dipende da quale anno partiamo: se infatti si parte da un anno immediatamente precedente un bisestile, nei 6 anni successivi, ci sono ben 2 anni bisestili!

Il secondo errore riguarda la maniera con cui calcolavo il giorno della settimana iniziale di ogni anno. Cioè nel post avevo scritto il procedimento corretto ma, nella pratica, lo applicavo erroneamente. Come detto ogni anno normale fa slittare di 1 il giorno iniziale dell'anno SUCCESSIVO mentre un bisestile lo fa slittare di 2 giorni. Ecco, invece di applicare questo sfasamento all'anno successivo, io lo applicavo al bisestile stesso.
Es. se il 1997 fosse iniziato di lunedì (tanto per fare un esempio) allora 1998 sarebbe di martedì, il 1999 di mercoledì e il 2000, calcolavo erroneamente, di venerdì, mentre invece inizierebbe di giovedì: è solo il 2001 che inizia con due giorni di sfasamento e cioè di sabato!

In definitiva il procedimento corretto è il seguente. Si stabilisce l'anno iniziale: se cioè è bisestile (B), oppure immediatamente successivo a un bisestile (Dispari 1=D1), o pari ma non bisestile (P) o, infine, immediatamente precedente a un bisestile (Dispari 2 =D2).
Allora, per trovare l'anno successivo in cui un'agenda è utilizzabile, basta fare le seguenti somme:
D1 → +6
P → +11
D2 → +11
B → +28

Per gli anni seguenti bisogna considerare che:
D1 diventa D2
D2 diventa P
P diventa D1
e solo B rimane B.

Esempio: Agenda 1994. Il 1994 è un P quindi per trovare il successivo anno in cui è utilizzabile bisogna aggiungere 11 ottenendo il 2005. Il 2005 è un D1 e quindi bisognerà aggiungere 6 per trovare quando riutilizzare l'agenda (2011 !).
Esempio 2: Agenda del 1998 (quella con le ricette...). 1998 è P quindi sommo 11. Il 2009 è un D1 e quindi basta aggiungere 6: nel 2015 sarà di nuovo utilizzabile.
Esempio 3: Agenda 1971. 1971 è un D2 quindi sommo 11. 1982 è un P quindi sommo 11. 1993 è un D1 quindi sommo 6. 1999 è un D2 quindi sommo 11 e ottengo 2010, etc...

La dimostrazione del procedimento è semplice e lasciata per esercizio ai miei lettori (*2).

Nota (*1): L'origine psicologica di questi errori è interessante: sono troppo sicuro di me e per questo non ho minimamente verificato il procedimento proposto nel post precedente. Ovviamente avrei trovato subito l'errore se l'algoritmo mi fosse stato proposto da un'altra persona (non mi sarei fidato...)! Questa mia caratteristica psicologica è particolarmente evidente nel poker dove spesso ha esiti catastrofici...
Nota (*2): Più che semplice direi noiosa, ma i miei prof all'università facevano così quando non avevano voglia...

venerdì 4 marzo 2011

Riusare le agende vecchie

Edited: Non torna!! Se ho tempo domani ci ripenso e poi correggo!
Edited: Per le correzioni vedi il post Agende: post del giorno dopo

Ho trovato in cucina un almanacco/agenda del 1998. È completamente intonso. Il motivo per cui è stato conservato così a lungo dipende dal fatto che contiene anche “Antiche ricette”, “Infusi e tisane” e altro ancora...
Mi sono chiesto: “In quale anno potrò riutilizzarlo?”. Cioè, in quale anno i giorni della settimana associati ad ogni data saranno gli stessi?
Non mi sembrava difficile da calcolare così ci ho provato.
Un anno è composto da 365 giorni se normale o 366 se bisestile. Ora 365 modulo 7 è uguale a 1 mentre, ovviamente, 366 modulo 7 è uguale a 2.
Questo significa che se, ad esempio, il 1 gennaio è un martedì allora il 31 dicembre è a sua volta un martedì è, il primo gennaio dell'anno seguente un mercoledì: ovvero il +1 del modulo indica che ogni anno inizia sfalsato di un giorno della settimana rispetto al precedente. Se invece l'anno è bisestile, lo sfalsamento è allora di 2 giorni.
Poiché c'è un anno bisestile dopo 3 anni normali allora, affinché lo sfalsamento accumulato ogni anno faccia tornare a coincidere le date con i giorni della settimana, basta aspettare 6 anni. Infatti 5 anni normali provocheranno uno sfalsamento di 5 giorni mentre quello bisestile aggiungerà i 2 mancanti.
Quindi il mio almanacco del 1998 sarebbe stato riutilizzabile nel 2004, nel 2010 etc?
Beh, non proprio...
Il 2004 è bisestile: questo significa che fino al 28 febbraio l'associazione delle date con i giorni è la stessa del 1998 ma, dal 1 marzo non corrispondono più! In questo caso niente paura: basta aspettare altri 6 anni e non ci saranno problemi.
Analogamente se l'anno di partenza fosse bisestile bisognerebbe allora aspettare non 6 ma 12 anni prima di poter risfruttare la nostra agenda!
In generale quindi, se l'anno di partenza è dispari, la combinazione data/giorno si riproporrà ogni 6 anni; se invece l'anno di partenza è pari bisognerà aspettare 12 anni.
Nel mio esempio di partenza questo significa che, persa l'occasione del 2010, potrò riusare la mia agenda del 1998 solamente nel 2022...
Non pensate però di riciclare l'agenda che vi hanno regalato in più questo anno nel 2101! Per quanto detto, ogni 6 anni, fino al 2095, non ci sarebbero problemi ma, come sanno tutti coloro hanno letto “Linguaggio C” di Kernighan e Ritchie (*1), il 2100 NON sarà bisestile e questo farà saltare tutti i nostri conti...

Sempre sulla stessa oziosa linea di pensiero mi sono chiesto: “Ma quanto è lungo esattamente un anno tropico?” (*2). Se infatti fosse di 365 giorni esatti non ci sarebbe bisogno della correzione introdotta con gli anni bisestili...
Proviamo quindi a calcolare tale durata tenendo conto del fatto che tutti gli anni multipli di 4 sono bisestili tranne quelli multipli di 100 ma con l'eccezione dei multipli di 400.
Non mi pare complicato. Semplicemente contiamo quanti giorni ci sono in 400 anni e dividiamo il risultato per 400...
Quindi: 400/4 = 100. Cioè 300 anni normali e 100 bisestili.
Però: 400/100 = 4. Quindi 4 anni dei 100 trovati precedentemente sono normali. Quindi avremo: 304 anni normali e 96 bisestili.
Infine: 400/400=1. Cioè 1 anno dei 4 trovati precedentemente è in effetti bisestile.
In definitiva avremo 303 anni normali e 97 bisestili per un totale di (303*365+97*366)=146097 giorni e 146097/400= 365,2425
Wikipedia conferma (con delle precisazioni astronomiche che, lo ammetto, non mi sono del tutto chiare...): vedi Anno tropico.

Nota (*1): In tale libro è presente infatti un classico esempio (ripreso poi da molti altri manuali) che spiega il funzionamento dell'operatore % (modulo):
if((year%4==0 && year%100!=0) || year%400==0)
 //bisestile
else
 //non bisestile
Cioè tutti gli anni multipli di 4 sono bisestili, tranne quelli multipli anche di 100, ma con l'eccezione di quelli multipli di 400. Per questo infatti non mi sono stupito quando mi sono svegliato il 29 febbraio del 2000...

Nota (*2): Un anno tropico corrisponde, in parole MOLTO povere, a un giro della Terra intorno al sole...