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venerdì 3 novembre 2017

Fibra Fabri

Settimane fa vidi la pubblicità di una compagnia telefonica che non capii subito: c'era Panariello che usciva sul balcone di un albergo e ringraziava la folla in strada che inneggiava alla fibra ultra veloce da lui usata; qualche attimo dopo si accorgeva però che la gente si rivolgeva a un ragazzo affacciato al terrazzo a fianco del suo.
Dopo averci ragionato un po' ero giunto all'improbabile conclusione che il tizio, mai visto prima, fosse un personaggio famoso di nome Fibra o qualcosa del genere.
Quella pubblicità smise rapidamente di essere riproposta in tivvù ma la curiosità di capire se questo ipotetico “Fibra” esisteva veramente mi era rimasta: oggi me ne sono ricordato e ho fatto una rapida ricerca in rete.
Effettivamente Fibra esiste e si chiama Fabri: è un cantante rap di cui mi sono sforzato di guardare per intero un video: Cronico...

Che dire: musicalmente a me piace il metal con tendenze power, symphonic e melodic: la musica rap, anche quella di questo brano, mi è sembrata una noiosa nenia ripetitiva e banale. Però mi sono ricordato che l'elemento importante del rap è il testo che, quindi, mi sono sforzato di ascoltare con attenzione. Non l'ho capito e così ho riletto con calma la sua trascrizione.
Sfortunatamente non sono sicuro di averlo ancora capito del tutto: mi sembra che ci siano tre storie che si intrecciano e si sovrappongono fra loro, anche all'interno dello stesso verso: la sua esperienza di cantante rap, l'incontro con una ragazza e il rapporto con la droga.
I confini non mi sono però chiari (o magari dovrei rileggere il testo con maggiore attenzione) e, suppongo, siano volutamente sfumati: in questa maniera l'ascoltatore può facilmente attribuire o immaginarsi significati da affibbiare a ogni parola del testo finendo così per interpretarlo come meglio crede e immedesimarsi maggiormente in esso.
Ho la sensazione che l'obiettivo di un rapper sia quello di descrivere aspetti della vita quotidiana e come reagire a essi. La musica ossessiva esprime la ripetitività alienante a cui la vita moderna ci costringe: una routine vuota e senza significato perché priva di uno scopo superiore. L'esperienza quotidiana appare completamente materiale e priva di spiritualità.
In questa canzone Fabri Fibra spiega che canta solo perché è pagato per farlo e per ottenere una fama che però egli già considera illusoria (dice che “non esiste”); l'incontro con la donna sembra puramente sessuale e privo di sviluppi romantici e la droga appare solo come una cortina di fumo (riproposto anche nel video) che ha lo scopo di offuscare il vero volto della realtà: non aiuta a superare le difficoltà ma solo a nasconderle temporaneamente.
Mi pare quindi che Fabri Fibra descriva un disagio di cui parecchie persone sono vittime: una vita percepita come vuota e inutile e che alla fine si riduce a una mera ripetizione di attività quotidiane in cui le soddisfazioni sono rare, brevi ed effimere. Un vivere per lavorare invece che un lavorare per vivere.

Personalmente a me non piace il rap come forma di espressione artistica: la musica mi è insopportabile, nel testo preferisco la chiarezza piuttosto che l'indeterminazione ma, soprattutto, filosoficamente la descrizione del male quotidiano senza una “ricetta” per guarirne mi è inutile e, anzi, quasi fastidiosa.
Eppure il video, pubblicato a fine giugno 2017, è stato visto quasi 650.000 volte. Evidentemente molte persone si riconoscono nella canzone di Fabri Fibra e, soprattutto, ne traggono conforto.
Il conforto deriva a mio avviso da due motivi principali: 1. dalla consapevolezza di non essere i soli a sentire di condurre una vita alienante (e mal comune è mezzo gaudio); 2. dalla constatazione che anche personaggi famosi (il cantante stesso) provano le stesse sensazioni e che quindi, se ne deduce, l'infelicità non dipende da loro (o da altri) ma è connaturata nella vita.

Ecco, probabilmente è proprio questo che non mi piace: il messaggio che si ricava dal secondo punto è solo un “sopportate o morite”, non ci sono alternative. Questo spiega perché la musica rap è nata nella comunità nera americana e si sta diffondendo adesso in Italia: è una musica che esprime un disagio sociale ed esistenziale profondo, necessità di una società in crisi da cui trarre ispirazione e a cui rivolgersi.
Io invece sono per natura più operativo: la constatazione di un problema senza una sua interpretazione teorica che lo spieghi né suggerimenti utili per risolverlo mi è fastidiosamente indigesta.

A modo mio anch'io ho osservato il malessere della nostra società moderna ma l'istinto mi ha portato a cercare di spiegarlo e non semplicemente a descriverlo. L'epitome è proprio questo nel suo aspetto più profondo: un'interpretazione della realtà.
Dal mio punto di vista il malessere della democratastenia ([E] 4.4), ovvero della maggioranza della popolazione, è dovuto all'ingiustizia sociale (che toglie non solo ricchezza ma anche speranza) che, anche in Italia in questi ultimi decenni (*1), sta aumentando a causa della crescita di forza, e quindi di ingerenza ([E] 11.3) nella democrazia, dei parapoteri ([E] 4.2).
Al singolo anch'io non propongo una soluzione ma solo la consapevolezza delle cause: il problema infatti è sociale e il singolo da solo non lo può risolvere: se però la comprensione si diffonde sufficientemente allora tutto diviene possibile. Questa certezza mi è di enorme conforto.
Per questo la musica rap non mi piace: non mi dice niente che non sappia già e non mi dà soluzioni.

Vabbè, tutta questa lunga disquisizione è derivata dall'ascolto di un singolo brano: poi magari le altre canzoni di Fabri Fibra sono tutte allegre e divertenti e quanto detto non ha molto senso. Dategli quindi il giusto valore.

Conclusione: Youtube mi propone anche delle interviste a Fabri Fibra: magari le ascolterò per farmi un'idea più precisa del personaggio e del suo messaggio. In caso di conferme o smentite clamorose tornerò (credo!) sull'argomento.

Nota (*1): è vero: anni fa anche Jovannotti riscosse un notevole successo. Ma credo che il topos delle sue canzoni non fosse il disagio sociale: del resto l'Italia dell'epoca era diversa, ancora frivola e speranzosa e non condannata come l'attuale...

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