«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

giovedì 9 dicembre 2021

Paragonite

Fra i vari siti che seguo c’è anche quello di Paragone che quotidianamente pubblica molti aggiornamenti su FB che rimandano ad altrettanti articoli del suo sito IlParagone.it

Chiaramente è una fonte di opposizione sia a Draghi che alla politica sanitaria del governo. In genere quindi mi ci trovo d’accordo ma, siccome sono sospettoso, mi fido il giusto.

La mia diffidenza si è accresciuta recentemente per un motivo apparentemente banale ma che credo sia interessante anche per i miei lettori.

Sul sito IlParagone.it sono infatti usciti almeno un paio di articoli dal titolo fuorviante. Ora non li ritrovo ma in pratica venivano citati i dati dell’ISS e si evidenziava come in numeri assoluti i vaccinati (non ricordo se morti o ricoverati) erano più numerosi dei non vaccinati.
Ora credo che chiunque abbia fatto le elementari o le medie conosca le proporzioni: 5 persone sono meno di 20, ma se quelle 5 fanno parte di un gruppo di 10 ne rappresentano il 50% mentre se le 20 fanno parte di un gruppo di 100 ne rappresentano, appunto, il 20%. In altre parole confrontare i numeri assoluti dei ricoverati (o morti?) non ha senso ma tali valori vanno normalizzati per il numero di vaccinati e non vaccinati a cui si riferiscono. Come, per esempio, ho fatto io in Letti “rubati”

Ovviamente non ho perso tempo a leggere questi articoli quindi non so se all’interno di essi la questione venisse spiegata meglio o no: resta però il fatto che i relativi titoli erano sicuramente fuorvianti.

Ciò che mi ha insospettito è che non ho visto interventi dei controllori dei fatti di solito molto ligi a bacchettare e a mettere i puntini sulle “i” su qualsiasi opinione che vada contro la narrativa ufficiale.
Come ho scritto in 10 punti contro la censura non ha assolutamente senso, per molteplici ragioni, fidarsi del giudizio dei “controllori dei fatti” che, alla fine, sono emanazione più o meno diretta proprio dei media, e quindi dei poteri che li controllano, che hanno interesse a proteggere la narrativa che essi stessi diffondono.
Quindi per quale ragione i controllori dei fatti non hanno puntato il dito contro questi articoli di IlParagone.it? Eppure a livello italiano dovrebbero essere piuttosto diffusi: difficile pensare che riescano a passare inosservati…

Ovviamente è possibile che semplicemente non mi sia mai capitato di vedere un articolo dei “controllori dei fatti” sulle informazioni, come detto anche palesemente fuorvianti, di IlParagone.it: possibilissimo, del resto io non perdo tempo a cercare e leggere le loro “analisi”!
L’altra possibilità è invece più interessante e preoccupante: i “controllori dei fatti”, tuttaltro che indipendenti, hanno ricevuto l’ordine di non attaccare gli articoli de IlParagone.it
Come mai?
Beh, il M5S e la Lega hanno ormai dimostrato di essere dei populismi apparenti e, stando al governo con Draghi senza riuscire a incidere minimamente sulle sue decisioni, hanno confermato di essere anche ininfluenti (per le MIE definizioni di populismo apparente e ininfluente rimando a [E] 11.4 e 13.4): questo significa che hanno perso gran parte della loro credibilità presso i propri elettori.
Però una valvola di sfogo per indirizzare in ambito democratico la protesta degli scontenti, del resto sempre più numerosi e non rappresentati, fa comodo per mantenere l’illusione di vivere in una democrazia e non in una dittatura.
Ecco quindi che Paragone con la sua ItalExit potrebbe rappresentare un populismo apparente e rinunciatario (anche in questo caso, per “rinunciatario”, rimando a [E] 13.4) voluto proprio dai poteri che fingerebbe di attaccare.

Ovviamente si tratta solo di una mia ipotesi basata sul nulla o poco più. Il “poco più” sarebbe un’altra stranezza: la frequenza e la qualità di realizzazione degli articoli su IlParagone.it fa pensare che vi lavorino a tempo pieno un buon numero di persone. Ci vuole quindi una significativa organizzazione e denaro per mantenere e far funzionare il tutto. Possibile che un singolo parlamentare riesca a mandare avanti questa struttura senza “aiuti” esterni?
Per esempio consideriamo altre due realtà “simili”: Di Battista riesce a pubblicare un articolo ogni 2-3 giorni e a partecipare a comizi di fortuna o quasi con dirette amatoriali visibili su FB. Ed è chiaro che egli ha l’appoggio di altri parlamentari del M5S eppure il massimo di comunicazione che riesce a portare avanti è questo.
Oppure prendiamo ByoBlu che riesce a fare dell’informazione indipendente ma è costantemente a corto di fondi: una significativa parte della loro attività è proprio quella di cercare di racimolare donazioni dai propri telespettatori. Sono sicuro che anche cercando sul sito IlParagone.it sarà presente la possibilità di fare donazioni ma non vi vedo la ricerca disperata di denaro per sopravvivere…

Conclusione: insomma un piccolo mistero. Intendiamoci non ho detto che la forza di Paragone sia sicuramente un populismo apparente: si tratta solo di una possibilità sulla quale tengo gli occhi aperti. Una buona indicazione verrà dalle elezioni (se e quando ci saranno!) dove potremo valutare meglio con chi si presenta, di quali mezzi economici disporrà, che visibilità gli verrà data e come lo tratteranno i media…

mercoledì 8 dicembre 2021

Joker e Renatino

Due giorni fa ho guardato la pellicola “Joker” disponibile su Netflix. Ne avevo sentito parlare a livello di titolo ma non avevo idea della trama: mi aspettavo che a metà circa del film Joker cadesse in una piscina di acido, completasse così la sua trasformazione in super malvagio e iniziassero le solite scazzottate con Batman…

ATTENZIONE SCIUPATRAMA da qui in poi!
Invece no: non è una pellicola d’azione o di effetti speciali ma si concentra sull’aspetto psicologico del suo protagonista. Joker ha un disturbo nervoso che lo fa ridere sguaiatamente quando è triste.
Riesce a sopravvivere nonostante i suoi disturbi mentali: sogna di divenire un uomo di spettacolo e per il momento tira avanti come pagliaccio che si esibisce alle feste e simili. Non poteva poi mancare l’anziana madre non del tutto autosufficiente di cui si prende cura.
Poi l’unico sostegno che gli veniva dalla società, un consulto settimanale presso uno psichiatra dei servizi sociali e relative medicine, viene meno.
Le sue pulsioni negative non sono più tenute a freno: uccide per autodifesa due giovani riccastri che lo stavano picchiando ma insegue e assassina con freddezza il terzo che era inizialmente scampato.
Sullo sfondo la situazione sociale è tesa: non vengono forniti i dettagli ma c’è un’ampia spaccatura sociale fra ricchi e poveri dove i primi accusano i secondi di essere la causa del loro stato.
I giornali sono tutti dalla parte dei ricchi e quando scoppia la notizia del pagliaccio che ha ucciso i tre giovani speculatori finanziari questi ululano di indignazione per la città “non più sicura”. Ma il messaggio del regista è chiaro: vi è indignazione perché sono morti dei ragazzi ricchi, fossero stati poveri nessuno ci avrebbe fatto caso. Ma la popolazione lo capisce e il Joker diviene un eroe che si ribella all’oppressione e allo sfruttamento imitato da migliaia di adepti.
Vabbè, poi c’è tutta una parte della trama basata sulla apparente relazione fra la madre di Joker e il padre di Batman ma è inutile scendere in questi dettagli.
Il punto fondamentale è la rilettura del personaggio di Joker: da malato, non privo di talento né capacità, viene trasformato in un mostro dalla società che lo abbandona. Joker quindi è sì un criminale ma ha dalla sua molte giustificazioni. E forse questo è il messaggio più importante del film: molte persone, chiaramente quasi altrettanto emarginate, lo vedono come un eroe che è stato capace di ribellarsi. Joker non porta giustizia ma vendetta che però, in mancanza della prima, è un succedaneo più che valido.

Insomma è una pellicola dove emergono delle istanze della società americana e occidentale: l’ignorare queste necessità porta alla ribellione dei più poveri ma anche più numerosi.
In “Le radici psicologiche della diseguaglianza” c’è un passaggio che mi aveva colpito ma di cui forse non avevo scritto: lo sapete qual è uno dei pochi stress dei superricchi? Che i più poveri si ribellino a chiedano conto delle sperequazioni di ricchezza. Il superricco adotta infatti molte strategie psicologiche inconsce per giustificare la propria ricchezza ma in fondo è consapevole di avvantaggiarsi della società in maniere che ai cittadini normali non è possibile: sa insomma di essere in fondo in fondo ingiustamente privilegiato.
Vale la pena sottolineare che nel film politica e media sono dalla parte dei ricchi e ne difendono il punto di vista.

Nel complesso mi aspettavo di vedere la solita pellicola di azione ma invece vi è una significativa riflessione sulla degenerazione della società occidentale di cui vengono criticate le diseguaglianze.

Della pubblicità con Renatino invece avevo visto già un paio di commenti su FB ma non ero riuscito a capire bene la situazione. Oggi mi sono chiarito le idee con l’articolo Il vero problema dello spot di Parmigiano Reggiano? Non è Renatino di Riccardo Pirrone su IlSole24Ore.com che al suo interno incorpora la famigerata pubblicità.
La tesi dell’articolo è che il linguaggio usato da tale pubblicità era sbagliato e che quindi è stata fraintesa. L’idea era di dire che il parmigiano ha bisogno di essere lavorato per 365 giorni all’anno, non che Renatino lavorasse davvero così tanto senza ferie.
Ma guardando bene la pubblicità si capisce che l’interpretazione dell’articolo è errata.
I giovani di buona famiglia che sono il contraltare di Renatino (belli, socievoli, sofisticati, benevoli, dall’aria sveglia e istruita mentre lui sembra un po’ tonto, timido e probabilmente scarsamente istruito) infatti gli fanno delle domande ben precise che chiariscono che non è il formaggio a essere lavorato 365 gironi all’anno ma proprio Renatino a sgobbare ogni giorno della settimana.
Anzi ne sono talmente stupiti che gli chiedono “Ma tu sei felice?” e lui, timidamente, forse consapevole e per questo imbarazzato dalla propria semplicità, mormora di sì.
Alla sera gli stessi giovani che avevano conosciuto Renatino al mattino, sono ancora insieme e festeggiano le fatiche della giornata intorno a un falò: non si sono dimenticati del giovane stacanovista e infatti lo ricordano ridendo consapevoli che i propri privilegi si basano sul suo sfruttamento e di quelli come lui.

Ecco quindi che, al di là di quello che avrebbe voluto essere il suo messaggio, abbiamo una pubblicità dalla parte dei ricchi che esalta e giustifica le divisioni sociali e lo sfruttamento (del resto Renatino è “felice” lavorando tutti i giorni senza sosta). La società è bella così perché alla fine sono tutti contenti: sia i giovani facoltosi che si godono bocconcini di parmigiano, sia Renatino che contribuisce a produrli col suo lavoro indefesso. Non c’è assolutamente un problema di giustizia nella società e tutti possono dormire sereni e tranquilli: va tutto bene!

Ecco: i facili moralismi li lascio ai tanti altri che avranno affrontato questo medesimo tema (dopo andrò a dare un’occhiata ai ghiribizzi che seguo) e che sicuramente riusciranno a indignarsi apparentemente più di me. O magari si indigneranno di chi si indigna? Anche questa è una possibilità concreta in un paese al contrario!
Ma, come dicevo, lasciamo perdere quale debba essere la morale di questa vicenda: voglio invece ricollegarmi a “Joker”. Il film critica la società attuale mentre la pubblicità la giustifica.

Perché quindi non fare un “Joker” all’italiana?
Renatino è un ragazzo con problemi mentali: quando è stressato non riesce a smettere di lavorare. A lavoro lo apprezzano così tanto che viene esibito come una curiosità di cui ridere alle spalle o anche in faccia. Le belle e ricche ragazze a cui è mostrato fingono ogni tanto di flirtare con lui per poi umiliarlo con grande risate da parte dell’intero gruppo. Anche Renatino va poi dallo psichiatra che però, come l’omologo americano, alla fine può fare ben poco se non prescrivergli qualche farmaco.
Magari quando il buon “padrone” di Renatino è costretto a fargli prendere le ferie obbligatorie si potrebbe mostrare il giovane che ne approfitta per lavorare, cioè farsi sfruttare, come fattorino in bicicletta. Ci starebbe no?
Le idee di come far discendere Renatino nella pazzia sono molteplici: sicuramente non dovrebbe mancare la rappresentazione di quale sia il VERO ingrediente segreto aggiunto da Renatino che insaporisce così bene il parmigiano. Anche qui ci si potrebbe sbizzarrire.
Alla fine, dopo essere stato umiliato più volte, Renatino potrebbe uccidere i vari riccastri le cui teste verrebbero inserite in altrettante forme di formaggio. Mi immagino la scena finale dove in un ristorante lussuosissimo di New York o Parigi viene aperta una forma di formaggio parmigiano davanti a una coppia in abito da sera che sorseggia champagne ma, il pezzettino di formaggio che viene messo in mano alla signora, ha in realtà al suo interno il naso di una vittima di Renatino.

Conclusione: io credo che avrebbe più successo un film così che questa pubblicità.

domenica 5 dicembre 2021

Il fiato pestilenziale di Roma

Via, è domenica, non ho letto la cronaca del giorno e non ho nuovi motivi per lamentarmi di Draghi e della sua camarilla: ne approfitto quindi per scrivere un nuovo pezzo su “Democrazia cosa è” premettendo che ormai non ricordo nulla di quanto letto e che mi affiderò quindi alle mie cospicue note.

Oops… non trovo il libro! Allora farò una rapida recensione di The fate of Rome di Kyle Harper che ho finito di leggere pochi giorni fa.

In realtà le riflessioni più importanti su questo libro le ho già fatte in questi mesi:
- Come succede spesso l'autore interpreta la storia, in questo caso la fine dell’impero romano, alla luce delle idee del proprio tempo: scrivendo nel 2017 aveva in testa il cambiamento climatico che ha cercato di applicare all’impero romano. L’avesse scritto oggi probabilmente l’accento sarebbe stato maggiormente sulle pandemie.
- L’autore poi non si rende conto di quanto la sua prospettiva temporale sia falsata: nell’ottica della durata della vita dell’impero 50 anni sono niente ma per le persone corrispondono a due generazioni. L’autore però non riesce a conciliare queste due diverse prospettive.
- Per non ammettere che le prime due pandemie antiche (la peste antonina e quella cipriana) non abbiano avuto niente a che fare con la caduta dell’impero d’occidente l’autore introduce un concetto tutto suo, quello di resilienza complessiva, che sarebbe stata lentamente erosa dalle due pandemie sullodate rendendo Roma più vulnerabile.
- La terza pandemia di peste bubbonica è invece probabile che abbia contribuito sensibilmente all’indebolimento dell’impero romano d’oriente. Però non ho mai studiato il VI secolo quindi prendo questa nuova teoria col beneficio di inventario.
- Molto più convincente una teoria “religiosa”: vari ritrovamenti archeologici mostrano che dopo la peste antonina (165-172 d.C.) ci fu una grande diffusione del culto di Apollo come protettore dalle malattie. Ancora più interessante è che in contemporanea con la peste di Cipriano (249-262 d.C.) si ebbe la definitiva esplosione del cristianesimo che proprio in quel periodo moltiplicò i propri fedeli. L’ipotesi è che le attività di assistenza alla popolazione e, probabilmente, l’interpretazione escatologica della stessa ne abbiano favorito la diffusione. Infine nel sesto secolo, con la peste giustiniana si ebbe il diffondersi del culto mariano.
- Quello che ne ricavo è che le persone, davanti all’ignoto e alla paura, cercano protezione nell’illusione che dà loro più sicurezze.
- Oggi attraversiamo una pandemia che ha una mortalità irrisoria rispetto a quelle dell’antichità: probabilmente se una malattia analoga all’attuale si fosse diffusa anche solo nel XIX secolo (o prima) nessuno se ne sarebbe neppure accorto! Però l’esaltazione data a essa dai media, i cambiamenti sociali che ci sono stati imposti in suo nome, ne hanno ingigantito la pericolosità nell’inconscio della popolazione. Questo ha fatto sì che la risposta della popolazione di oggi abbia delle analogie con quelle del passato: invece di cercare sicurezza e conforto nella religione la si cerca nella scienza: ma non nella scienza propriamente detta, fatta di ricerca, analisi oggettiva dei dati, confronto sereno e aperto fra le varie teorie. Al contrario si è trasformata la scienza in una specie di religione i cui dettami vanno a coincidere, in maniera a mio avviso sospetta, con la concezione liberista del profitto a ogni costo, anche prima della salute. Anche questa falsa scienza (quella vera è ben diversa) viene abbracciata con fanatismo e si pende acriticamente dalle labbra dei suoi santoni televisivi, opportunamente selezionati fra quelli più disponibile a convalidare il “verbo scientifico” prevalente e funzionale a interessi, dovrebbe essere ormai evidente, non solo sanitari.
- Niente di nuovo in effetti: del resto abbiamo anche la caccia agli untori di manzoniana memoria che sarebbero i diversi del tempo. Nel nostro caso i non vaccinati: e questo al di là non solo delle ricerche scientifiche ma anche delle evidenze epidemiologiche sotto gli occhi di tutti.
- Direttamente dalla mia nota conclusiva al libro: «[KGB] Altro paradosso: l’epidemia uccide l’impero romano ma contemporaneamente permette la nascita del califfato. Ne concludo che determinante fosse la struttura socio/economica piuttosto che la malattia che comunque colpì tutti.»
In altre parole la pandemia fu sicuramente un fattore ma, probabilmente, non quello determinante.
- Altra notizia interessante: nel IV secolo esisteva un vero e proprio esercito di religiosi (monaci e simili) di una consistenza pari a metà di quello militare vero e proprio. Chiaro che questa massa non produttiva di persone dovette avere un grande impatto nell’economia dell’impero.

Tutto qui? Beh, sì…
In verità la teoria di questo saggio è molto semplice e non c’è molto altro da aggiungere. Per esempio c’è almeno una cinquantina di pagine che spiegano nel dettaglio l’evoluzione del batterio (non è un virus!) della peste e di come questa si diffonda, come effetto totalmente secondario, alla popolazione. Interessantissimo dal punto di vista naturalistico ma meno da quello storico.

Nel complesso comunque un buon libro: sebbene a mio parere non determinanti, anche il fattore climatico e pandemico furono importanti e andrebbero considerati per valutare il fenomeno, non solo romano ma storico in genere, nella sua interezza.
Come detto le teorie esposte sono semplici ma il libro è scritto molto bene: è ricco infatti di aneddoti (per il poco che ne so) poco conosciuti ma interessantissimi. E infatti, ho verificato su wikipedia ma era scritto anche sulla quarta di copertina, il professor Harper insegna lettere antiche. Questo spiega probabilmente la sua prospettiva storica deformata sulla vita dell’impero romano.

Da questo punto di vista l’attenzione certosina ai dettagli tipica degli uomini di legge come il prof. Klarman (“The framers’ coup”) rende maggiore beneficio alla storia che la sensibilità romantica dell’uomo di lettere. Mia opinione ovviamente.

Conclusione: su GoodReads.com gli ho dato 4 stelline e da 1 a 10 credo che quest’opera meriti un più che dignitoso 7+.

venerdì 3 dicembre 2021

Libri ascoltando musica

Sto scegliendo i brani per le mie raccolte (v. su Spotify e Youtube Lista 1, 2 e 3) e non voglio usare programmi che abbiano anche il minimo suono: praticamente non mi resta che scrivere o leggere!
Leggere però mi richiede molta più concentrazione che scrivere e così eccomi qui…

Chiaramente non mi va di impegnarmi in un pezzo complesso perché comunque dovrò interrompermi molto spesso: ne approfitto quindi per un aggiornamento sulle mie letture…

The fate of Rome: per quanto l’idea fondamentale del libro non mi convinca i saggi storici di questo tipo mi piacciono moltissimo e li leggo volentieri. Praticamente mi manca una ventina di pagine per finirlo, forse già stasera potrei terminarlo. Chiaramente ci scriverò sopra un pezzo a parte: anticipo solo che effettivamente, benché le pandemie non abbiano avuto ruolo nella caduta di Roma (come faceva intendere il titolo), sono state probabilmente fondamentali nell’indebolire l’impero Bizantino attraverso una serie di successive ondate di peste bubbonica…

The framers’ coup: proprio un bel libro: lo so lo scrivo sempre… Lo ripeto perché si è rivelato inaspettatamente interessante: le analogie con la UE sono logicamente enormi (soprattutto ne evidenziano le contraddizioni e le verità/ovvietà che non ci hanno raccontato) ma trovo comunque interessantissime anche le logiche politiche che guidarono le discussioni per arrivare alla costituzione. Ora sono a un capitolo più "leggero": la questione della schiavitù che vede contrapposti gli interessi di nord e sud. Probabilmente dovrei scrivere un pezzo anche su questo specifico argomento: avrei tante cose da scrivere ma il “buon” Draghi mi ruba tutto il tempo con le sue dannate trovate…

Dialogo sui due massimi sistemi: anche questo è un libro molto attuale: proprio qualche giorno fa avevo iniziato a scrivere un pezzo sull’argomento ma poi mi è rimasto in sospeso. Se me lo ricordo vedrò di finirlo e pubblicarlo. Avanzo lentamente ma avanzo.

Vite parallele: ho ricominciato a leggerlo da un mesetto circa: ho fatto Mario e Lisandro e adesso sono a Silla. Proprio questo pomeriggio ho letto della battaglia di Cheronea del 86 a.C.: è famosa perché la falange greca viene sconfitta dalla maggiore mobilità delle truppe romane. In realtà però Plutarco non si sofferma su questo aspetto e pone invece l’accento sulla maggiore disciplina dei romani…
Dopo Silla c’è Cimone e poi ho finito il secondo dei quattro volumi delle “Vite parallele”: un libro piacevole anche se molto dipende dal personaggio di cui scrive di volta in volta.

Fenomenologia e genealogia della verità: sono bloccato! E quel che mi secca è che questo saggio mi blocca anche sulla lettura di “Una teoria della giustizia” di John Rawls: un mattone di oltre 500 pagine scritte con un carattere microscopico! Aggiungo che Rawls non mi convinse quando fu introdotto dal professor Sandel al corso di filosofia della morale (v. Dubbi su Rawls) ma col tempo mi sono convinto di averlo frainteso: adesso vorrei chiarirmi le idee direttamente alla fonte ma non voglio iniziare un saggio di filosofia prima di finire l’altro… sigh… temo di aver comprato l’opera più “mattonesca” di Zhok: ma mi feci fregare dal fatto che fosse in offerta!

Cosa è la democrazia: paradossalmente questo libro mi piace molto ma sono anche fermo: avevo deciso di scriverne dei pezzi su questo ghiribizzo, anche per aiutarmi a memorizzare la mole di nuove informazioni, ma mi è mancata la voglia e più che passa il tempo e più che mi fa fatica perché mi ricordo meno quanto letto (nonostante la sovrabbondanza di note a margine che vi ho aggiunto). Dovrei impormi di scriverci almeno un pezzo a settimana in maniera da poter riprendere la lettura ad anno nuovo…

Un nuovo mondo: deludente. Spiegherò le mie ragioni una volta terminato: al momento sono ai 2/3 ma leggerlo mi è faticoso perché ho la netta sensazione di perdere tempo…

Mi sembra di non aver niente altro in lettura: fatemi controllare su GoodReads.com!
Secondo GoodReads.com sto leggendo 6 libri: probabilmente non ho inserito le “Vite parallele” di Plutarco perché la mia edizione non era presente e non avevo avuto voglia di inserirla…

Conclusione: vabbè, allora chiudo qui: un pezzo un po’ più corto del solito non credo che faccia male…