«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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mercoledì 4 gennaio 2023

La parabola del Dr. Campbell

Dal febbraio 2020 seguo i video del Dr. Campbell e ho notato il suo cambiamento di prospettiva nella gestione della pandemia da parte delle autorità.

Per esempio a settembre 2021 (v. Covid-19 e censura europea) era totalmente a favore dei vaccini: si fidava ciecamente dei dati proclamati dalle case farmaceutiche e, in particolare, che non presentassero rischi di sorta o quasi. Quasi a ogni puntata ripeteva di stare aspettando di essere chiamato per la vaccinazione (inizialmente le quantità disponibili non erano sufficienti per tutti e si cominciò a vaccinare i più anziani e i lavoratori del settore sanitario).
Per confronto la mia posizione sull’uso dei vaccini solo per le categorie più a rischio (*1) è del dicembre del 2020 quando ancora il Dr. Campbell ne era un fermo sostenitore.
Dal mio pezzo sullodato:
«Ma chi è questo Dr. Campbell? È un ex insegnante di medicina per infermieri in pensione, ha contatti con medici da ogni parte del mondo, lui stesso ha viaggiato molto e ha lavorato, per esempio, anche in India. Essendo molto rigoroso e attento in quello che dice fornisce sempre i collegamenti alle ricerche o ai giornali che sono le sue fonti. È lo stereotipo del vecchio inglese che ha piena fiducia nelle istituzione del suo paese: più volte il governo inglese non ha deciso/fatto quello che lui si auspicava ma in quesi casi ha sempre detto che bisogna assolutamente conformarsi a quanto deciso dalle autorità perché, probabilmente, queste hanno dati molto più precisi a loro disposizione per decidere cosa sia meglio per tutti: e non lo dice ironicamente, come potrei fare io, ma ci crede realmente. Da gennaio 2020 segue il covid-19 con aggiornamenti quotidiani e io, a mia volta, seguo lui da fine febbraio 2020.
Il Dr. Campbell è poi TOTALMENTE a favore dei vaccini e, ho la sensazione, che sarebbe favorevole pure all’obbligo per tutti: lo specifico affinché non crediate che sia una specie di “santone no-vax col cappellino di stagnola in testa”. Ciò nonostante è una persona molto equilibrata, non al soldo di qualcuno che lo paghi per dire ciò che dice, ed è quindi molto oggettivo.
Egli è convinto sostenitore dei vaccini ma se ci sono altri farmaci sicuri in grado di contrastare efficacemente il covid-19 non vede motivo per non usarli. Per questo da oltre un anno consiglia a gran voce di assumere vitamina D e, più recentemente, anche lo zinco: ormai numerosissime ricerche ne dimostrano l’efficacia nel ridurre in maniera estremamente significativa i rischi da covid-19.
Per l’ivermectin il discorso è analogo: lui ne parla da (non ricordo esattamente) almeno dicembre 2020 o al più tardi da gennaio 2021. Anche in questo caso ci sono una trentina di ricerche che ne dimostrano la straordinaria efficacia nel prevenire e curare il covid-19. Per questo il Dr. Campbell non riesce a spiegarsi come mai il WHO e altre autorità sanitarie continuino a sconsigliarlo o, addirittura, vietarlo. Il suo ragionamento è “Vabbene, voi stati occidentali non vi fidate di queste ricerche che dimostrerebbero la straordinaria efficacia di questo farmaco: allora organizzate voi degli studi accurati. Il rapporto di rischio/beneficio di questo farmaco è così alto che, anche se la sua utilità fosse improbabile (e invece tutto fa pensare l’opposto), varrebbe comunque la pena verificarne l’efficacia perché ha il potenziale di salvare centinaia di migliaia di vite”. Invece i governi non fanno niente e, anzi, nascondono alla popolazione queste ricerche e addirittura ridicolizzano l’ivermectin ricordando solo che è un farmaco usato anche in veterinaria.»

Eppure continuai a seguire il Dr. Campbell anche se non la pensava esattamente come me perché ne riconoscevo l’onestà intellettuale: ancora nell’autunno 2021, quando ricerche e dati sui rischi dei vaccini e la loro relativa efficacia stavano iniziando ad accumularsi, quando soprattutto il potere politico iniziava ad agire in maniera chiaramente illogica e contro le prove scientifiche, davo la colpa alla cieca fiducia nell’autorità del Dr. Campbell se lui si rifiutava di riconoscere lo schema che a me era ormai ovvio da mesi.
Solo con l’arrivo della omicron, ovvero nel dicembre del 2021, quando le evidenze scientifiche hanno iniziato a essere soverchianti, anche il Dr. Campbell ha iniziato a ripetere come un disco rotto che “bisognava rivalutare il rapporto fra rischi e benefici del vaccino”. I danneggiati dal vaccino erano reali, emergevano le prove di manipolazione degli esperimenti delle case farmaceutiche, si continuava a censurare qualsiasi trattamento che non fosse il vaccino o i nuovi farmaci costosissimi perché brevettati. Insomma direi che dalla primavera del 2022 anche il Dr. Campbell ha aperto gli occhi.

A dire il vero mi sembrava di aver scritto un pezzo specifico proprio su questo cambiamento di prospettiva del Dr. Campbell ma forse mi sbaglio, forse ne ho solo parlato ad amici e parenti senza scrivere niente perché non sono riuscito a trovarlo pur con una ricerca piuttosto attenta.

Però questa “trasformazione” del Dr. Campbell ha colpito tante altre persone che lo seguivano (del resto i numeri del suo canale YouTube sono altissimi): la sua onestà intellettuale, che si può riassumere nel suo motto “seguire le prove scientifiche dovunque esse portino”, è evidente nei suoi video e proprio per questo la sua capacità di evolvere la propria opinione (nonostante l’età che, a mio avviso, porta a una maggiore rigidezza intellettuale; nonostante avesse pubblicamente sostenuto l’uso dei vaccini al 100%, cosa psicologicamente molto rilevante) è ancora più significativa. Non è frutto di partito preso ma di una lenta e dolorosa comprensione del marcio che domina la politica occidentale dove, per denaro, non si esita a sacrificare la saluta della popolazione.

Addirittura in un video (vedi poi) il Dr. Campbell arriva a chiedere scusa alle persone che lui ha inconsapevolmente convinto a vaccinarsi. Ricordo di averlo visto ma, forse per riguardo nei suoi confronti, non lo ripubblicai qui sul ghiribizzo…

Comunque, dicevo, tanti altri fra i milioni che lo seguono hanno riconosciuto la sua trasformazione e qualcuno di loro ha pubblicato questo video che riassume varie tappe della sua trasformazione:
Dr. John Campbells Awakening: The End of evidence based Medicine


Modificato 4/1/2023 YouTube, a mio avviso senza motivo, ha prontamente rimosso il video in questione. Fortunatamente l'ho ritrovato tale e quale su Odysee:
Dr. John Campbells Awakening: The End of evidence based Medicine

Video estremamente istruttivo che mostra il cambiamento di opinione di una persona intelligente, equilibrata, intellettualmente onesta e sufficientemente umile dal riconoscere i propri errori: capace di passare da uno sdegnato “io non parlo di teorie complottiste” allo scusarsi con i propri spettatori per averli indotti in errore. Un gigante in un’epoca di decadenza dominata da nani.

Conclusione: mi chiedo che tipo MBTI sia il Dr. Campbell: sono incerto fra ISTP, ISTJ, ESTP o ESTJ...

Nota (*1): la mia posizione di “prudenza” si basava, più che su considerazione mediche (all’epoca sostanzialmente favorevoli ai vaccini), sulla teoria della gestione del rischio che avevo assimilato da “Antifragile” di Taleb. In pratica, pur fidandomi anch’io dei dati forniti dalle case farmaceutiche, ritenevo che ci fossero ampie zone di incertezza (soprattutto in eventuali controindicazioni nel medio e lungo termine). In questi casi se il possibile guadagno è piccolo ma il rischio, non importa quanto raro, è grande allora non conviene correrlo: insomma non conviene fare investimento che fornisce un piccolo guadagno quasi certo ma con un potenziale pericolo altissimo. Ovviamente io per mesi cercavo di valutare il rapporto fra rischi e benefici del vaccino e, se leggete i miei pezzi nel tempo, vedrete che col passare dei mesi e delle varianti aggiornai la soglia di età a cui pensavo convenisse più vaccinarsi che non farlo (in assenza di fattori di rischio!). Addirittura verso maggio 2021, con la variante delta, e senza la certezza di essere già stato infettato, l’abbassai a 50 anni: in pratica mi sarei vaccinato in autunno 2021 (iniziavano ad arrivare le notizie di rapida perdita di efficacia dopo pochi mesi e io volevo essere protetto per l’inverno, non per l’estate!) se non fosse stato per il ricatto estivo del verdepasso a cui, conclusi, era moralmente corretto opporsi per principio.

PS: ho riguardao il video in questione e devo dire che nel complesso è fatto moto bene. L'unica cosa mi pare fuorviante l'aver introdotto i video aggiuntivi con Bill Gates che non sono mai stati menzionati dal Dr. Campbell. Si potrebbe infatti avere la sensazione che il dr. Campbell condivida la teoria cospirativa del miliardario intento a ridurre la popolazione mondiale...

Modificato 4/1/2023: aggiungo anche che, secondo me, la posizione del Dr. Campbell è sempre stata coerente con le sue premesse: non è che due anni fa fosse tonto e sia poi rinsavito col passare del tempo; piuttosto ha sempre valutato i dati a sua disposizione e solo quando questi hanno smesso di essere compatibili con la narrativa dominante allora ha iniziato a mettere in dubbio quest'ultima. Il suo cambiamento mi pare dettato più da un processo logico e critico piuttosto che da intuizioni scaturite da pillole colorate.

martedì 3 gennaio 2023

L'uggiosino

Sono di cattivo umore. Non me ne ero neppure reso conto fino a, bo, mezz’ora fa. È che ero distratto e quindi non me ne ero accorto!
Più o meno sarà da Natale ma con improvviso peggioramento negli ultimi due giorni…
Sarà la solita depressione natalizia? Bo… non so…

È che rispetto al mio solito cattivo umore mi sento più stanco che triste, più esausto che nervoso, un po’ vuoto.
Ovviamente non è facile spiegare a parole queste sensazioni: mi rendo conto che quando le descrivo tendo a estremizzarle ma credo che sia inevitabile.

Sul fronte medico è da più di un anno che non vedo/sento il mio medico di base: ma ormai l’ho capita: è buona solo per farmi fare analisi, ovvero a scaricare eventuali responsibilità di diagnosi su altri dottori. E le analisi, se non ci sono sintomi chiari e inequivocabili, sono una lotteria…

Comunque almeno un sintomo significativo adesso ce l’ho!
Da un paio di anni ho le pulsazioni alte, sulle 80 al minuto a riposo: ma apparentemente per parlare di tachicardia dovrei essere sopra le 100 a riposo...
Invece ho sempre avuto la pressione tendenzialmente bassa e comunque, quando l’ho misurata, sempre su 65-110 che credo sia la norma. Eppure, nell’ultima settimana, l’ho misurata due volte (in giorni e orari diversi) ottenendo 85-130: la massima quasi normale ma la minima è alta.
Ah! altro sintomo, questo più imprevedibile, è che sono nervoso: e ho dei parossismi di rabbia per qualsiasi banalità. In realtà, se volessi, potrei controllarmi (la reazione rabbiosa non è immediata ma scatta dopo qualche attimo) ma ho la sensazione che siano delle valvole di sfogo anche se non mi pare funzionino un gran che: dopo la testa mi scoppia e mi pulsano le vene sul collo...

La mia spiegazione è lo stress ma potrebbe anche dipendere dall’aumento di peso (soprattutto le pulsazioni). Un’altra possibilità è che sto bevendo più tè del solito: ora sto cercando di tornare a tre quotidiani ed è anche possibile che sia una marca con più teina del normale…
Dubito dipenda dai miei integratori: ne prendo infatti dosi piccole…

Vabbè.

Nel complesso ho scarsa voglia di leggere, scrivere o correggere la mia Epitome. In pratica cerco di evitare qualsiasi sforzo mentale.
È da una settimana che mi è arrivato un nuovo router e ancora non mi sono deciso a provarlo: eppure si tratta solo di attaccare un paio di cavi, una spina e poco più…
Mi piacerebbe andare in letargo e svegliarmi in primavera! Eppure dormo anche poco e male: sarò sulle 5 ore ma non continue.

Forse dovrei cercare di concludere il mio romanzo di Strabuccinator (l’ultima volto che l’ho toccato ho voluto aggiungerci una nuova scena e mi sono subito bloccato!). L’idea per un attimo mi piace ma appena ci penso meglio mi accorgo di non averne voglia: l’idea di aprire l’archivio, di mettermi a pensare a nuove idee… proprio non mi va…

In effetti l’unica attività che tollero è scrivere pezzi: anche se, ora come ora, non ho nessuna voglia di scriverne di impegnativi. E mi rendo conto che gli ultimi che ho scritto non sono venuti chiari e lineari come mi sarebbe piaciuto: sono saltato di palo in frasca e ho trascurato/perso il filo conduttore. Magari però è qualcosa che noto solo io, non so…

Conclusione: magari questa sensazione mi passerà all’improvviso come mi è venuta. In passato è sempre stato così: due tre giorni giù e poi per un mesetto o due sono a posto. L’unico dubbio è una sensazione: quella di stare accumulando stanchezza emotiva. Bo, vedremo...

lunedì 2 gennaio 2023

Mistero risolto?

Qualche tempo fa (un mese?) la Merkel fece una dichiarazione sconcertante: il trattato di Minsk fra Ucraina e Russia, di cui Germania e Francia erano garanti, fu sottoscritto in mala fede: non si voleva infatti raggiungere una pace definitiva ma solo far guadagnare tempo all’Ucraina per permetterle di armarsi e opporsi così con successo a un eventuale intervento militare russo.

Gli accordi di Minsk del 2014 più o meno (vado a memoria) prevedevano:
- Regioni del Donbass con più autonomia ma sotto il controllo di Kiev.
- Tutela delle minoranze russe.
- Cessate il fuoco nel Donbass.
- Scioglimento delle milizie neonaziste filo-ucraine.

Un accordo a mio avviso ragionevole che però non fu rispettato dall’Ucraina: in particolare le milizie neonaziste non solo sono state integrate all’interno dell’esercito ma sono anche state armate con le armi migliori. Contemporaneamente, sempre tramite queste milizie, il Donbass è stato più o meno costantemente bombardato per 8 anni provocando, si stima, circa 8.000 vittime nella popolazione civile.

Putin prese la palla al balzo all’esternazione della Merkel e si dichiarò estremamente deluso dall’occidente che, dal suo punto di vista, adesso non era più credibile: l’occidente non aveva cercato in buona fede di raggiungere una pace reale ma solo di far guadagnare tempo all’Ucraina per riempirla di armi.

All’epoca non ne scrissi perché mi sembrò solo lo scivolone inopinato di una ex politica. Cioè la sua dichiarazione la valutavo sincera ma, probabilmente, rubata in un’intervista che non avrebbe dovuta includerla.
Infatti cosa ci guadagna la Germania o la Francia dall’ammettere di essere stati in mala fede nei confronti della Russia? Niente… anzi: si dà un’ottima giustificazione all’intervento militare voluto da Putin e si perde credibilità internazionale.
Certo era un segreto di Pulcinella che Germania e Francia fossero contro la Russia: ma perché ammetterlo apertamente? Con i media totalmente genuflessi al potere si poteva continuare a fargli ripetere il contrario della verità (che era Putin quello in malafede e che Germania e Francia avevano cercato di raggiungere una pace effettiva con gli accordi di Minsk) e la maggioranza della popolazione vi avrebbe creduto...

Se non avessi sempre cento cose per la testa sarebbe stato utile indagare il contesto da cui scaturì questa dichiarazione: era qualcosa di preparato, studiato a tavolino, oppure era (come avevo ipotizzato) una frase rubata e poi subito smentita?

Ma non lo feci: magari vedrò di scoprirlo fra un po’…

Il fatto è che pochi giorni fa Hollande, all’epoca presidente francese in carica, ha ribadito lo stesso concetto!

Ora una svista, per quanto clamorosa, ci può anche stare ma due mi sembrano decisamente eccessive: non può essere un caso ma deve essere un piano.
Ma che piano? Qual è il vantaggio per Germania o Francia di ammettere di aver agito in malafede, di non essere assolutamente degli interlocutori credibili?
Questo è il mistero odierno che non riesco a comprendere…

Per prima cosa diamo un’occhiata ai media occidentali: se nascondono o diffondono la notizia potrebbe già dire molto…

Per la Merkel credo che l’affermazione originale provenga da questa intervista:
Angela Merkel: «Kohl si approfittava di voce e corporatura. I tremori? Faceva caldo, era appena morta mia madre» di Giovanni Di Lorenzo e Tina Hildebrandt dal Corriere.it (*1).
Se fate un CTRL-F con chiave “Minsk” trovate il passaggio incriminato: lo scopo degli accordi era dare tempo a Kiev per permetterle di divenire più forte. Il redattore ha poi aggiunto fra parentesi che era con lo scopo di raggiungere poi la pace: ma la Merkel non lo afferma né pare suggerirlo.

Quindi vediamo: il contesto è quello di una normale intervista che spazia su tanti temi ed è tesa a riconoscere i meriti della ex-cancelliere e a darle uno spessore umano. L’affermazione sugli accordi di Minsk SEMBREREBBE solo un passo falso, per quanto improbabile, per una politica dell’esperienza della Merkel.

L’intervista originaria a Hollande è su un quotidiano in linea ucraino (Hollande: ‘There will only be a way out of the conflict when Russia fails on the ground’ di Theo Prouvost su KyivIndependent.com del 28 dicembre) e vi è proprio una domanda diretta in riferimento all’intervista della Merkel sullodata.
Hollande conferma che l’idea era quella di dare tempo all’Ucraina per armarsi. In più l’articolo spiega (non è però chiaro quale siano le parole di Hollande e quali quelle del giornalista) che il motivo di questa scelta è che si voleva bloccare gli eserciti dei separatisti del Donbass armati da Putin; che in seguito (ne 2016) Putin voleva maggiore autonomia per i territori separatisti con l’idea di inglobarli poi nella Russia.

In poche parole era Putin quello in cattivo fede che mirava a smembrare l’Ucraina e che quindi l’inganno occidentale era una scelta strategica inevitabile.

A me la logica pare traballante (ma leggete direttamente l’articolo, magari sono io che non l’ho capito): perché la Russia, se il suo scopo finale fosse stato realmente annettersi i territori separatisti, avrebbe accettato gli accordi di pace visto che sul piano militare avrebbe potuto ottenere facilmente lo stesso risultato e, invece, accettando la soluzione pacifica avrebbe dato tempo all’Ucraina di armarsi meglio? Credo che sia palese che Putin si rendesse conto di questa possibilità, no? Questo a me fa pensare alla buona fede di Putin nell’accettare il compromesso.

Insomma Hollande conferma le parole della Merkel, ovvero che i trattati di Misk servivano solo a dare tempo all’Ucraina di armarsi meglio: in più vi aggiunge solo la giustificazione, a mio avviso zoppa, che anche Putin era in malafede.

In definitiva mi pare sia ragionevole concludere che quella della Merkel sia stata veramente una svista, per quanto clamorosa, e che a Hollande sia stato assegnato l’incarico di chiarire e giustificare. Ovviamente con la scarsa sensibilità morale tipica dei politici (ne hanno solo un’idea vaghissima) ha pensato di giustificare un’azione disonesta (gli accordi sottoscritti in malafede) con un buon fine cioè, più o meno, dar tempo all’Ucraina di divenire militarmente più forte. Chiaramente ignorando completamente l’imperativo categorico kantiano.

Potrei chiosare aggiungendo come non solo l’occidente si sia comportato immoralmente (senza neppure rendersene conto a sentire Hollande) ma di come abbia sbagliato completamente i calcoli da molteplici punti di vista. D’accordo che il secondo articolo è stato pubblicato su un giornale ucraino ma davvero sembra che alcuni politici occidentali credano realmente che l’Ucraina possa vincere la guerra con la Russia. Di sicuro l’hanno creduto circa 8 anni fa...

Conclusione: è davvero risolto questo mistero tale solo apparentemente? Non ne sono del tutto sicuro ma, del resto, il mio soprannome è KGB...

Nota (*1): nel frattempo ho scoperto che l’articolo originale è del 7 dicembre su Die Zeit a firma degli stessi giornalisti.

domenica 1 gennaio 2023

Giovani virgulti

Mentre andavo in macchina a comprare delle medicine ho fatto la seguente riflessione.

Non so come né perché ho pensato al “Secolo breve” di Hobsbwam e mi sono meravigliato per l’ennesima volta di come egli, nel 1993, avesse perfettamente colto delle tendenze che all’epoca iniziavano appena a manifestarsi.

Diversamente dal solito ho provato a chiedermi come mai io, all’epoca, non avessi notato niente di niente. La risposta più ovvia e semplicistica è che in quegli anni non seguivo minimamente la geopolitica né mi interessavo di storia ma semplicemente frequentavo, studiando il meno possibile (!), l’università…

Ma secondo me vi è anche un motivo più profondo, questa è l’intuizione odierna, ovvero come i giovani vivono gli eventi della propria giovinezza.

A scuola e soprattutto al liceo seguivo, forse un po’ più della media, la cronaca che ci veniva raccontata dai telegiornali (all’epoca solo RAI) ma era un qualcosa su cui non ragionavo: erano fatti che avvenivano, era così e basta, informazioni che assorbivo passivamente senza alcuna rielaborazione propria. In quella fase dell’adolescenza si è sommersi dalle nuove informazioni, non solo scolastiche ma anche dovute al completamento della maturazione psicologica individuale: non c’è tempo per domande oziose. Se ti prendeva la passione di qualcosa ti ci tuffavi dentro, affrontandola di petto: era un periodo in cui lo sguardo poteva andare in profondità, anche molto, in specifici argomenti ma mancava invece una prospettiva più globale, direi matura infatti.

Invece quando si ha vent’anni si è finalmente raggiunto il nostro massimo potenziale intellettivo e si affronta la realtà che viviamo in quel periodo basandoci sull’esperienza accumulata negli anni passati. Questa esperienza è però, comprensibilmente, poca cosa: bene che vada è una conoscenza superficiale degli eventi che hanno portato al momento presente: manca un ragionamento sulle possibili interpretazione alternative dei medesimi fatti. È nella natura del giovane essere sicuro di sapere tutto: per solo contemplare possibilità alternative occorre invece ammettere la propria incertezza. E questo al giovane viene innaturale.

Il risultato è che il giovane ha un’ottima visione del momento presente: probabilmente riesce a coglierne delle sfumature che a chi è più anziano sfuggono. Ma questa visione non scende in profondità, rimane neutra perché manca un confronto con un passato che si conosce solo a livello teorico ma che non si è vissuto.
La conseguenza è che si comprende la traiettoria del tempo, come le cose evolveranno, anche piuttosto bene ma non ci si accorge di eventuali deviazioni rispetto alla rotta che gli eventi avrebbero dovuto prendere dal punto di vista di chi ha una decina di anni o più alle proprie spalle. Per restare al mio esempio solo chi era già adulto negli anni ‘80 avrebbe potuto accorgersi del mutamento di rotta negli anni ‘90.
Per esempio per me “mani pulite” è stato qualcosa di scontato, di inevitabile: per me era chiaro che la corruzione imperante in partiti ideologicamente ormai vuoti (DC e PSI) era destinata a emergere. Non avevo passato decenni a vedere come i furbastri la facevano sempre franca. “Mani pulite” non è stato per me un vero e proprio momento di rottura col passato ma l’inizio del mio presente: qualcosa di naturale e normale.

Sempre mentre ero in macchina ho quindi pensato a come i giovani di oggi hanno vissuto la pandemia e, soprattutto, le restrizioni forzate. Molti intellettuali infatti denunciano l’accettazione supina da parte dei giovani (non dico i bambini ovviamente ma chi ha sui vent’anni) della perdita di libertà, quasi con indifferenza.
Il motivo, alla luce della mia riflessione, è semplice: per loro è stato tutto normale. È stato normale che si siano state sacrificate fette enorme di libertà in nome della salute; è stato normale che si sia seguita (superficialmente e solo fino a quando ha fatto comodo) la scienza senza ammettere dubbi legittimi anche quando questa era priva di basi solide ed era perfino messa in dubbio da premi Nobel; è stato normale essere schedati e tracciati quotidianamente; è stato normale doversi piegare a ripetute varie imbecillità senza senso per un presunto “bene della società”…
È apparso tutto normale ai giovani perché mancavano di esperienze passate con cui confrontare il presente: questo è stato vero un po’ per tutti in realtà ma, mentre chi era più anziano si è pienamente reso conto della rottura con l’usuale normalità, per i giovani è stato tutto normale.

Più in generale non capisco che aspettative si possano avere dai giovani: è vero che leggono bene il momento ma sono anche facilmente manipolabili e influenzabili. È bastata una Greta qualsiasi, osannata strumentalmente dai media, che subito le sono corsi tutti dietro; oppure, col capellone bolognese, i giovani sono prontamente divenuti delle sardine senza rendersi conto di venire inscatolati pronti per essere serviti sulla tavola imbandita del potere.

I giovani hanno il potenziale, l’energia, il coraggio o forse l’ingenuità, per mettersi in gioco, per correre rischi che chi è più vecchio, e magari con altre responsabilità, non può più permettersi: ma senza che se ne accorgano c’è bisogno che vengano guidati, che qualcuno ecciti la loro fantasia, altrimenti rimangono più immobili e acquiescenti delle cariatidi impassibili.

Conclusione: intendiamoci in macchina ho avuto l’intuizione di questa idea, ma solo adesso l’ho espressa, e io stesso compresa, nella sua interezza.