«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

martedì 5 febbraio 2019

Rifinito

Ieri ho finito di leggere per la seconda volta dopo 6 anni La notte nel Medioevo di Jean Verdon, Ed. Baldini & Castoldi, 2000, trad. Annalisa Spetrino.

Ero infatti curioso di scoprire come mai non mi ricordassi di un solo particolare letto…

Il motivo non è una mia improvvisa perdita di memoria (fortunatamente!) ma, semplicemente, non ci sono informazioni che spiccano o che stupiscono: si tratta infatti di una lunga serie di testimonianze su come veniva vissuta la notte nel medioevo. Ma si tratta di una congerie di notizie male organizzata con continui salti temporali e spaziali e che, a detta dello stesso autore, non è neppure ben chiaro quanto sia significativa.
E poi non ci sono sorprese: la notte faceva paura, ci si riposava, si pregava, c’erano più (forse) crimini, c’era parecchio buio, veniva usata in guerra per la fuga o per attacchi a sorpresa, era il momento dei mostri ma anche delle vegli e della preghiera, etc…

Nel complesso una lettura piacevole perché molti episodi sono curiosi e talvolta divertenti ma rimangono fini a se stessi: un po’ come leggere una raccolta della rubrica delle spigolature della Settimana Enigmistica...

American Gods - 11/2/2019
Finalmente ho finito di rileggere American Gods: ho fatto una fatica tremenda a completare le ultime 50 pagine: non sono neppure sicuro del motivo perché invece i primi 4/5 del romanzo li avevo letti proprio volentieri e piacevolmente.
Ho la sensazione che inconsciamente ricordassi che la fine mi aveva deluso: il mio personaggio preferito era Mercoledì e, anche se un po’ cattivello, io tifavo per lui. Invece “vince” lo smorto protagonista...

Anche il Leopardi - 11/2/2019
Nel pezzo del 2013 Deriva morale scrissi di un dilemma che non sapevo dirimere e dell’opinione di mio zio al riguardo.
Lo scorso gennaio mi sono imbattuto nel parere di Nietzsche: La risposta di Nietzsche (e la mia).

Oggi, controllando i miei appunti alla ricerca di epigrafi per l’Epitome, ho (ri)scoperto che anche il Leopardi si era posto la questione:
«Diciamo e udiamo dire a ogni tratto: i buoni antichi, i nostri buoni antenati; e uomo fatto all'antica, volendo dire uomo dabbene e da potersene fidare. Ciascuna generazione crede dall'una parte, che i passati fossero migliori dei presenti; dall'altra parte, che i popoli migliorino allontanandosi dal loro primo stato ogni giorno più; verso il quale se eglino retrocedessero, che allora senza dubbio alcuno peggiorerebbero.»

Autoscatto - 17/2/2019
Sono solo io ad avere sempre la sensazione di venire male nelle foto?

Errore orrore - 25/2/2019
Aargh!!!
Stamani ho preso i testi dei miei pezzi (v. Conclusione esperimento) filtrando via quelli marcati con “Corto” e “Codice” (un bell’archivio di 9.9Mb) e ho modificato il programma di Osinga per usarlo al posto di Shakespeare (5.6Mb).

Poi, visto che al precedente tentativo il mio calcolatore non sembrava avere abbastanza potenza di calcolo, ho provato a diminuire la dimensione della rete neurale: invece di due strati intermedi da 640 nodi ne ho usati due da 110 (*1).
In questa maniera il calcolo di ogni epoca mi ha preso circa 23 minuti.
Avendo ridotto le epoche da 40 a 10 me la sarei dovuta cavare in 3 ore e 50 ma…

...alla fine dell’8° epoca Keras ha dato errore!


Nota (*1): c’è da dire che lo strato iniziale e quello finale, legati al numero di diversi caratteri usati, era più grande: 106 invece che 97. E ho pure fatto un gran ripulisti togliendo caratteri cirillici, indiani, greci e cinesi...

lunedì 4 febbraio 2019

Quattro son pochi

Leggere quattro libri insieme non è abbastanza (v. il corto Book overflow) e così ho iniziato anche Scienza è democrazia di Maria Luisa Villa, Ed. Guerini a Associati, 2018!

Vabbè, l’idea era solo quella di leggere l’introduzione per capire se ho comprato qualcosa di interessante oppure no e, poi, aspettare di finire i volumi già iniziati prima di andare avanti nella lettura. L’argomento mi interessa perché nella mia Epitome il capitolo 17 è interamente dedicato alla scienza e, ormai da tempo, avevo intenzione di aggiornarlo: un punto di vista diverso mi è utilissimo per affinare le mie teorie e, magari, aprirmi nuove prospettive. Nella breve intervista della Villa che avevo letto ero rimasto colpito dal suo equilibrio, calmo e oggettivo e avevo quindi ipotizzato che il suo libro potesse essermi utile...

Da quel che ho capito dovrei aver fatto un ottimo acquisto seppure con qualche “se”.
Come spiegato mi sono limitato a leggere solo l’introduzione che, credo (visto che non lo si dice chiaramente), anticipa a grandi linee gli argomenti che verranno trattati più approfonditamente nei capitoli seguenti.
La maggior parte dei concetti strettamente collegati alla scienza mi sembrano interessanti e, anzi, appassionanti ma su tutto domina un’ombra: quella della democrazia!
Come si capisce dal titolo dell’opera la tesi dell’autrice è che la “scienza è democrazia”: ma l’idea di “democrazia” della Villa non è quella di mito malconcio e sostanzialmente ipocrita che è il risultato della mia teoria, piuttosto è ancora il classico epomito positivo della democrazia: idealizzato e petaloso, il governo del popolo o, meglio, della maggioranza...
Che poi, già nell’introduzione, le differenze fra scienza e democrazia sembrano già più sostanziali delle analogie. Semmai mi sembrerebbe più corretto dire che scienza e democrazia hanno dei (fondamentali) punti di contatto ma le loro differenze sono notevoli.

Comunque di seguito, alla rinfusa, qualche osservazione su passaggi dell’introduzione che mi hanno colpito.
- Uso politico della scienza che, a seconda dell’opportunità del momento, la riduce a opinione o, al contrario, a dogma indiscutibile.
- Punti di contatto fra scienza e democrazia: 1. regole condivise; 2. libertà di critica; 3. rifiuto autorità.
- Il grande pubblico ha l’idea errata che la scienza sia in grado di fornire risposte definitive e fattuali. In realtà questa falsa sensazione è data dai media (che spesso parlano di scienza in maniera sensazionalistica), dalla politica e dalla comune esperienza scolastica dove, almeno fino all’università, si imparano teorie scientifiche ormai assodate. In realtà la scienza è un continuo ribollire di nuove teorie, a volte anche in conflitto fra loro, che gli scienziati giudicano e confrontano basandosi su prove concrete, i famosi “esperimenti ripetibili”. Talvolta può anche accadere che la stragrande maggioranza degli scienziati propenda per una specifica teoria e che questa poi si dimostri errata (*1).
- La conoscenza scientifica è quindi basata sul confronto fra idee diverse e la si può paragonare a una democrazia a suffragio ristretto, dove votano cioè solo gli scienziati esperti in materia, basandosi sulle prove concrete a loro disposizione. È la comunità degli scienziati che giudica quanto una teoria sia corretta.
- La scienza è diversa dalla democrazia in quanto non funziona a maggioranza: non importa cosa pensa la maggior parte degli scienziati: tutto dipende dalle prove a favore o contro una teoria. Gli scienziati ne sono consapevoli e sono pronti a rivedere le proprie opinioni scientifiche.
- La “zona grigia”: è l’area di contatto fra politica e scienza. Spesso la politica, magari coadiuvata dai media, tende a invadere il campo della scienza imponendole un’agenda errata. La scienza è democratica ma non può deliberare usando gli strumenti della democrazia.
- Il modello della scienza occidentale si basa sulle accademie scientifiche del XVII secolo: ovvero su una comunità di scienziati che, indipendentemente dal potere politico, valuta il lavoro e le teorie prodotte dai suoi membri. In pratica gli scienziati sono tuttora motivati, più che a ricercare l’interesse economico, a ricevere l’approvazione dei propri colleghi.
- Questo modello funziona se: 1. risultati delle ricerche pubblici; 2. libertà di giudizio (e critica) degli scienziati.
- Il precedente modello sta però venendo messo sempre più in crisi dalla grande industria che finanzia sì la ricerca ma che vuole indirizzarla per ottenerne un ritorno economico.
- Questa pianificazione autoritaria comporta pregi e difetti: si ha una crescita più lineare e prevedibile della conoscenza ma mancano i balzi in avanti della ricerca completamente libera.
- Parallelo fra scienza e democrazia: la scienza necessità di libertà di pensiero, parola, dissenso e dibattito.
- Tappe della scienza: nascita nell’antica Grecia, eclissi durante la teocrazia giustinianea (*2), rinascita nel rinascimento.

In tutti questi punti mi sono trattenuto dall’affiancarvi il mio punto di vista basato sulla teoria dell’Epitome che, tutto sommato, quando l’autrice non parla di democrazia, è molto vicino a quanto da lei proposto. Ora devo digerire un po’ il tutto ma sono sicuro che riuscirò a trarne una sintesi che mi sarà utilissima…
Non vedo l’ora di leggere questo libro e di integrarne alcune idee con quanto ho già scritto sulla materia!

Conclusione: torno ai miei quattro libri… e mi sono ricordato che mi è rimasto da leggere il libro dei salmi nella Bibbia! Blah….

Nota (*1): l’autrice propone l’esempio dell’ulcera gastrica, fino agli anni ‘80 considerata sostanzialmente una malattia psicosomatica, prodotta cioè dallo stress e magari con una propensione all’ereditarietà: in genere quindi ci si limitava a curarne i sintomi, ovvero dando all’ammalato delle pastiglie contro l’acidità di stomaco (come mio padre!). Nel 1984 però due medici australiani scoprirono l’importanza determinante di un batterio nell’eziologia della malattia: e i batteri si uccidono con gli antibiotici…
Ci volle però una decina di anni per convincere la comunità scientifica che la causa di questa malattia non era psicosomatica ma batterica. Questo esempio ci mostra anche l’importanza di lasciare spazio anche alle voci minoritarie e alla critica anche delle tesi più affermate e condivise...
Nota (*2): curioso… io avrei detto che l’eclissi si ha nel medioevo: l’accento sulla religione mi fa pensare a qualche concezione illuministica...



sabato 2 febbraio 2019

Dall'estremo oriente

Qualche giorno fa ho terminato di guardare la miniserie coreana “Kingdom”: mi è piaciuta per più motivi!
Per prima cosa è una serie in costume, ambientata in quella che deve essere la Corea medioevale all’inizio del XVII secolo: sbirciando su Wikipedia ho poi riconosciuto il palazzo reale coreano e una nave dell’epoca. Insomma si è prestata molta attenzione ai dettagli storici: ad esempio l’illuminazione, gli abiti, le armi, i cappelli… e poi il rapporto fra le diverse classi sociali dove i nobili sono più simili a dèi e il ruolo della donna è decisamente sottoposto all’uomo.
Interessanti e diversi, più che belli, i paesaggi che però danno l’idea di un paese collinoso non particolarmente ospitale o fecondo.
Colpisce poi, sempre che la ricostruzione sia accurata, la povertà dei contadini che, a occhio e croce, mi pare maggiore di quella presente all’epoca in Europa (*1).
La miniserie è interessante anche perché è un miscuglio di generi diversi, come detto è in costume, ma vi è aggiunto anche il genere degli zombi, dei vampiri e delle pandemie: infatti la trama si basa principalmente su una malattia che trasforma le persone in zombi affamati di carne umana che di giorno cadono in catalessi e si risvegliano esattamente al tramonto...
Secondariamente ci sono degli intrecci politici e romantici. Ah, c’è anche un personaggio che dovrebbe apparire comico ma che mi pare solo un po’ patetico: il particolare umorismo a sfondo sessuale, con la donna ingenua e l’uomo imbranato, non è compatibile col gusto occidentale: oramai siamo abituati a ben altre provocazioni!
Le puntate sono solo sei ma in realtà la storia si interrompe poco prima del climax: insomma sembra più una prima parte che una prima stagione…

Ah, poi mi sono divertito a seguire la miniserie in lingua originale: non ho idea di eventuali collegamenti linguistici ma così, musicalmente, il coreano mi è parso a metà strada fra il cinese e il giapponese. Con “musicalmente” intendo il suono della lingua: il cinese mi pare molto melodioso mentre il giapponese è un furioso abbaiare di secchi comandi. Ecco ho trovato il coreano generalmente piacevole ma con molte parole un po’ dure che ricordavano il giapponese.

Qualche giorno prima (o forse dopo?) sono riuscito a finire di vedere una serie di cartoni animati giapponese: altre volte ci avevo provato ma ero riuscito a guardarne solo poche puntate…
Si tratta di “Highschool of the dead” dove un gruppo di discinte studentesse liceali, coadiuvato da un paio di umbratili, timidi, impacciati, coraggiosi studenti, cerca di sopravvivere alla “tipica” invasione zombi.
La domanda principale che pone questa serie è come sia possibile che i giapponesi siano ancora così ossessionati dalle studentesse in uniforme: cioè intendo, grazie a Internet, qualsiasi genere di porno è a portata di un clic, che senso ha quindi realizzare un cartone animato di genere “soft-soft-soft-porno”?
Ipotesi: ho scritto che “qualsiasi genere di porno” è adesso facilmente raggiungibile tramite Internet ma in realtà non è così: non ci sono porno con studentesse liceali in quanto queste sono spesso minorenni. I protomiti occidentali hanno innalzato una barriera tanto arbitraria quanto insormontabile: la soglia dei 18 anni. È quindi possibile che invece i giapponesi, per cultura tradizionale, siano maggiormente attratti dalle ragazzine?
È ovviamente solo un’ipotesi che però ha il pregio di essere compatibile con quanto lessi mesi fa (v. 80000 pedofile e turisti) ovvero che la maggior parte dei turisti sessuali sono di origine orientale.

Un’altra forte sensazione che ho avuto è che la mentalità giapponese sia cambiata ben poco negli ultimi quarant’anni soprattutto nel rapporto uomo/donna.
In questo cartone infatti le donne, anche quando sono apparentemente forti, in realtà rimangono fragili e delicate, bisognose del sostegno maschile: e lo stereotipo dell’uomo (beh, del ragazzo) giapponese è sempre il solito: introverso, impacciato, timido, forte, sincero, coraggioso (*2). Ma forse, in questo caso, confronto cartoni destinati a un pubblico diverso e quindi non direttamente comparabili fra loro: i cartoni della mia infanzia erano per un pubblico generico di bambini mentre questa serie è per adulti…

E poi è sempre presente il tema dell’ubbidienza (senso dell’onore, etc) agli ordini e all’autorità (*3), ovviamente in perfetto accordo con l’hagakure di Tsunetomo. Ad esempio in una scena a un ufficiale di polizia viene ordinato di tenere libero un ponte a ogni costo e così questi ordina a sua volta ai propri uomini di aprire il fuoco sulla popolazione civile: subito dopo però, per il senso di colpa consapevole di aver compiuto un’ingiustizia, si uccide sparandosi. Cioè non era meglio disobbedire direttamente all’ordine visto che sapeva già che l'ordine ricevuto era sbagliato? Per i giapponesi no.

Ho provato anche a imparare qualche parola di giapponese ma non mi è riuscito: ho riconosciuto solo “arigatò” (grazie), che già conoscevo, e “hay” (sì/obbedisco). In parte il problema è che i sottotitoli italiani sono delle traduzioni assolutamente non letterali e questo rende tutto più complicato…

Conclusione: in realtà volevo concludere con una riflessione sull’importanza del mar Mediterraneo per la comunicazioni e sulla frammentazione dei parapoteri statali per evitare l’effetto di omogeneizzazione e, quindi, lo sviluppo di idee diverse. Insomma il mar Mediterraneo visto nel duplice ruolo di barriera e via di comunicazione. Che c’entra la Corea (o il Giappone)? Questo era il collegamento complesso e sottile che non ho avuto modo di fare (*4)...

Nota (*1): possibili che un secolo di ricchezza proveniente dalle Americhe si fosse parzialmente diffusa a tutta l’Europa?
Nota (*2): tutto sommato sarei un ottimo giapponese!
Nota (*3): tutto sommato sarei un pessimo giapponese!
Nota (*4): suggerimento: mi ha colpito l’estrema raffinatezza/complessità di oggetti diversi ma costruiti tutti con i medesimi materiali. Come se dei mestieri si fossero specializzati moltissimo a scapito di altri invece quasi non esistenti.

venerdì 1 febbraio 2019

Contiguità di potere

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.1.1 "Psicomante Maior").

Come i miei lettori ormai dovrebbero sapere ho, nonostante tutto, ancora una memoria superiore alla media che mi è utile per rimettere insieme tanti dettagli che sul momento sembrano inutili e privi di significato.

Qualche anno fa, durante una riunione del comitato per il “No” al referendum, mi capitò di ascoltare un’osservazione di un vecchio politico locale, vero ex-comunista e più volte sindaco di paesi della zona. Egli disse: «Nel paese XXX tutte le persone importanti hanno fatto la scuola dei salesiani.»
Sul momento avevo catalogato tale affermazione col semplice significato generico che la scuola dei salesiani in XXX doveva essere piuttosto buona.

Un paio di giorni fa invece un mio parente, da giovane vicino agli ambienti politici del suo paese, mi ha detto: «Il paese YYY e XXX sono da sempre nella stessa circoscrizione elettorale però, quando si doveva scegliere il candidato comune, passava sempre quello di XXX perché aveva l’appoggio dei salesiani!»

A questo punto ho riconsiderato il tutto da una diversa prospettiva: quella della mia Epitome.
La teoria dell’Epitome è così universale che la si può infatti applicare a qualsiasi livello di dettaglio ([E] 4.3) e, quindi, anche a un paese.
Nel paese XXX il massimo parapotere politico ([E] 4.2) era il sindaco (nei decenni passati stabilmente di area comunista) ma un altro parapotere religioso doveva essere, e forse lo è tuttora, quello dei salesiani.
La legge del confronto ([E] 5.8) ci dice che i parapoteri tendono a collaborare fra loro, generalmente accordandosi a scapito della democratastenia.

Non so quindi come, né mi interessa, ma l’appoggio che il candidato del paese XXX riceveva dai salesiani veniva sicuramente poi ripagato dal candidato sostenuto (parapotere politico) una volta che era stato eletto.

Qualche anno fa, dopo letteralmente decenni di abbandono e di promesse elettorali non mantenute (*1), finalmente il mio comune si decise a riasfaltare il breve tratto finale della strada pieno di buche che porta anche alla mia casa. Guarda caso la diocesi aveva infatti comprato una cascina per adibirla a casa di accoglienza o qualcosa del genere: una struttura piccolissima nel cui parcheggio enorme (che ha deturpato il paesaggio) vi vedo solo da una a tre macchine. Il traffico aggiuntivo, rispetto al centinaio di macchine dei residenti locali, era quindi irrilevante, eppure… la diocesi chiama e il comune risponde: un accordo fra parapoteri di livello locale, a scapito della democratastenia, ovvero di tutti i residenti del paese, perché quel tratto di strada è stato rifatto a spese del comune e se non era necessario prima non lo era neppure adesso…

Ora potrei anche chiudere il pezzo qui ma mi pare opportuno fare qualche altra osservazione e in particolare sussumere (*2) questa situazione locale nell’ambito più generale della politica italiana.
In Italia il massimo potere politico è rappresentato dal governo e i suoi ministri; il potere religioso, sebbene meno influente che in passato, è ancora un parapotere molto forte e quindi influente e, a livello italiano, lo possiamo considerare rappresentato dal Papa e dagli alti prelati italiani.

Se ben ricordate, nei mesi immediatamente successivi all’insediamento dell’attuale governo, il ministro della Lega Fontana si era più volte lanciato in proposte politiche antistoriche e tutte tese a favorire una religiosità superficiale e a difendere una presunta moralità altrettanto apparente quando non dubbia (v. i corti Fontanella e Ancora Fontana).
All’epoca, ingenuamente, la considerai la scelta infelice di un ministro non all’altezza del suo ruolo e che si esibiva, provocando il pubblico ludibrio, in sconsiderate esternazioni personali.
Ma come valutare la reiterazione delle sue proposte? Evidentemente aveva l’approvazione di Salvini. E perché Salvini aveva dato la sua approvazione a tali sparate?

Ecco, questa è la novità della mia riflessione odierna, evidentemente era il tentativo, a mio avviso goffo e sfacciato, di cercare un accordo e di aprire un dialogo col parapotere religioso italiano dal quale si ricercava approvazione e sostegno alla propria politica sociale e non. In cambio il governo avrebbe realizzato, almeno in parte, quanto proposto da Fontana.
Il parapotere religioso si è prudentemente preso qualche mese di tempo per decidere e poi ha rifiutato la proposta.

Le recenti affermazioni di alti prelati e dello stesso Papa, che hanno più o meno apertamente criticato la politica del governo, hanno multiple letture.
La lettura politica è che il parapotere religioso rimane schierato con i partiti tradizionali che, evidentemente, prevede tornino presto al potere. Sarò cinico ma a mio avviso la lettura religiosa e morale delle dichiarazioni del Papa è addirittura subordinata a questa politica (*3): non importa infatti se le morti in mare sono calate (a mio avviso l’aspetto precipuo da considerare) ma si reitera invece il concetto del valore dell’accoglienza di per sé sorvolando su qualsiasi altra considerazione (*4) e senza giustificazioni (*5).

Da notare che in questo gioco politico, sia cioè nell’ammiccamento del partito di Salvini alla Chiesa sia nelle dichiarazioni pseudo religiose ma in verità politiche del Papa e degli alti prelati, il benessere degli italiani (e quello degli stessi immigrati) è del tutto irrilevante e secondario: come spiegato infatti dalla legge del confronto ([E] 5.8) i parapoteri si accordano fra loro a scapito della democratastenia e queste vicenda ne sono solo l'ennesima riprova.

Conclusione: in realtà niente di nuovo sotto il sole: il Vaticano usa la propria influenza sui credenti (la vera forza dei parapoteri religiosi, [E] 8) per fare politica spacciandola per religione. L'unica novità significativa è la presa di posizione al fianco dei partiti tradizionali (*6).

Nota (*1): un mio vicino ha un raccoglitore pieno di articoli sugli impegni politici presi dal comune per la nostra strada nel bosco davvero imbarazzante visto che a ogni promessa, dagli anni '80 in poi, era seguito esattamente zero o meno!
Nota (*2): “sussumere” è una delle nuove parole che ho imparato a memoria e che mi piace particolarmente: significa ricondurre un concetto particolare in un ambito generale che è qualcosa che io faccio continuamente!
Nota (*3): senza considerare una possibile lettura economica basata sul denaro su cui è finanziata l’accoglienza.
Nota (*4): economica (il mero costo economico dell’accoglienza che, per quanto mero, va comunque pagato da un’Italia in grossa difficoltà economica), sociale (il costo sociale ancora maggiore di una integrazione NON possibile in quanto manca la possibilità di dare un lavoro dignitoso ai nuovi arrivati), morale (l’accoglienza indiscriminata provoca nuove partenze con il relativo sfruttamento e le relative morti: è davvero moralmente superiore ad accogliere solo i veri profughi di guerra?)
Nota (*5): a meno che non si considerino seriamente le uscite sul “bambin Gesù profugo”, probabilmente atte solo a far colpo sull'arido cuore di qualche anziana beghina.
Nota (*6): non mi stupirei se PD o Forza Italia, tornati al potere, mettessero in pratica proprio le proposte del ministro Fontana: sarebbe la ricompensa per l’appoggio politico ricevuto.