«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 4 febbraio 2023

Frattaglie di febbraio

Sto accumulando un sacco di spunti per corti o pezzi anche più impegnativi. Stamani voglio “togliermi” qualcosa. L’idea è che i concetti che si ampliano troppo li pubblicherò poi a parte in articoli a sé stanti.

1.
Giorni fa ho ascoltato questo video: A grotesque, evil, insane march towards the normalization of pedophilia dal canale DarkHorse Podcast Clips.
L’essenza del video è che si stanno introducendo nuove locuzioni per sostituire vecchi termini che hanno una connotazione fortemente negativa.
Il caso in questione è che negli USA si sta sostituendo “pedofilo” con “minor attracted person” con l’idea, sembrerebbe, di normalizzare la pedofilia. Poi il video passa ad affrontare altri concetti che però, benché interessanti, non hanno niente a che fare con ciò che mi ha colpito.

Questo mi ha fatto riflettere su come le parole, i singoli termini, controllino il pensiero. Già Sartori scriveva che chi controlla i vocaboli controlla la narrativa indirizzandola in una specifica direzione.
Per questo io in genere non parlo di no-vax in relazione alla pandemia di covid-19 ma di pro-libertà. Il “no” di “no-vax” dà infatti in partenza una connotazione negativa e fuorviante a chi, come me, non ha niente contro i vaccini tradizionali ma è fortemente contrario alla limitazione arbitraria della libertà.
Questo gioco di equilibrismo con le parole non è nuovo: quando ero piccolo si passò da “netturbino” a “operatore ecologico”, dagli anni ‘80 siamo passati da “vu’cumprà” a “extracominitario” e ora “migrante”.
Le nuove parole mancano del pregiudizio normalmente associato a esse ed evolutosi nel corso degli anni nella cultura della società. Poi, evidentemente, di continuo nuove “scorie” si accumulano sulle parole e, anche se quando create sono “immacolate”, col tempo possono di nuovo assumere sfumature negative.

2.
Sembra che TikTok, piattaforma sociale di proprietà cinese, adoperi per selezionare i video da presentare agli utenti degli algoritmi diversi per gli utenti occidentali e quelli cinesi.
In Cina viene data la priorità a contenuti edificanti dove si mostrano, per esempio, studenti che raggiungono risultati d’eccellenza; in occidente invece l’algoritmo seleziona molto più facilmente video con contenuti diseducativi o semplicemente sciocchi.

Non so se questa voce sia vera però si tratta di un’idea interessante: se già delle singole parole possono influenzare il pensiero cosa possono fare dei video oltretutto mirati a un pubblico giovane e particolarmente influenzabile?
Video stupidi e superficiali faranno divenire i nostri giovani più stupidi e superficiali?

3.
Su FB prima e su Telegram adesso, seguo un esperto di geopolitica (dalla proprietà di linguaggio con cui scrive penso si tratti di un professore universitario) la cui metafora preferita e ricorrente è quella del pendolo.
Il “centro del mondo” oscilla da oriente a occidente e nella fase attuale si appresta appunto a tornare indietro, ovvero sull’Asia e in particolare in Cina.

L’immagine è senza dubbio potente ma a mio avviso è anche fuorviante.
Nel movimento del pendolo vi è qualcosa di automatico e inevitabile: sembra un’inerzia alla quale non ha senso né ci si può opporre. Le civiltà raggiungono il proprio apice e poi perdono forza e vengono rimpiazzate. Di nuovo il pendolo rappresenta perfettamente questa sorta di ciclicità.

Eppure, come dicevo, questa metafora è fuorviante: nessuna forza di gravità ha guidato negli anni '90 le scelte della politica e dell’industria occidentale di spostare le proprie attività in Cina per sfruttarne la manodopera a basso costo. La Cina sta tornando a essere grande non per particolari abilità delle sue genti ma per la totale stupidità delle élite occidentali.
Questo significa però anche che non c’è alcuna predestinazione storica alla grandezza della Cina: magari l’occidente ADESSO non ha più la capacità di prevenirne l’ascesa ma almeno si potrebbe lavorare per attutire la nostra caduta. Ma la stupidità imperante ha altro in mente…

Come le singole parole condizionano il pensiero così metafore inaccurate portano a ragionamenti inesatti.

4.
Ieri ho terminato un capitoletto particolarmente breve di Hobsbwam che conclude il capitolo sulle due guerre mondiali e ne ricapitola gli effetti.
In particolare si accenna a come nel secondo dopoguerra vi sia stato, anche in occidente, un rafforzamento delle forze di ispirazione comunista capace di influenzare le scelte politiche del tempo.
Scrive Hobsbwam: «I governi capitalisti erano persuasi che solo l’intervento dello stato nell’economia poteva impedire un ritorno alle catastrofi economiche avvenute fra le due guerre e poteva evitare il pericolo che la gente abbracciasse posizioni sempre più radicali fino al punto di scegliere il comunismo, come in passato avevano scelto Hitler.» (*1)

Come sappiamo, ormai lo riconoscono tutti, queste politiche a favore della popolazione portarono alla grande prosperità dei decenni seguenti. Negli anni ‘80 arrivarono Regan e la Thatcher che cominciarono a invertire la tendenza nei rispettivi paesi e la cui politica fu poi supinamente accettata anche nella UE.

Adesso ne vediamo le conseguenza: quando si lascia la massima libertà all’avidità ecco che questa inizia a divorare tutto senza saziarsi. Si sfruttano gli stati più deboli prima, poi la propria popolazione, e quando il denaro si esaurisce la fame di esso continua a bruciare insaziabile. Nella decadenza anche la politica si aggiunge al banchetto affondando il muso nel trogolo. E a questo punto si inizia a uccidere per denaro: lo abbiamo visto con la pandemia e lo vediamo adesso con la guerra in Ucraina.

Non ci sono pendoli ma decisioni sbagliate. Questa idea del “pendolo” mi ricorda troppo l’inevitabilità della Provvidenza per piacermi…

5.
Ieri ho iniziato a leggere “Collasso” di Jared Diamond. Ancora è ovviamente presto per trarre conclusioni definitive: mi sembra ben scritto e facile da seguire. Ho notato delle digressioni nell’attualità (in definitiva sul politicamente corretto e sull’uso/abuso delle ricerche) che mi hanno lasciato perplesso in un libro il cui argomento dovrebbe essere principalmente di storia e sociologia. Ma vedremo…

Comunque non ho potuto non notare quello che mi sembra un errore. Scrive Diamond: «è difficile convincere gli individui mettersi d’accordo quando si tratta di limitare lo sfruttamento di una risorsa comune (il cosiddetto “dilemma del prigioniero”, che sarà discusso nei capitoli successivi)» (*2)
Il fenomeno che descrive è noto, almeno in lingua inglese, come “Tragedy of the Commons” mentre il “dilemma del prigioniero” è altra cosa!
In effetti vi sono delle similitudini: nel “dilemma del prigioniero” l’impossibilità di comunicare fra due individui porta a decisioni errate nel tentativo di massimizzare il proprio rispettivo interesse; nella “tragedia della gente comune” è impossibile la comunicazione e solo se una percentuale sufficientemente alta della popolazione cerca di massimizzare il proprio interesse si ottiene l’effetto opposto…
Sì, capisco cosa intende l’autore: probabilmente vede la “tragedia della gente comune” come una generalizzazione del “dilemma del prigioniero” (*3). Diciamo allora che è stato solo molto inaccurato...

Conclusione: mi sono limitato. Su praticamente tutti i punti avrei voluto aggiungere molte altre riflessioni ma sono riuscito a trattenermi. Non ho scritto solo di una banale curiosità che, se me ne ricordo, aggiungerò in un corto a sé stante...

Nota (*1): tratto da “Il secolo breve” di Eric J. Hobsbwam, (E.) BURexploit, 2009, trad. Brunello Lotti, pag. 212.
Nota (*2): tratto da “Collasso” di Jared Diamond, (E.) Einaudi, 2014, trad. Francesca Leardini, pag. 12.
Nota (*3): nel mio libro di psicosociologia le rispettive sezioni di questi due fenomeni sono a pagina 390 e 391: in effetti vi è una certa attinenza fra i due!

venerdì 3 febbraio 2023

Tollerare l'intolleranza

Nuovo capitolo di “Una teoria della giustizia” e nuove interessanti riflessioni…

L’argomento era apparentemente comprensibile dato che il titolo del capitolo è “Tolleranza per gli intolleranti”: si tratta di un problema che, in varie salse, è ben noto. “Stranamente” non avevo mai personalmente riflettuto su questa questione: l’idea ha un che di banale che non mi ha mai sufficientemente attirato…

Un aspetto del problema è, per esempio, se sia lecito consentire a un partito che nel suo programma ha l’eliminazione della democrazia di partecipare alle elezioni. Oppure se è giusto permettere il culto di una religione che, avendone la possibilità, eliminerebbe tutte le altre.

Per prima cosa Rawls evidenzia come il partito/setta intollerante NON possa lagnarsi dell’intolleranza nei propri confronti.
Scrive Rawls: «Una lagnanza è una protesta indirizzata in buona fede a un altro. Essa denuncia una violazione di un principio accettato da entrambi le parti.» (*1)
Da cui deriva (*2) che l’intollerante non può protestare dell’intolleranza altrui nei propri confronti!

“Sfortunatamente” (altrimenti avremmo già finito!) la proposizione vista sopra non equivale ad affermare che le religioni tolleranti abbiano il diritto di sopprimere quella intollerante. Il non diritto a dolersi di qualcosa (l’intolleranza in questo caso specifico) non implica che sia giusto imporla.

D’altro canto ognuno ha il diritto di tutelare la propria sopravvivenza (*3) e quindi le religioni che si vedono concretamente minacciate dall’intolleranza di un’altra hanno diritto di difendersi. Ma il pericolo deve essere reale e non solamente ipotetico in un futuro più o meno lontano.

Questo accenno all’autodifesa mi ha decisamente colpito. Nell’ultima versione dell’Epitome, nel capitolo su una democrazia alternativa, ho aggiunto il seguente paragrafo ([E] 18.1):
«Come ho appena scritto il principale dovere è quello di obbedire alle leggi ma esso nasconde un potenziale pericolo: cosa dovrebbe fare il cittadino a cui una legge impone di compiere azioni che egli ritiene inumane?
Io credo che la risposta a questa domanda dovrebbe darla il primo articolo della costituzione, inabrogabile e inemendabile, che dovrebbe esprimere qualcosa di questo genere: “Il cittadino ha il dovere di non obbedire alle leggi o agli ordini inumani”.»
Segue poi una spiegazione dei pro (numerosi) e dei contro (forti) di questo eventuale articolo costituzionale e la mia conclusione della sua utilità soprattutto psicologica in opposizione alla tendenza istintiva all’ubbidienza all’autorità.

Scrive invece Rawls: «Supponiamo che, in un modo o nell’altro, una setta intollerante venga alla luce all’interno di una società bene-ordinata che accetta i due principi di giustizia. In che modo devono agire nei suoi confronti i cittadini di questa società? Sicuramente essi non dovrebbero sopprimerla soltanto perché i membri della setta intollerante non potrebbero dolersene (*4). Piuttosto, poiché esiste una costituzione giusta, tutti i cittadini hanno il dovere naturale di sostenerla. Non si è esentati da questo dovere ogni volta che altri sono disposti ad agire ingiustamente.» (*5)

Io vi vedo una similitudine col mio pensiero il dovere naturale (senza bisogno di leggi) ad agire contro l'intolleranza in questo caso specifico ma, in generale, contro l'ingiustizia. Per Rawls l’articolo che propongo sarebbe semplicemente contraddittorio e non lo prenderebbe neppure in considerazione: da una buona costituzione non può che emergere un governo benevolo che non legifererebbe mai contro il popolo né, tantomeno, proporrebbe leggi inumane.
Scrive infatti Rawls: «Questa è la conseguenza della stabilità delle istituzioni giuste, perché stabilità significa che, quando sorgono tendenze all’ingiustizia, entreranno in gioco altre forze che lavorano per conservare la giustizia dell’intero assetto.» (*6)
Io sono più pratico e pessimista: la costituzione perfetta non esiste e di vari ordini di grandezza peggiore è qualsiasi governo umano: ne consegue che, pur non sapendo come una legge ingiusta possa comunque venire approvata, roitengo sia saggio fornire alla popolazione l’estrema garanzia/protezione dell’articolo che propongo.

Comunque, tornando a Rawls, l’intervento della società è giustificato solo se il pericolo rappresentato dalla setta è concreto: «Ma quando la costituzione stessa è sicura, non c’è ragione di negare la libertà agli intolleranti.» (*6)

Anzi, spiega poi Rawls, esiste un “principio psicologico” (suppongo intenda quello della reciprocità) tale che la setta intollerante che gode della tolleranza altrui, si persuada a sua volta del valore di tale tolleranza e la faccia propria. Personalmente sono un po’ scettico e non altrettanto ottimista, volendo mi vengono in mente le isole Mascarene (v. La religione di Maurizio) ma mi sembrano più un’eccezione che la regola.
Comunque anche Rawls ammette che occorre molto tempo affinché questi principi di tolleranza passino, come per “osmosi”, da una religione all’altra. E se la setta tollerante cresce troppo in fretta?
A dire il vero Rawls se ne lava le mani: «La situazione presenta un dilemma pratico che la filosofia da sola non è in grado di risolvere.» (*6)

Il punto che non è giusto sopprimere l’intolleranza se non per autodifesa di se stessi o delle istituzioni giuste. In caso contrario è giusto tollerarla.
Sarebbe più facile tagliare la testa al toro ed evitarsi possibili problemi in futuro sopprimendo sul nascere l’intolleranza, no?

Ebbene in questo caso sono totalmente d’accordo con Rawls che, in definitiva, segue l’imperativo categorico di Kant: ovvero fare la cosa giusta indipendentemente dalle possibili conseguenze soprattutto quando nascoste da una coltre di tempo e di imponderabilità.

Altrettanto ovviamente la nostra società sceglie la soluzione più facile soprattutto se questa eventuale soppressione favorisce gli interessi dei potenti. Ma del resto la nostra società è tutt’altro che giusta e nemmeno Rawls si aspetterebbe giustizia da essa.

Conclusione: alla fine, mi sembra, il messaggio più profondo di Rawls è quanto la libertà e la sua difesa siano fondamentali per una società equa e giusta: di come la libertà possa essere limitata solo in casi estremi, dove il pericolo sia certo e che la sicurezza sia altrettanto certamente garantita da tale limitazione. Vi risparmio la mia solita geremiade sulle discutibili decisioni (im)morali prese dai governi occidentali per la gestione della pandemia.

Nota (*1): tratto da “Una teoria della giustizia” di John Rawls, (E.) Feltrinelli, 2021, trad. Ugo Santini, pag. 217.
Nota (*2): in questo caso e in altri Rawls l’argomentazione “concreta” di Rawls è che la posizione originaria (quella in cui i suoi membri sono limitati dal velo d’ignoranza) raggiungerebbe la stessa conclusione e che, quindi, essa è giusta ed è conforme ai due principi di giustizia.
Nota (*3): e su questo era d’accordo perfino Hobbes!
Nota (*4): per quanto detto sopra.
Nota (*5): ibidem, pag. 218.
Nota (*6): ibidem, pag. 219.

mercoledì 1 febbraio 2023

Solipsismo ontologico

L’articolo Diversamente coso di UnUomo.InCammino ha portato alla mia attenzione una vicenda tragicomica: l’organizzazione finlandese degli europei di pattinaggio voleva trasmettere al pubblico un messaggio, giusto o sbagliato che fosse, ma ha a mio avviso ottenuto l’effetto opposto.
Suppongo che il pensiero avrebbe dovuto essere di generica inclusività (non mi sembra il termine giusto ma è quello che usano tutti) ovvero qualcosa del tipo “i transessuali che si sentono donne sono e vanno considerate donne a tutti gli effetti”.

Ma la manifestazione ha evidenziato invece, presumo involontariamente, l’argomento contrario: non basta volere essere qualcosa per diventarlo. Non basta voler essere una pattinatrice per sapere pattinare: l’imbarazzante caduta lo dimostra. Ma, analogamente, non basta voler essere una donna per diventarlo a tutti gli effetti, in particolare biologicamente.

Mi sembra che questa logica sia un’estremizzazione dell’individualismo occidentale e, non a caso, proviene dalla nazione dove l’esaltazione delle qualità e del valore del singolo è massima, ovvero gli USA. In questa ideologia la volontà dell’individuo pretende di prevalere sulla propria realtà ontologica. Un’illusione sulla quale non avrei niente da ridire, perché ho il massimo rispetto per la libertà d’opinione, se essa rimanesse limitata all’interiorità dell’individuo: ma queste fantasie non si accontentano di rimanere un eccentrico solipsismo ma hanno la pretesa di proiettarsi sulle coscienze altrui e perfino di avere valore legale, e quindi cogente, per l'intera società.

Impossibile non citare Wilde: «L’egoismo non consiste nel fare ciò che ci pare ma nel pretendere che gli altri facciano quello che pare a noi». E a maggior ragione non si può pretendere che gli altri vedano un fatto, una realtà evidente, non come è ma come pare a noi.

Anche Rawls credo che non approverebbe che la libertà di uno si imponga su quella di molti: i suoi due principi di giustizia si basano infatti sull’equità, su pari diritti e libertà. La libertà di uno non ha certo più valore di quella di molti. La violazione della libertà della maggioranza sarebbe giustificabile solo dal principio di differenza, ovvero se essa andasse a beneficio dell’individuo più debole della società (*1). Ma forse più decisiva è la mancanza di razionalità nel confondere il reale con l’immaginario: razionalità che è invece la premessa necessaria su cui è basata tutta la teoria della giustizia di Rawls.

La logica del semplice volere che si sostituisce all’essere mi ricorda una versione più debole della dimostrazione ontologica dell’esistenza di Dio di S. Anselmo. Più debole perché manca il termine assoluto, ovvero Dio, e ci si confronta non con una realtà massima e astratta ma con un semplice accidente concreto di essa.
Non è un caso che vi si possa opporre, e con maggiore efficacia, l’obiezione di San Tommaso: «[…] l’argomento non ha valore probativo, perché si fonda su un illegittimo passaggio dall’ordine ideale all’ordine reale» (da ontologia su Treccani.it).

Ideale e reale non sono la stessa cosa e, a dire il vero, mi sento stupido a scrivere un’ovvietà come questa. Aristotele non ci avrebbe perso tempo e avrebbe considerato banale sintomo di follia rifiutarsi di ammettere l’evidenza data dai nostri sensi.

Conclusione: in definitiva, nonostante la mia longanimità, trovo che una minoranza di transessuali, accanto a desideri comprensibili e legittimi di uguaglianza e rispetto, pretenda “diritti” che assomigliano invece a privilegi giustificati con argomenti speciosi e, mi pare, frutto solo di un miscuglio di egoismo e narcisismo.

PS: ah! un video della cerimonia di apertura è questo Il primo pattinatore transgender finlandese cade alla cerimonia di apertura del Campionato Europeo.

Nota (*1): mi si potrebbe obiettare che i transessuali sono gli individui più deboli della società e che quindi sia giusto (intendo secondo la logica Rawls) tutelarli anche a costo della libertà della maggioranza. La mia istanza è l’esempio “tipico” dello spogliatoio: mi sembra che il maturo transessuale cinquantenne sia più forte (intendo psicologicamente) della ragazzina di dodici anni e che sia quindi quest’ultima che andrebbe tutelata anche secondo il principio di differenza.

Varie sulla guerra in Ucraina

Finalmente febbraio che mi ero ripromesso di attendere prima di scrivere nuovamente della situazione in Ucraina.

Anzi ho anche accumulato dei corti (o quasi) che poi, a suo tempo, non ho pubblicato…

Non seguendo per nulla la politica italiana non so da quale contesto sia nata la proposta italiana presentata da Tajani in cui in sintesi si dice “se la Russia smette di bombardare le infrastrutture energetiche ucraina l’UE premerà su Kiev per trattare una pace”.
Non capisco. Su quale mondo vive Tajani?
A parte il fatto che la Russia, dopo le esternazioni della Merkel e di Holland (v. Mistero risolto?), ha già detto ufficialmente che non si fida più dell’Europa.
A parte il fatto che militarmente al momento non conviene alla Russia concedere tregua all’Ucraina.
Ma come si fa a presentarsi come parte neutrale e chiedere alla Russia di non attaccare l’Ucraina, per in teoria dare tempo alla diplomazia di agire, e contemporaneamente fornire armi (sistemi Aspide) all’avversario? Che credibilità vi può essere?
E infatti la Russia ha accolto la proposta con molte risate.
Da cui si capisce che la proposta di Tajani è semplicemente un teatrino organizzato a uso e consumo degli italiani: “dimostrare” forse che l’Italia si adopera per la “pace”. In pratica è l’ennesima conferma che faccio bene a non perdere tempo seguendo la politica nostrana…

Più recentemente c’è stato anche uno scambio di opinioni fra il nostro ministro degli esteri (o difesa?) di cui non ricordo il nome e Lavrov, il ministro degli esteri russo.
Io, nella traduzione dal russo dei canali che seguo, avevo letto che Lavrov aveva definito il nostro azzimato ministro un “rare fool” ma SkyPD24, che ho incrociato attraversando il salotto, l’aveva tradotto con “raro eccentrico” mentre io l’avevo interpretato con “particolare idiota”!
Mi ha fatto ridere ma ci sarebbe da piangere...

L’Ameba/Portinaio di Amburgo sembra, come avevo previsto, che stia cedendo sui carrarmati Leopard 2. Ho letto che uno dei motivi per cui non voleva dare il permesso alle nazioni che vorrebbero mandare i propri Leopard 2 in Ucraina è che teme di perdere mercato: che poi queste stesse nazioni, una volta persi i propri Leopard, potrebbero passare alla concorrenza degli Abrams americani. Non so: però credo possa essere un fattore.

Poi, ovviamente, nel frattempo ha ceduto: esilarante un’interpretazione degli eventi che non so quanto attendibile (lo vedremo in futuro) ma che mi diverte riportare.
Con grande astuzia la Tarda-Ameba-Portinaia aveva posto la condizione che avrebbe permesso l’invio di carrarmati Leopard 2 SOLO SE gli USA avessero inviato i loro Abrams.
Il pericolo infatti è che i Leopard 2, senza il necessario supporto aereo vengano facilmente massacrati dalle forze russe con conseguente cattiva pubblicità per un prodotto considerato di alta gamma.
Sul momento Capitan Babbeo (o, meglio, la sua squadra) aveva allora promesso l’invio degli Abrams ma appena la Tarda-Ameba-Portinaia ha acconsentito all’invio dei Leopard 2 gli USA hanno fatto marcia indietro ovvero hanno rimandato l’invio a un anno e passa: ah! ah! ah! ah!

Alla Germania USA/UK hanno distrutto il gasdotto sottomarino con la Russia e la Tarda-Ameba-Portinaia invece di puntare i piedi continua a fare da zerbino. Contemporaneamente in Sud America, in Africa, in Turchia, in Asia parecchi stati alzano la testa e o negano il loro appoggio a Washington o vogliono delle contropartite significative in cambio…

Come sapete (v. il corto Vittoria non in dubbio) reputo critica la “famigerata” nuova offensiva russa contro l’Ucraina venga effettuata in tempi brevi per verificare se la mia comprensione dell’andamento della guerra sia accurata o meno.

Frattanto il colonnello Douglas Macgregor ha fatto delle nuove previsioni: vediamo se ci indovina…

- il clima adesso va bene: il suolo è sufficientemente gelato anche nel sud dell’Ucraina per sostenere il peso dei carrarmati anche al di fuori delle strade.
- il periodo che stima è dal 21 gennaio al 6 febbraio perché le notti saranno senza Luna.
- il preavviso sarà la creazione di interferenze nei satelliti USA sull’Ucraina per bloccare il GPS (*1).
- Le possibili direttive d’attacco sono tre: 1. dal sud (credo nella regione di Kerson); 2. dal centro del Donbass (in direzione Kiev); 3. dalla Bielorussia (o verso sud o verso ovest lungo la frontiera con Polonia, Ungheria etc.).
- Non necessariamente da tutti e tre questi fronti.
- Nuovi soldati impegnati circa 300.000

Contemporaneamente ho iniziato a ipotizzare una nuova ragione per spiegare il ritardo dell’offensiva “invernale” russa:
A mio avviso la Russia non può permettere che forze polacche-satunitensi entrino in Ucraina creando uno stato cuscinetto "ucraino" perché si ritroverebbe con una costante spina nel fianco: una base di terrorismo e guerriglia. Per evitare questa eventualità la Russia dovrebbe entrare per prima in quella zona dell’Ucraina con le proprie forze attaccando dalla Bielorussia.
Ma questa strategia, che ovviamente coinvolgerebbe Minsk, potrebbe fornire il pretesto per un attacco statunitense-polacco alla Bielorussia.
Ovviamente sarebbe pura follia perché le già alte possibilità di un conflitto diretto nucleare fra le due superpotenze diverrebbe immensamente più probabili.
Ma Putin ha ormai capito di aver a che fare con stupidi nel senso dato al termine da Cipolla/Bonhoeffer: per prudenza quindi potrebbe aver deciso di mantenere un forte presenza militare in Bielorussia proprio per scoraggiare una follia statunitense di questo tipo.

Inoltre l’invio scaglionato e col contagocce dei rinforzi occidentali è probabilmente meno pericoloso di quanto io pensi. Visto che il fronte del Donbass inizia a scricchiolare e a indebolirsi sempre più (*2) magari non c’è bisogno di una nuova offensiva ma basta rinforzare un po’ le truppe dell’iniziale SMO come in effetti pare stia avvenendo…

Conclusione: vedremo cosa succederà incrociando le dita che il tutto non si risolva in una guerra nucleare.

Nota (*1): Macgregor ha detto che la Russia potrebbe anche abbatterli ma che probabilmente preferisce non far salire ulteriormente la tensione. Incidentalmente io pensavo che l’abbattimento dei satelliti USA sopra l’Ucraina potrebbe essere una ritorsione russa se la NATO fornirà missili a lungo raggio in grado di colpire la Crimea o altre città nell’interno russo come San Pietroburgo.