«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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domenica 13 novembre 2011

Buffo se non tragico

Prima di tutto confermo ai miei lettori che non hanno le traveggole: questo è proprio il post di domenica! Il fatto è che volevo pubblicarlo ma per oggi e i prossimi giorni avevo già altra roba programmata: così ho deciso postdatarlo...

Magari non l'ho detto ma l'ho solo pensato comunque non resisto alla tentazione di scrivere: “Io l'avevo detto...”
A cosa mi riferisco? All'interpretazione della situazione politica in generale: ma lasciatemi proseguire che mi spiegherò meglio.

Non so: ad occhio saranno due anni che l'opposizione non faceva che ripetere “Berluska si deve dimettere”. Non per niente, la caricatura di Persani del programma satirico di Cielo, a qualunque domanda gli venga posta sa solo ripetere questa unica frase...
La semplice equazione che veniva fornita agli italiani era “Berluska=Tutti i mali del paese”.
Comunque Berluska ha proseguito per la sua strada nonostante il continuo logorio della maggioranza.

E così siamo arrivati a questo autunno e una nuova gravissima crisi (*1) economica ha colpito il nostro paese. L'Europa ci chiede misure forti e credibili per iniziare a risanare il debito pubblico (*2).

Sui giornali (almeno sui due che leggo Repubblica.it e Corriere.it), dopo le deboli reazioni dei mercati finanziari alle prime misure proposte dal governo, è iniziato a passare il concetto: “I mercati finanziari non hanno fiducia in Berluska”, “La Merkel e Sarkozy ridono di lui (*3)”, “Berluska non può risolvere la crisi” e l'immancabile concetto chiave di Persani: “Berluska si deve dimettere (per far sì che signori più credibili di lui salvino l'Italia dalla situazione in cui LUI l'ha cacciata....)”.

Nuovo debole provvedimento del governo e nuovo scivolamento dei BTP. I giornali/Persani commentano “Berluska si deve dimettere altrimenti la situazione non può migliorare”.

Alla fine Berluska annuncia le sue dimissioni: i giornali, fra fuochi di artificio e l'esultanza popolare dell'opposizione, annunciano “Berluska si è dimesso: l'Italia è salva!”.
E i mercati crollano.

Cos'è successo allora? Non era solo colpa di Berluska se le cose andavano male? Non avevano insistito alla nausea che la colpa di tutto era Berluska che non si voleva dimettere?

Beh, adesso dovrebbe essere evidente a tutti che i mercati NON volevano che Berluska si dimettesse ma solo dei provvedimenti forti e credibili (e non i soliti balzelli a pioggia e tagli a casaccio).
Il fatto è che l'opposizione, a forza di ripetere che la colpa è tutta e solo di Berluska, ha finito per crederci (*4)! L'opposizione ha cioè creduto al proprio slogan che, per quanto vincente, rimane solo uno slogan e non una verità...
Probabilmente la scelta migliore, sia politicamente che per l'Italia, che l'opposizione avrebbe potuto prendere sarebbe stata quella di dare un appoggio esterno a misure forti decise dal governo. In questa maniera si sarebbe almeno tamponata la contingenza economica e (credo) gli elettori dell'opposizione avrebbero accettato il voto di tali misure (“per risolvere i problemi causati da Berluska” ovviamente!). Il problema presagito da Persani è che FORSE il governo Berluska, con questa boccata d'ossigeno, avrebbe potuto sopravvivere per chissà quanto tempo ancora e quindi...

Invece Berluska si è dimesso e ora i mercati temono che non ci sarà un governo in grado di prendere le misure forti che sono richieste. Persani, secondo me, ha fatto la scelta sbagliata sia per l'Italia che per il suo partito. È evidente infatti che ora dovrà entrare nel nuovo governo di “transizione” (o “tecnico” che sia) perché le misure urgenti vanno prese adesso e non fra qualche mese. A questo punto, partecipandoci in prima persona (o almeno con uomini da lui indicati), non potrà più sparare a zero sui provvedimenti di tale governo e perderà consenso a favore dei partiti che si saranno tenuti fuori...
Si capisce così la logica di Bozzi: ha dato la spallata finale al governo e subito si tira fuori dal governicchio tecnico che (almeno in teoria) dovrà prendere misure impopolari. In questa maniera spera di recuperare voti dal malcontento che verrà generato dai nuovi provvedimenti (che colpiranno “la Padania e il popolo padano. Roma ladrona” etc...)
Già perché a parole sono tutti bravi a proporre leggi che non vadano a colpire sempre i soliti noti ma, ad esempio, gli evasori; poi però, in pratica, la situazione è ben diversa... Ancora non ci ho fatto mente locale ma scommetterei che uno dei primi provvedimenti sarà la reintroduzione dell'ICI sulla prima casa...

Conclusione: io dicevo che Berluska aveva le sue colpe ma che non era lui la causa di tutti i mali come invece i giornali lasciavano intendere: la situazione che si è venuta a creare dopo le sue dimissioni ne è la riprova. Buffo se non fosse tragico.

Nota (*1): a mio parere si tratta di una crisi di origine esterne all'Italia e indipendente dai suoi reali parametri economici. Si va male ma non così male!
Nota (*2): di nuovo non credo che queste misure fossero realmente urgenti ma i mercati hanno finito per crederlo e questo le ha rese tali...
Nota (*3): IMHO avrebbero fatto la stessa cosa con qualsiasi politucolo italiano bravo solo a parole, Berluska o Brodi, Romano o no che fosse...
Nota (*4): quasi quasi scriverò una favola di Esopo a tale proposito: ricordatevi di leggere i post di venerdì e sabato (che appariranno prima di questo post)!

sabato 12 novembre 2011

La volpe e il gallo

C'era una volta una volpe così affamata che stava per morir di fame.
Era pieno inverno e, non trovando niente da mangiare, si era ridotta pelle e ossa. Vista la situazione decise che, prima di morire di stenti, avrebbe rischiato il tutto per tutto andando alla fattoria del contadino.
«Certo ci sono i cani che fanno la guardia ma io sono più astuta di loro. Sicuramente posso farcela se sarò silenziosa e se mi muoverò controvento...» - pensava la volpe.
Così raggiunse la fattoria, passò ben lontano dai cani e si mosse nelle ombre a passi felpati stando attenta a dove soffiava il vento.
Infine arrivò al pollaio senza che i cani si fossero accorti di nulla. Il gallo e le sue galline dormivano tranquilli su dei trespoli protetti da un'alta rete.
«Adesso devo restare calma nonostante la fame!» - pensò la volpe mentre la sua pancia brontolava rumorosamente. «Se provo a scavalcare la rete farò troppo rumore, i polli si sveglieranno e inizieranno a strepitare: in un attimo i cani mi saranno addosso e io, stanca come sono, non riuscirò a fuggire...»
Per questo, prima di agire avventatamente, la volpe pensò per bene a cosa fare.
Infine prese coraggio e bisbigliò al gallo che dormiva vicino alla rete: - «Sveglio mastro Gallo, svegliati che devo parlarti!»
Il gallo si svegliò e quasi svenne per la paura quando vide la volpe che lo fissava con gli occhi rossi e la bocca irta di denti aguzzi.
«Signora Volpe che vuoi!» disse allarmato il gallo.
«Sssst! Fai silenzio! Altrimenti mi arrampico oltre la rete e ti mangio per primo!» - ringhiò a bassa voce la volpe.
«E allora che vuoi da me?» - chiese il gallo questa volta con un sussurro.
«Ho fame e voglio mangiare ma se fai come ti dico non avrai a pentirtene...» - rispose la volpe.
«Ascoltami attentamente: ci sono molti pulcini che dormono nel pollaio... Tu passameli uno a uno e io poi me ne andrò via.» - proseguì la volpe.
«Come? I miei pulcini? Che cosa ne farai?» - volle sapere il gallo.
«Li mangerò uno a uno mastro Gallo!» - rispose la volpe.
«Ma non posso! Sono i miei piccolini!» - piagnucolò lui.
«Suvvia, mastro Gallo, so bene quanto sei prolifico: in poche settimane ne avrai più di prima!» - insistette la volpe.
Il gallo non voleva consegnare i suoi pulcini ma aveva anche tanta paura. La volpe poi sapeva essere molto convincente e mentre parlava i suoi occhi rossi non lo lasciavano un momento.
Così infine il gallo si convinse e iniziò a passare, uno alla volta, i pulcini alla volpe. Questa apriva le fauci e li ingoiava interi in un sol boccone. In pochi minuti la volpe mangiò tutti i pulcini ma aveva ancora fame perché erano giorni che non mangiava.
«Mastro Gallo ho ancora fame!» - ringhiò la volpe al gallo.
«Ma ti ho dato tutti i miei pulcini e tu mi avevi promesso che te ne saresti andata...» - iniziò a piagnucolare il gallo.
«Lo so, lo so ma i pulcini erano molto meno numerosi di quanto pensavo e io ho ancora fame. Se non vuoi che venga a mangiarti devi darmi qualche gallina!» - disse la volpe.
Di nuovo il gallo protestò dicendo che lui voleva bene alle sue galline e non poteva consegnarle alla volpe.
«Mastro Gallo, rifletti! Sono tante quelle che non ti piacciono più e poi ci sono quelle vecchie... Presto sarà il contadino stesso che verrà a tirar loro il collo. Tanto vale che tu me le dia così almeno tu e le altre galline avrete salva la vita...» - disse astutamente la volpe.
Il gallo ci pensò un po' e alla fine si convinse che la volpe aveva ragione e che era ragionevole sacrificare qualche gallina per il bene comune. Così, tutto tremante, iniziò a consegnare le galline addormentate alla volpe.
Questa con un morso le staccava la testa dal collo in maniera che non gridassero e poi, voracemente, finiva il resto del corpo testa, zampe e penne comprese...
Dopo aver consegnato ogni gallina il gallo chiedeva alla volpe se era l'ultima. Questa dopo aver divorato due galline era già sazia, ma l'ingordigia non era ancora soddisfatta e così ne chiedeva sempre di più.
Il gallo a volte esitava e a volte piangeva ma la volpe con minacce, astuzie e bei discorsi lo convinceva sempre a darle ascolto. Infine al gallo rimasero solo le sue tre galline preferite; la volpe intanto era sdraiata a terra con la pancia gonfia e tesa come la pelle di un tamburo.
«Signora Volpe ti prego! Sono rimaste solo le mie tre gallinelle preferiti e tu ormai dovresti essere sazia! Per favore adesso vattene come promesso...» - la pregò il gallo.
Ma la volpe, benché piena fino a scoppiare, non aveva placato la sua ingordigia e la sua astuzia era sempre affilata e pronta come e più di prima.
«Mastro Gallo ma non capisci? Ormai non ti puoi fidare di quelle tre galline! Hai tradito le loro amiche e hai ucciso i loro pulcini... Se anche io me ne andassi, e bada che ho ancora fame, quelle si coalizzerebbero contro di te e nel sonno ti ucciderebbero beccandoti a morte! Davvero vuoi fare questa fine ingloriosa?» - disse la volpe.
Il gallo oramai era nel panico più completo e non riusciva a pensare per bene: gli occhi della volpe erano così intensi e la sua voce così convincente...
Così alla fine, con le lacrime agli occhi, consegnò alla volpe le sue tre galline preferite. La volpe disperava di riuscire a inghiottirle tanto era piena. Ma, grazie alla sua astuzia, pensava di riuscire a placare la propria ingordigia e di poter poi scappare e dormire nella sua tana per una settimana...
Lentamente, ingoiando con fatica ogni boccone, si mangiò le tre galline dalla punta del becco all'estremità della coda. La volpe era riuscita a divorare anche queste pollastre senza aver fatto nessun rumore se non qualche occasionale ruttino del quale subito si scusava con il gallo.
Egli, poverino, era infine rimasto solo soletto nel pollaio e piangeva in silenzio.
La volpe era talmente piena che doveva tenersi la pancia con le zampe per non esplodere e, ogni volta che apriva la bocca, qualche piuma le usciva dalla gola. Eppure benché più che sazia di cibo non era riuscita a saziare la sua ingordigia insaziabile. Così fece appello per l'ultima volta alla sua astuzia e disse al gallo che piangeva sul suo trespolo - «Caro amico, mastro Gallo, cosa credi che penserà il contadino quando domani mattina troverà il pollaio privo di galline e pulcini? Non avrà bisogno di molta immaginazione per capire che tu, l'unico sopravvissuto, devi aver avuto un ruolo in tutto ciò. Penserà che senza una buona ragione, invece di dare l'allarme, mi hai consegnato le tue galline...» - disse la volpe al gallo che la fissava tremando.
«E cosa credi che ti farà? Ormai non gli servi più a nulla e, per punirti, ti ucciderà lentamente spennandoti una penna alla volta... Se invece ti consegni a me io ti ucciderò ma non ti farò soffrire...» - proseguì la volpe.
Il gallo si rese conto che la volpe aveva ragione e che lui comunque le aveva ormai consegnato più del valore della propria vita, così svolazzò oltre la rete e atterrò vicino al muso della volpe che non riusciva nemmeno a muoversi tanto era piena. Senza esitare aiutò la volpe ad aprire le fauci e inserì la testa fra i denti. La volpe fu di parola: lo uccise sul colpo e si costrinse a mangiarlo anche se quasi non riusciva a inghiottire. Quando finì di divorarlo ormai era quasi l'alba: lentamente, trascinando la pancia sul terreno, la volpe iniziò a strisciare via prima di essere scoperta ma, fatti pochi metri, si accorse che non aveva divorato il becco del gallo. Era sazia e aveva solo voglia di andarsene a dormire al calduccio della sua tana ma l'ingordigia non era ancora placata. Così tornò indietro e, senza pensare, ingoiò il becco del gallo.
Sul momento sembrò che tutto andasse bene ma appena il becco raggiunse la pancia la bucò e questa era tanto tesa che esplose. Fu così che al mattino il contadino trovò solo la pelle della volpe e le viscere sparpagliate intorno al pollaio.
La morale è che l'astuzia è cattiva amica dell'ingordigia: può nutrirla ma non potrà mai saziarla e, se ci prova, ciò andrà a comune danno.

venerdì 11 novembre 2011

La volpe e il Superenalotto

È di ieri la notizia (vedi Tasse sulle vincite ai giochi dal corriere.it) che verranno tassate al 6% le vincite ai giochi maggiori di 500€.
Premetto che io, non essendo un giocatore (*1), non mi sento coinvolto direttamente da questo ennesimo balzello e, quindi, la mia perplessità al riguardo non è motivata da ragioni personali.

Ho cercato un po' di dati ma ne ho trovati solo di vecchi (del 2008) facendo una rozza estrapolazione ho ricavato che la raccolta del solo Superenalotto sarebbe, nel 2011, di 3,75 miliardi di euro (*2).
Forse non tutti sanno che i giochi sono GIÀ tassati! Nel Superenalotto, ad esempio, nel costo della schedina da 1€ circa 50 centesimi vanno direttamente all'erario (in pratica c'è già una tassazione del 50%). Se lo stato sottrae alle vincete maggiori di 500€ (la gran parte delle vincete in questo gioco) un ulteriore 6% allora, in pratica, intasca il 56%. Anzi, diciamo il 55% perché i premi minori non vengono gravati da questa addizionale.
In pratica se su 3,75 prima lo stato si teneva 1,88 miliardi adesso andrebbe a trattenersi 2,06 miliardi: ovvero 180 milioni in più.

Cosa c'è che non mi va giù? Per prima cosa mi sembra ci sia una miscela di ingordigia e ipocrisia nel comportamento dello stato: da una parte si vuol far credere di voler disincentivare il gioco d'azzardo (vedi il messaggio pubblicità progresso “Gioca con moderazione”) ma dall'altra viene attinto contante come non mai (un po' lo stesso torbido “giochino” che viene fatto con sigarette e alcoolici).
La seconda cosa è che i "furboni" che hanno ideato questa manovra per incrementare gli introiti del 5-6% lo hanno fatto nel modo sbagliato.
Se questo 6% fosse stato aggiunto alla sorgente (cioè, nel caso del Superenalotto, se all'erario fosse andato direttamente il 56% del costo della giocata) allora questa nuova tassa sarebbe diventata semi invisibile per il giocatore. Andando invece a tassare la vincita si va a generare una pubblicità negativa difficilmente valutabile che probabilmente porterà a una diminuzione delle giocate!
Sarebbe “buffo” se grazie a questa "pubblicità" di tassa al 6% sulle vincite le giocate diminuissero del 10%: lo stato invece di intascare più soldi ne prenderebbe meno...
Lo stesso problema ci sarà, in maniera più o meno accentuata, per gli altri giochi (Gratta e Vinci, Scommesse, Lotto, etc...).

La mia sensazione è che esista il rischio concreto che la pubblicità negativa generata da questo provvedimento ne vanifichi l'effetto.
Questo mi porta finalmente alla volpe menzionata nel titolo del post: per la precisione alla favola di Esopo “La volpe e il gallo”. Il comportamento dello stato italiano ricalca esattamente quello della volpe...
La conoscete questa fabia? Probabilmente no visto che l'ho inventata questa notte!
Siccome non ho letto niente (almeno non da quando avevo 6 anni!) di Esopo non sono ben sicuro di quale sia il suo stile: temo quindi che il mio racconto risentirà maggiormente di Walt Disney...
Comunque, visto che ormai non c'è più spazio, posterò la favola in un futuro post...

Nota (*1): Il primo premio dei tornei di poker a cui partecipavo è di 3,70€...
Nota (*2): Una mia stima basata sul dato di 2,5 miliardi di raccolta nel 2008...

giovedì 10 novembre 2011

Riflessioni, CIA, Twitter...

Alcuni articoli resistono sui giornali online per giorni e giorni altri invece spariscono subito...
Inutile dire che quelli che mi interessano sono i primi a sparire!
Mi chiedo che meccanismo ci sia dietro: mi viene spontaneo ipotizzare che venga usato un meccanismo semiautomatico per tener traccia delle preferenze dei lettori. Dopo tutto, come ho scritto in altri post, anche le notizie sono considerate alla stregua di semplici prodotti e la qualità di un giornale non è quindi data dalla veridicità, dal grado di informazione, dei suoi articoli quanto dal gradimento di chi legge. In altre parole suppongo che ci siano dei contatori per ogni articolo che indicano quanti lettori sono andati a leggerlo: se tale valore scende sotto un certo livello l'articolo viene rimosso dalla prima pagina e archiviato (poi ci saranno ovviamente regole aggiuntive come che debba essere visibile per almeno 12 ore e per non più di 36 o cose del genere...).

Queste riflessioni mi sono venute spontanee quando stamani ho cercato di rintracciare un articolo che avevo adocchiato ieri sera: ovviamente era già sparito...
Fortunatamente sono riuscito a rintracciarlo tramite un motore di ricerca. Si tratta del seguente articolo tratto dal Corriere.it : Twitter osservato speciale della CIA.

In realtà l'articolo non svela nessun fatto eclatante: spiega soltanto che la CIA ha un “ufficio” che controlla i messaggi che circolano sui diversi social network per cercare di intuire/sondare gli umori delle persone nelle varie aree di crisi nel mondo. Poi viene spiegato che tali rapporti sono tenuti in alta considerazione e presentati quotidianamente al presidente. Infine è scritto che queste “indagini” sono ancora tutt'altro che perfette principalmente a causa della massa dei dati.

La prima riflessione è tecnica: è evidente che questi 007 americani non spulciano a casaccio i milioni di messaggi che rimbalzano sui social network. Probabilmente vengono adoperati dei software che fanno emergere solo i messaggi più interessanti: il problema è molto interessante perché una sola ricerca di specifiche parole chiave non è molto efficiente ma, d'altro canto, l'alternativa di interpretare automaticamente un testo è ancora aldilà delle capacità dei computer (*1).
Magari ci sarà una piramide di software, via via più complessi, che fanno emergere sempre meno messaggi al livello successivo: in cima alla piramide c'è lo 007 umano che dà il parere finale...

Come seconda riflessione mi chiedevo quanto denaro (sovvenzioni) il governo americano dia ai vari social network per potere avere un accesso privilegiato ai loro dati... Io non mi stupirei se si trattasse di una cifra altissima (qualcosa dell'ordine del 100% del fatturato di FB): dopotutto è come avere una cimice/spia in un miliardo di case...

La terza riflessione è su quello che staranno facendo i nostri 007 (o magari la Polizia Postale...) al riguardo. Sono sicuro che anche da noi ci si dà un gran da fare per tener d'occhio i cittadini (in gran parte onesti e che, a mio avviso, non dovrebbero subire nessuna invasione informatica della loro privacy) anche se i mezzi tecnici non saranno al livello di quelli americani. A giugno nel post È chiaro a tutti? scrivevo che ormai, anche nella politica italiana, doveva iniziare a farsi strada la comprensione della forza di questi nuovi media. Certo, questa consapevolezza non deve ancora essere penetrata a tutti i livelli: dubito che Bozzi si renda conto che il suo figliolo, detto la “Carpa”, sia ormai completamente bruciato a livello d'immagine; idem per il Berluska... Però è inevitabile che lentamente ne venga preso atto anche ai massimi livelli (magari con più di qualche dubbio e perplessità). Per questo ritengo che bisognerà essere ancor più attenti per vigilare sulla libertà di internet...

La quarta riflessione l'avevo pensata indipendentemente dall'articolo del Corriere.it: la scorsa settimana scrissi di “pancia” il post Tagli e prelievi. In tale post scrivevo della mia forte irritazione per l'ipotesi di un prelievo forzoso dai conti correnti chiamandolo “furto”. Lo stesso giorno mi capitò di leggere almeno un paio di messaggi, condivisi da migliaia di utenti, in cui, con toni ancor più arrabbiati dei miei, veniva commentata la medesima ipotesi. Ogni commento spronava la rabbia e l'indignazione degli altri: io avevo realmente la sensazione di stare osservando una polveriera che sta per esplodere...
Ma torniamo nel lontano 1992. All'epoca il buon Amatissimo (detto anche Dr. Sottile) non solo ipotizzò ma anzi mise in pratica tale prelievo. Anche allora tutti gli italiani ne rimasero fortemente indignati (e con un fastidioso bruciore nel di dietro) ma i giornali e le TV, chi più chi meno, gettavano acqua sul fuoco. Certo, suppongo che i giornali dell'opposizione, avessero tuonato contro tale provvedimento ma nonostante tutto sicuramente con toni più pacati di quelli che circolavano nei commenti che ho letto nei giorni scorsi (del tipo “uccidiamoli tutti”!!). Insomma nel 1992 il singolo individuo era destinato a rassegnarsi perché tutti i “poteri forti” erano contro di lui.
Adesso invece la situazione è ben diversa: un provvedimento altamente impopolare seppur condiviso da tutte le parti politiche, sia al governo che all'opposizione, (in altre parole condiviso dai “poteri forti”) porterebbe direttamente all'auto organizzazione di grandi movimenti di protesta popolare. Questo indipendentemente dalla “camomilla” che giornali (anche web) e TV cercherebbero di gettare sulla popolazione per ammansirla...

Ultima riflessione: ora, se possibile, è ancor più evidente l'importanza del web nelle rivolte contro i regimi dispotici del mondo arabo. Forse adesso le parole del mio amico Hesham (vedi Intervista esclusiva) mi suonano ancora più vere. Alla mia domanda sull'importanza di internet e Al Jaazira per la rivolta egizioana mi rispose: “Internet è stato l'elemento scatenante, il mezzo attraverso il quale il movimento ha avuto inizio. Senza di esso non ci sarebbe stato nessun movimento. Aljazeera è stata il fattore infiammante, quello che ha diffuso la comprensione/simpatia per il movimento a tutti, specialmente a coloro che non sono parte della società digitale (la maggioranza degli egiziani).

Nota (*1): Per riprova provate a usare Google Translate: le traduzioni per essere efficaci dovrebbero “capire” il contesto della frase da tradurre per scegliere le espressioni adeguate nell'altra lingua. Sfortunatamente, se si prova a inserire frasi di complessità media e su argomenti astratti, vengono fuori traduzioni non dico corrette ma a malapena comprensibili...(*2)
Nota (*2): Per verifica avevo provato a passare a Google la mia nota precedente: a parte un'incertezza iniziale aveva fatto un ottimo lavoro: evidentemente stanno venendo fatti grandi progressi in questo settore! Non bisogna però dimenticare che fra interpretare per tradurre e interpretare per “capire” c'è ancora una bella differenza...