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domenica 12 settembre 2010

Ricerchina etimologica

Ieri mi è venuto in mente di fare una ricerca bizzarra.
Probabilmente avrei potuto trovare dei risultati molto più completi con una semplice ricerca su internet ma, in questo caso, non mi sarei altrettanto divertito.

L'obiettivo della mia ricerca è molto semplice: verificare, grazie al mio vocabolarietto etimologico, l'origine dei vocaboli italiani. Dove, per origine, intendo la lingua da cui derivano.
Non solo ho voluto verificare l'origine diretta di un termine (ad esempio il latino) ma anche l'origine più remota (ad esempio il vocabolo latino può a sua volta derivare dal greco).

Il mio vocabolario è composto da 465 pagine così ho deciso di campionare una parola ogni 4 pagine per avere un totale di 116 elementi (beh, poi me ne sono venuti 115 perché sono partito da pagina 4!).
In pratica, ogni quattro pagine, ho considerato il primo vocabolo che, partendo dall'angolo superiore destro, avesse la sua origine chiaramente specificata.

I miei risultati sono riassunti nella seguente tabella:
LinguaOrigine DirettaOrigine Remota
Latino90 (78.3%)70 (60.9%)
Greco10 (8.7%)20 (17.4%)
Germanico3 (2.6%)5 (4.3%)
Francese7 (6.1%)3 (2.6%)
Indoeuropeo0 (0.0%)8 (7.0%)
Altro5 (4.3%)9 (7.8%)


Studiamo questi risultati un po' più da vicino.
Prevedibilmente, la maggior parte dei vocaboli italiani, derivano direttamente dal latino (78.3%): da notare però che, quella che io ho definito “origine remota”, è solo del 60.9%. Questo è dovuto al fatto che, molti termini latini, derivavano a loro volta dal greco.
Addirittura l'8.7% dei vocaboli derivano direttamente dal greco: io avrei detto meno. Il fatto è che si tratta di vocaboli, scientifici o medici, di origine dotta e non molti usati nel linguaggio comune. Ovviamente l'origine remota greca è molto più alta perché, come detto, molti termini latini sono basati su un calco greco.
La terza voce, in ordine di importanza, è il francese: ben il 6.1% delle nostre parole derivano da quella lingua. Come tutti sanno il francese è una lingua neolatina e, quindi, la gran parte dei suoi vocaboli derivano dal latino: per questo l'origine remota francese è solo del 2.6%. Ho notato che l'italiano fu pesantemente influenzato dal francese nel XIX secolo, quando la Francia era la nazione leader europea (un po' come adesso lo sono gli USA). A differenza delle parole di origine greca, quelle di origine francese sono molto utilizzate: vedi ad esempio semaforo di un post precedente...
Nel germanico ho riunito, un po' arbitrariamente, il gotico, il longobardo e il francese antico (non il franco...). Comunque si tratta di valori già molto piccoli: 2.6% origine diretta e 4.3% remota (la percentuale remota è leggermente maggiore perché alcuni termini furono mediati dal latino). Per quel che ne so l'influenza del longobardo sarebbe dovuta essere nettamente maggiore del gotico ma, a causa dello scarso numero di campioni usati, più o meno si equivalgono.
L'indoeuropeo dovrebbe essere l'antenato comune di tutte le lingue europee: ovviamente nessuna parola italiana deriva direttamente dall'indeuropeo ma, tutti gli otto casi di origine remota trovati, sono passati attraverso il latino.
Gli “altri linguaggi” che ho raggruppato insieme sono: provenzale, giapponese (ben due parole: micado e cachi!), inglese, portoghese, mediterraneo e dialettale. Il “dialettale” mi lascia un po' perplesso: si tratta di parole italiane derivate dalla fusione di un termine, ad esempio, latino con uno dialettale, ad esempio veneto. Non so... mi chiedo se avrei dovuto considerarle italiane... Comunque, percentualmente, anche questi casi sono molto esigui.

Sono tentato di rifare un altro campionamento scartando però le parole di uso raro e rarissimo: credo che più o meno avrei gli stessi risultati ma con una diminuzione del greco e un aumento del francese...

venerdì 10 settembre 2010

Pensierino misterioso

Qualche giorno fa, rimettendo in ordine, è saltato fuori, da un album di fotografie, un vecchio pensierino. Non era in un quaderno ma in delle pagine volanti. Dalla dimensione delle righe, non sono sicuro, ma dovrebbe trattarsi di un quaderno di terza elementare. Incuriosito ho letto il seguente testo:

Testo Libero
Io ho uno zio molto buono, però certe volte mi brontola e io me ne prendo a male.
Lo zio è molto alto di statura, ha i capelli castani e si veste sempre molto beno.
La nonna per farlo vestire sempre bene bisogna che ci perda molto tempo per cucirgli i pantaloni.
Gli occhi li a verdi ed è un bel ragazzo.
Quando siamo a tavola lo zio siccome a le gambe lunghe mette sempre le gambe dalla nostra parte.
È un tipo che certe volte scherza e certe volte fa sul serio.
Io gli voglio molto bene perché quando sono solo mi porta sempre fuori con lui.
Certe volte mi porta anche al cinema all'Acli.
Una volta mi porta al campo di tennis per vedere come faceva a giocare, ed io mi diverto molto.


Cosa c'è di strano? Varie cosette...
L'aver scritto che si veste “sempre molto bene” è un dettaglio che già adesso farei fatica a notare, figuriamoci da bambino: magari però, in questo caso, significa solo che lo “zio” veste in giacca e cravatta.
Dopo poco però affermo che è un “bel ragazzo”! Questo decisamente non è da me...
Poi, ho sì uno zio con gli occhi verdi, ma sicuramente non era un ragazzo essendo più anziano di mio padre.
Un altro zio, alto e con le gambe lunghe, lo avevo ma, di nuovo, non era un ragazzo (era più anziano di mio padre) e poi aveva gli occhi blu e non verdi...
La frase in cui affermo che, quando sono solo mi porta “sempre fuori”, sembra solamente un desiderio visto che, quando ero solo, rimanevo solo: di conseguenza niente visite al cinema e all'Acli che, per quel che ricordo, all'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse...
Anche della visita al campo da tennis non ho nessun ricordo, anzi, non ho nessun ricordo di aver scritto questo pensierino!

Per tutti questi motivi mi era venuto il forte sospetto che questo scritto non fosse mio. Ho provato a contattare mio cugino (la scrittura è comunque maschile) per sapere se egli avesse uno zio corrispondente a questo identikit ma, la risposta, è stata negativa.
Poi ho controllato la calligrafia della scritta “Testo Libero” e questa sembra combaciare perfettamente con un altro scritto di quel periodo. Ora sono confuso: la calligrafia sembrerebbe indicare che io sia realmente l'autore del testo ma, non so, magari a quell'età le calligrafie si assomigliano tutte?
Se fosse realmente mio, l'unica spiegazione che lo possa giustificare è che io mi sia divertito a inventarmi praticamente tutto. Magari facendo una specie di collage fra i miei zii, forse un cugino più grande e pii desideri...

giovedì 9 settembre 2010

Fotopompo

Quali sono i colori più importanti?
Ovviamente si tratta del rosso, del verde e dell'arancio: i cosiddetti colori semaforici.
E quali sono i momenti più gradevoli durante i quali si ha l'opportunità di contemplarsi l'ombelico?
Lo sanno tutti! Si tratta delle attese semaforiche.
E infine, qual è il capolavoro di Virgilio scritto dopo le Georgiche e le Bucoliche?
Esatto! Le Semaforiche!

Scherzi a parte, qualche giorno fa sono rimasto piuttosto perplesso leggendo su un cartello stradale la dicitura “Rilevazione automatica delle infrazioni semaforiche”.
Onestamente speravo che, questo mirabile vocabolo, fosse un neologismo di una nostra italica amministrazione comunale: in tal caso mi sarei divertito, non solo a schernirne il suono sgraziato, ma, soprattutto, gli pseudo ignoranti che l'avevano usato...
Sfortunatamente però, l'aggettivo semaforico, esiste: ho controllato sul vocabolario.
A mio parere non dovrebbe esistere una parola così brutta ma, evidentemente, il codice della strada necessitava di questo orrore per sanzionare quel tipo di infrazioni...

“Semaforico” deriva da “semaforo” che, a sua volta, è stato importato dal francese “sémaphore” il cui etimo è “portatore di segnale”.
È quindi evidente che è una parola nata male. Suggerisco quindi di eliminare il problema alla radice proponendo un vocabolo alternativo a “semaforo”, un neologismo, da cui derivare poi un aggettivo dal suono più gradevole.
La mia proposta, come alternativa a “semaforo”, è “fotopompo” ovvero “conducente della luce”. “foto” infatti sta per “luce” (vedi fotone e fotografia), “-pompo” invece lo ho tratto da “psicopompo” (un epiteto di Caronte) cioè “conducente di anime”. In realtà avevo pensato anche a “musagete” (un epiteto di Apollo) cioè “conducente delle muse” però “fotogete” suona molto peggio di fotopompo con tutte le sue belle “o” baritonali...

E l'aggettivo? Fotompompico, ovviamente! Molto più bello di “semaforico”...
Non sarebbe piacevole ricevere una multa per aver commesso un'infrazione fotopompica?

mercoledì 8 settembre 2010

Bibite da leggere

Come forse ho già accennato, questo WE, sono stato ospite dai miei zii a Viareggio.
Come al solito mi hanno coccolato e viziato...

Un esempio: per qualche motivo (forse una mia bizza infantile quando avevo 10 anni?) mia zia è convinta che io non beva acqua ma solo bibite gassate, poi, siccome le bibite gassate fanno male, quando sono suo ospite, mi fa trovare svariati litri di diversi succhi di frutta.
Gli zii non bevono queste bevande dolciastre così, quando riparto, mi danno da portare via tutte i cartoni e le bottiglie che non sono state aperte: questa volta sono tornato a casa con due confezioni di Scrapper da 1 litro, un cartone di succo Errelunga da 1 litro, una confezione di Ranch da 2 litri, un'orangosoda da 1.5 litri e una bottiglia San Peregrino da 1.5 litri. In totale otto litri!

Come avevo spiegato in un precedente post (Libridine (non violenta!)) tendo, come molti del resto, ad accumulare più libri di quanti non riesca poi a leggere.
Questa estate poi, non so perché, non ho quasi letto niente (a parte la settimana in cui mi sono riletto quattro libri di fantascienza a me molto cari).
Quindi, visto che per due giorni sarei rimasto senza TV e computer, ho portato con me il Tristano che mi aveva fatto compagnia nelle recenti notti insonni.

La nota positiva è che ho effettivamente finito di leggere questo Tristano di Goffredo da Strasburgo: sfortunatamente non mi sono annotato i passi più interessanti e quindi ho poco materiale da citare. A dire il vero ci sono molte belle pagine ma, frasi pregnanti e concise, ne ho comunque incontrate poche...

Così egli ha lei, ed ella ha lui; egli le appartiene, ella appartiene a lui. Dov'è Biancofiore è Rivalin: qui Rivalin, qui Biancofiore (*). Là entrambi, là il vero amore.
- Tristano di Goffredo di Strasburgo – ed. Mondadori, 1983

Il suo amico Tristano, la sua gioia Isotta: sono questi i due grandi tormenti che gravemente gli opprimono il cuore lo spirito. Sospetta di lui e di lei; dubita d'entrambi. Persegue la duplice pena come suole fare colui che dubita: quando vuole ricercare l'amore di Isotta, gli si oppone il sospetto, e allora vuole sapere di più, e scoprire la verità. Ma poiché essa gli è negata, di nuovo lo assale il dubbio, e tutto rimane come prima. - ibidem

Collera di donna è cosa da temere, e ogni uomo deve ben guardarsene, ché quanto più una donna avrà amato tanto più pronta sarà la sua vendetta! Con la stessa leggerezza con cui giunge l'amore, giunge l'odio, e l'inimicizia dura più a lungo. La donna sa misurare l'amore, ma non temperare l'odio, fintanto che dura il corruccio. Io non oso dire di più, ché affare che non mi riguarda. - ibidem (**)

Le note negative sono, prevedibilmente, i numerosi libri che ho comprato:
  1. Due grammatiche di latino (usate!)
  2. Eneide
  3. Fiabe di Andersen
  4. Ospedale da combattimento (fantascienza)
  5. Il pianeta dimenticato (fantascienza)
  6. La guerra del fuoco (fantascienza) (***)
  7. Il conclave: storia e segreti
  8. Pensieri di Bertrand Russell

In definitiva non so se, questa visita al mare, mi ha procurato più libri da leggere o bibite da bere!

Nota (*): Rivalin e Biancofiore sono i genitori di Tristano: Goffredo parte da lontano nel suo racconto...

Nota (**): In realtà questa citazione proviene dal Tristano di Tommaso di Bretagna: l'opera di Goffedo è incompiuta e l'edizione che ho letto conclude il libro inserendo i capitoli tratti dalla versione di Tommaso (opera antecedente e su cui Goffredo basava la propria).

Nota (***): “La guerra del fuoco” è un classico del 1911 e lo ho già finito di leggere: veramente gradevole!