«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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sabato 4 gennaio 2014

Ancora su Spagna 2001...

Di seguito la mia breve intervista sui disegni di mio padre presentati nel pezzo Spagna, maggio 2001.

Sull'Alhambra:
1) Mi piace la successione e sovrapposizione delle colonne ma lo sfondo grigio mi pare troppo uniforme e chiaro; anche il pavimento mi pare troppo chiaro. Cosa ne pensi?
Devi pensare che era una mattina di giugno, col sole che brillava quasi allo zenit, per cui la pietra in piena luce sembrava bianca mentre le ombre dei colonnati per contrasto apparivano molto scure. Hai ragione nel disegno non ho reso bene questa forte differenza.

2) Gli schizzi sono basati su foto? È più facile disegnare basandosi sule foto? Se sì perché?
Quasi tutti i disegni dei monumenti famosi nei vari paesi sono ricavati da foto. Infatti il più delle volte il posto brulica di turisti che renderebbero impossibile una copia dal vero e molto spesso una parte dei monumenti sono coperti da ponteggi vari per la manutenzione che viene fatta di continuo. Ci si può ritenere fortunati se si può gustare un'opera nella sua interezza e totalità. Dalla foto si può così togliere tutte le parti in più, siano esse persone o cose.

3) Quali sono i soggetti più adatti (tecnicamente più facili) per il disegno a china?
Tutti quei monumenti che puoi rappresentare con una bella prospettiva, ma sopratutto quelli che nel momento che li hai ammirati, ti hanno particolarmente colpito, perché mentre li rielabori rivivi lo stato d'animo di quel momento ed i grandi pittori riescono a trasmettere nel quadro questi sentimenti.

Sull'arena:
4) La composizione nel suo insieme mi piace molto (bello lo steccato in primo piano) ma l'arena potrebbe essere di ghiaccio invece che di sabbia. Cosa ne pensi?
Vale un po' la risposta della domanda precedente, comunque quel giorno non venivano fatte corride e la sabbia dell'arena era stata spianata e ripulita per cui avevo paura che venisse fuori un effetto acqua se avessi fatto le lievi increspature parallele che erano rimaste sul terreno.

5) Ti trovi mai davanti a qualcosa che non sai come disegnare (riflessi acqua, trasparenza vetro, materiali come sabbia/ghiaccio etc...)? In quel caso come affronti il problema? Fai prove e tentativi a parte oppure segui il tuo istinto?
Molto spesso capita di dover rappresentare particolari come un raggio di sole o l'acqua che scorre, che si possono solo accennare cercando di far capire il generale con un piccolo particolare. Spesso si fanno delle prove a parte, per lo meno le faccio io, quando non sono sicuro che l'effetto ottenuto sia quello giusto.

6) Ho notato che dietro la ringhiera in primo piano non hai disegnato le ombre della tribuna: è un compromesso voluto per mettere in maggiore risalto la prima? In generale ci sono molti di questi "compromessi" nel disegno a china dove non ci sono colori ma solo contrasto?
Probabilmente non ho fatto lo sfondo dietro la ringhiera perché me ne sono dimenticato, ma anche perché in questo modo risalta meglio il particolare in primo piano (la ringhiera).

venerdì 3 gennaio 2014

Carote libere

Modificato (3/1/2014): Attenzione! Non leggere questo pezzo perché si basa su un equivoco! Ovviamente i concetti generali di cui parlo restano validi ma il caso di partenza da cui parto, basato sull'articolo di un altro viario, pare un semplice abbaglio...
Forse avrei fatto meglio a cancellare direttamente questo mio scritto ma, anche se fuoriluogo, preferisco non sprecare niente!

Oggi ero incerto se scrivere un commento al discorso di fine anno di Grillo oppure a un libro che ho appena finito di leggere ma poi, come spesso accade, la sorte ha deciso per me...
Mi sono infatti imbattuto su FB nell'articolo Il valore della libertà o cosa deve sapere lo Stato delle mie carote? del viario della signora Barbara De Mars.

Ne consiglio la lettura perché è breve e ben scritto comunque provo a riassumerlo brevemente: dal primo di gennaio è obbligatorio fornire il proprio codice fiscale per fare la spese a un mercato di prodotti tipici locali indipendentemente dall'importo. L'autrice, visto che non serve a combattere l'evasione fiscale, si domanda preoccupata il motivo di questa inutile ingerenza dello Stato (*1) nella vita privata dei cittadini. Infine ribadisce l'importanza della libertà in quanto tale e afferma che ci sono dei limiti che lo Stato non dovrebbe superare (*2).
Modificato (3/1/2014): ecco, il problema sta qui: come mi ha fatto notare in privato un amico ben più sveglio di me, l'avviso a cui si riferisce la signora De Mars riguarda l'emissioni delle fatture e non i normali scontrini fiscali come ero stato portato a pensare.

Condivido tutto: al riguardo rimando a Frammenti di libertà e, ovviamente, agli “storici” Libertà d'opinione (1/2) e Libertà d'opinione (2/2)...

Ok, ho trovato un articolo che condivido ma qual è il punto?
Beh... mi hanno colpito i commenti dei lettori su FB che, almeno molti di essi, non sembrano in grado di cogliere il significato profondo delle parole della De Mars.

Una ragazza (credo dalla minuscola foto) scrive che è un “articolo senza senso” e che sebbene sia vero che siamo sempre più spiati, se succede anche al mercato, “non è importante”.

Un signore è più conciso: “ma che ce frega!!” scrive...

Un altro signore fa un commento politico sostanzialmente irrilevante e, infine (almeno per adesso) c'è un'altra persona che commenta con “senza parole” nel senso, spero, di essere stupito quanto l'autrice per questa ennesima “trovata”.

Quattro opinioni sono poche ma comunque, che ben la metà di queste dimostrino indifferenza e/o incomprensione del problema, mi pare tristemente significativo...

Modificato (3/1/2014): ci tengo a sottolineare che il seguente concetto rimane comunque valido...

Che depressione: la libertà degli italiani (e non solo) se ne va a pezzetti ma questi non se ne curano. La consapevolezza che la rimpiangeranno quando sarà troppo tardi non mi consola...

Nota (*1): la mia teoria è che un'importante supermercato, situato a poche centinaia di metri di distanza, preoccupato per i propri affari, abbia fatto pressioni politica sulle compiacenti istituzioni locali...
Nota (*2): beh, fa anche una tirata di orecchie agli italiani che, a suo dire, confondono l'anarchia con la libertà ma in questo caso non sono completamente d'accordo con lei...

giovedì 2 gennaio 2014

Ancora su Caligvla

Il libro Caligula di Maria Grazia Siliato (v. Caligvla) di cui ho scritto ieri è stato fonte anche di numerosi spunti: però, piuttosto che appesantire la mia “recensione”, ho preferito parlarne in un pezzo a parte...

Il primo caso è una frase che mi è piaciuta: normalmente quando trovo citazioni di questo genere in un testo antico le pubblico senza esitazione. Mi affascina infatti constatare come gli uomini siano sempre uguali a se stessi e, anche dopo migliaia di anni, certe constatazioni psicologiche, sociali o politiche continuino a essere validissime. In questo caso l'autrice è una contemporanea e quindi manca la conferma del tempo però...
«Ma si sapeva che l'annuncio di un provvedimento spesso calma il popolo come se lo si compisse davvero e, poiché la quiete dei Romani era urgentemente necessaria, applaudirono anch'essi a cuor leggero.»

Interessantissimo è poi l'accenno alla centesima rerum venalium, in pratica un'IVA dell'1%, che aveva scatenato fortissimi malumori perché, ovviamente, colpiva i consumi delle classi più povere...
Per la cronaca Caligola l'abolì. Le informazioni sull'attività di questo imperatore furono sistematicamente cancellate ma tracce di cosa fece sono rimaste nelle monete commemorative.

A pagina 308 l'autrice affronta invece un argomento che mi sta molto a cuore e di cui parlavo anche con mio zio.
Si tratta del cambiamento di mentalità dei Romani che da popolo di tradizioni contadine e frugali inizia a venire trasformato dalle ricchezze che affluiscono da ogni angolo dell'impero.
Quando avvenne esattamente questo cambiamento? Ovviamente non ha senso parlare di una data esatta: si tratta di un'evoluzione che, come un'onda, attraversa i valori di diverse generazioni; eppure devono esistere degli episodi chiave che hanno influenzato la società (*1).
Mi dispiace ammetterlo ma non ricordo l'opinione di mio zio al riguardo: sicuramente per lui il vero e proprio imperialismo nacque dopo la sconfitta di Cartagine ma questo cambiamento non coincide esattamente con quello di cui parlo io...
Secondo me il passaggio si ebbe all'epoca di Augusto: Augusto, durante la guerra civile (32 a.C.) contro Marco Antonio, facendo appello alla “romanità” riuscì a reclutare numerosi volontari per combattere contro il suo avversario; quando però, all'indomani del disastro di Teutoburgo (9 d.C.), cercò di fare lo stesso non ottenne la risposta desiderata...
L'autrice fa invece dire a un Seneca indignato («Molti ormai preferiscono vedere il disordine negli affari dello Stato che nei riccioli dei loro capelli») che proprio in quegli anni (intorno al 40 d.C.) la società romana sta cambiando sostanzialmente. Ed effettivamente in altre parti del libro i militari che personificano i vecchi ideali romani non provengono da Roma ma da altre zone dell'Italia: mi pare ragionevole pensare che, allora come adesso, i cambiamenti venissero prima adottati dalle élite al potere per poi propagarsi alle zone più periferiche.

Altra frase: «...le invenzioni inverosimili godono del costante privilegio d'essere immediatamente credute.»

Viene anche citato il lago Nemorensis dal quale ha idealmente inizio il viaggio attraverso la mitologia di James Frazer (v. Il ramo d'oro) e infatti nelle note l'autrice lo ricorda in maniere un po' sprezzante scrivendo «Lo studio delle misteriose rovine nemorensi fu complicato e sviato da una leggenda fantasiosa, su cui un avvocato inglese con passione di etnologo e mitologo – si chiamava James Frazer – scrisse molte pagine...».
Beh... mi pare un giudizio severo visto che le “molte pagine” sono considerate un “contributo fondamentale all'antropologia culturale e alla storia delle religioni” (da Wikipedia.it).

Nota (*1): Mi riferisco a qualcosa di analogo al cambiamento di mentalità nei confronti del terrorismo degli statunitensi dopo l'11 settembre...

mercoledì 1 gennaio 2014

Caligvla

Com'è bello scoprire che un libro da cui non ci aspetta molto si rivela invece piacevolmente affascinante!
Mi è successo con Caligula di Maria Grazia Siliato, Ed. Mondadori, 2005.

Uno dei miei criteri di lettura per la scelta dei libri di storia da leggere è seguire la sequenza degli imperatori romani: Cesare (*1), Augusto, Tiberio e, quindi, Caligola...
La mia perplessità iniziale era dovuta al fatto che il libro fosse appartenuto a mia madre (*2) e che l'autrice fosse una donna: temevo un romanzo rosa a fondo storico (*3)...
Poi leggendo i risvolti ho scoperto che l'autrice era una storica e, così rassicurato, ho iniziato la lettura che si è subito rilevata interessante.

L'autrice infatti imposta l'intera la trama sulla teoria che Caligola fosse tutt'altro che pazzo: per chi non lo ricordasse Caligola era l'imperatore che voleva fare eleggere senatore il proprio cavallo, che portò le legioni sulla costa della Manica a raccogliere conchiglie, che si fece costruire un ponte di navi per poter attraversare a cavallo il golfo di Baia e, ovviamente, era licenzioso e depravato. O almeno così ce lo dipingono le antiche fonti storiche...
La tesi dell'autrice è che Caligola si sia fatto volutamente passare per debole di mente, prima di divenire imperatore, per poter sembrare innocuo e sopravvivere visto che Tiberio (o la madre Livia) era stato probabilmente il mandante degli assassini di suo padre Germanico e dei fratelli Nerone e Druso. Poi, una volta eletto imperatore, avrebbe invece inaugurato un periodo di grandi riforme sia di politica interna che estera: i senatori a lui avversi, proprio perché preoccupati da queste novità, avrebbero organizzato il suo assassinio e, per meglio smantellare le riforme già attuate, avrebbero provveduto a far circolare voci sulla sua pazzia che hanno portato ai pregiudizi storici che ben conosciamo.
Ovviamente è solo una teoria ma l'autrice accumula una grande quantità di indizi che, considerati nel loro complesso, rendono la sua ipotesi molto convincente.

Tornando al romanzo ho anche apprezzato molto lo stile elegante dell'autrice oltre alla sua precisione, sia di termini che di riferimenti, propria di una storica. Per certi versi vi ho percepito degli “echi” delle Memorie di Adriano ma ovviamente non si avvicina a tale capolavoro.
Non è assolutamente un romanzo rosa ma prettamente storico e infatti, molto correttamente, in fondo al libro ci sono delle note che ripercorrono capitolo per capitolo tutti gli elementi storici su cui si basa la trama.

Volendo trovarvi un difetto non ho gradito gli sporadici paragrafi dove l'autrice si inserisce nella narrazione per fare dei riferimenti al presente. Questi paragrafi spezzano senza motivo l'incantesimo dell'ambientazione e mi sembrano inutilmente didascalici.

Nel complesso un ottimo romanzo storico!

Nota (*1): Lo so, lo so...
Nota (*2): Fosse stato di mio zio non avrei avuto nessun dubbio che fosse un romanzo storico: ma lo zio fra i libri di storia non aveva romanzi ma solo saggi...
Nota (*3): Questi miei pregiudizi sono colpa delle Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley...