«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

domenica 2 aprile 2017

Movimento imbarazzante

È da parecchio che non scrivo del M5S: il motivo è semplice e imbarazzante. Mi vergogno della grande fiducia che ingenuamente avevo dato a Grillo e al suo movimento: oramai la democrazia all'interno del movimento è una barzelletta che non fa più ridere, i principi (quali?) lo stesso, l'autoritarismo del “garante” Beppe Grillo vergognoso, le figuracce si accumulano, la pochezza di idee concrete tangibile, la scarsa capacità della maggioranza dei candidati scelti in rete, se poi vincono, è evidente...

Beh, a mia discolpa c'è da dire che, frequentando gli attivisti sul territorio, ho conosciuto delle persone di grande valore e onestà... peccato che non contino niente e che in parlamento, ovvero là dove dovrebbero arrivare i candidati migliori e più capaci, vi andranno però solo persone scelte a caso (*1) dalla rete e, temo, sempre più spesso furbetti e opportunisti...
Comunque, in definitiva, ho fatto l'attivista solo per circa 18 mesi e passando almeno un anno a esprimere critiche e giudizi piuttosto severi dall'interno: guarda caso con me il “lavaggio del cervello” non ha funzionato molto bene...

La domanda che di tanto in tanto torno a pormi è: “Grillo vuole davvero vincere le politiche nazionali?”
La mia opinione è sempre la stessa: NO.
Scopo funzionale del M5S è quello di incanalare il dissenso (e la disperazione) in ambito democratico ma senza dare seriamente fastidio ai partiti tradizionali liberi così di eseguire gli ordini di Bruxelles palliati dalla legittimazione democratica data loro dallo stesso movimento (*2). E magari, standosene tranquilli all'opposizione, ottenere diversi clic sul sito BeppeGrillo.it per guadagnare qualche soldino.

Da cosa si comprende che il M5S non vuole vincere?
1. Dall'opposizione virtuale fatta solo in parlamento. PD e compagnia sanno che le pagliacciate non portano voti e vanno avanti tranquillamente con leggi contro gli italiani: al contrario se il M5S avesse organizzato grandi dimostrazioni di piazza allora avrebbe ottenuto risultati concreti (*3).
2. Non si è voluto creare una classe dirigente capace di avere la credibilità necessaria per governare il paese. Sarebbe stato facile: bastava valorizzare i Meetup e organizzarli sul territorio in maniera da far emergere gli attivisti più capaci. Il problema, è che dando una struttura concreta alla base, le si sarebbe dato anche un peso politico da rispettare: Grillo & C. non avrebbero potuto prendere autonomamente tutte le decisioni ma avrebbero avuto anche una controparte sul territorio con cui confrontarsi.

Come ripetuto più volte in passato la scelta di vincere a Roma (riprova che quando il movimento vuole vincere riesce a farlo) mi aveva lasciato perplesso. Roma è una ribalta troppo importante: fare bene a Roma porterebbe troppi consensi; fare male (pensavo) ne farebbe perdere troppi...
Ero giunto alla conclusione che fosse Casaleggio la persona con le idee chiare che aveva deciso che il M5S non dovesse aspirare a niente di più che essere il primo partito d'opposizione: magari rumoroso ma totalmente ininfluente.
Avevo così dedotto che con la morte di Casaleggio, Grillo tentasse di riappropriarsi del “suo” movimento è che avesse finito per credere ai suoi stessi miti: ovvero andare a governare per salvare l'Italia.
Il primo passo doveva essere mettere un candidato di fiducia a Roma che mostrasse cosa era in grado di fare il M5S al potere. E infatti...

Ma come si spiega il sorpasso, almeno nei sondaggi sulle intenzioni di voto, del M5S sul PD?
Niente di più semplice! Io l'avevo previsto a giugno del 2013!
Da Destino del M5S (scritto il 20 giugno 2013 dopo la batosta elettorale delle comunali):
«Ecco, l'elemento fondamentale dietro al successo del M5S, non sono solo Grillo, gli ideale del movimento o l'onestà dei suoi attivisti ma soprattutto la catastrofe economica (e non solo) a cui è avviata l'Italia.
La domanda decisiva che dobbiamo porci per valutare le prospettive future del M5S è quindi: le condizioni di vita degli italiani miglioreranno o peggioreranno nei prossimi mesi/anni?
Se la situazione economica migliorasse, se ci fosse una ripresa dell'occupazione (soprattutto giovanile), se ci fossero migliori servizi e meno tasse allora il M5S rischierebbe effettivamente di sparire.
Se però, come temo e mi sembra ovvio, il governo Letta (e tutta la vecchia classe politica) per la propria inettitudine e inerzia non riuscirà a invertire la tendenza attuale allora le condizioni di vita degli italiani, inevitabilmente, peggioreranno ulteriormente. In questa situazione sempre più drammatica, nonostante errori politici e media contro, il M5S non potrà che guadagnare consenso.
»

Renzi con la sua straripante presenza sui teleschermi, con la sua parlantina, con la piaggeria sottomessa e ammiccante della maggioranza dei media, con i regalini elettorali (vedi gli 80€ e i 500€) era riuscito a nascondere la totalità del suo fallimento. Contemporaneamente il M5S, invece di dare il meglio di sé, aveva fatto sfoggio di incapacità...

Eppure le tendenze sono queste: se le condizioni di vita continuano a peggiorare gli italiani si aggrapperanno alla speranza data da qualsiasi alternativa e in questo caso, sfortunatamente, l'unica possibilità è il M5S.

Conclusione: rimango dell'idea che, se i sondaggi mostreranno un M5S troppo forte (magari a ridosso delle elezioni), allora Grillo (o il suo sito) si affretterà a uscire con dichiarazioni per spaventare l'elettorato più moderato per allontanarlo dal M5S oppure per far votare PD (turandosi il naso) chi, disgustato dalle varie opzioni, aveva deciso di astenersi...

Nota (*1): in realtà, visto che le votazioni in rete si fanno sui calcolatori della Casaleggio, niente vieta che alla fine, quando conta, i risultati possano essere tranquillamente cambiati nella maniera preferita.
Nota (*2): la logica sarebbe: "alle elezioni c'era anche un opposizione con idee diverse dalle nostre ma ha perso → (quindi) siamo liberi di fare ciò che ci pare e la popolazione deve stare zitta e buona: se non è contenta dovrà votare diversamente fra 5 anni..."
Nota (*3): ma ovviamente il M5S non vuole ottenere niente: certamente non vuole intralciare i maneggi politici dei partiti tradizionali.

sabato 1 aprile 2017

Lezione XCI: Bidè

Finalmente sono riuscito a fare una nuova lezione col maestro! A dicembre mi aveva dato buca lui, poi a gennaio e febbraio non avevo più suonato, a marzo gli avevo dato buca io (comunque avvisandolo il giorno prima!) e finalmente ieri ce l'abbiamo fatta!

Come sempre, quando è tanto che non ci vediamo, mi occorre molto tempo per spiegargli i miei progressi (e difficoltà) col risultato che poi rimane poco tempo per affrontare concretamente i vari problemi: comunque anche stavolta ho imparato molte cose interessanti.

Riscaldamento: ormai da molti mesi ripetevo lo stesso esercizio e quindi, anche se non particolarmente importante, gli ho chiesto di cambiarmelo perché non lo sopportavo più...

Per curiosità, per capire quanto mi avesse stufato, avevo scritto:
Lez. XC (6 Novembre 2016): «Riscaldamento: mi è veramente venuto a noia ma non c'è stato tempo per cambiarlo.»
Lez. XXCIX (28 settembre 2016): «Riscaldamento: questo non si è toccato... Inizia ad annoiarmi ma, comunque, è solo riscaldamento e quindi fa poca differenza...»

Il nuovo esercizio è piuttosto interessante. Usando Hydrogen, in un tempo di 4/4, devo costruirmi una base che scandisca i quarti (con un open HH), tutti i sedicesimi (con un close HH) e il particolare sedicesimo (o coppia di sedicesimi) che voglio accentare (con uno snare jazz). Inizialmente mi ha suggerito di accentare il terzo sedicesimo che è il più facile. Devo suonare un accordo sull'accento. Col tempo dovrò provare a spostare l'accento su sedicesimi diversi e, magari, usare coppie di accenti.
L'idea del maestro è quella di addestrare il mio orecchio a seguire il ritmo senza bisogno di contare ma andando a orecchio: in parte lo sto già facendo quindi non dovrebbe essere un problema.
In pratica invece di contare devo ascoltare l'intera sequenza di suoni finché non acquistano un loro “senso” autonomo nella mia mente. L'esempio che mi ha fatto è stato: “è come quando ripeti tante volte di seguito debbi: alla fine ti suona come bidè!”

Altro esercizio che mando in pensione è quello con gli accordi di settima (Accordi + ero arrivato a 68bpm): riuserò invece i miei vecchi giri di accordi a rotazione per questo esercizio.

Accordi +: tolto. Mi eserciterò a rotazione su vari accordi facendo il riscaldamento: vedi sopra.

Midnight Madness: come preannunciato l'ho momentaneamente abbandonato.

She is my sin: dalle prime 84 battute sono passato alle prime 132. Suono per tre o quattro minuti consecutivi. Non è difficile (la chitarra d'accompagnamento) mi piace e mi dà soddisfazione. Comunque ogni volta ci infilo errori sempre in punti diversi perché, fondamentalmente, mi confondo nella sequenza delle battute. Tecnicamente c'è solo una parte veloce che mi dava problemi ma ultimamente inizio a suonarla bene.

The final countdown: anche qui grandi progressi! Vari passaggi mi risultavano tecnicamente difficili: suonare l'ultimo ottavo della battuta diverso; la ritmica un pelino troppo veloce per me...
Adesso suonare l'ultimo ottavo diverso dagli altri mi rimane banale e la ritmica, improvvisamente, da circa un paio di settimane appena, riesco a “dominarla” (nel senso che se mi accorgo di essere un po' indietro ho margine per accelerare e rimettermi in pari).
L'unico problema era stoppare il power chord bicorde E5 che usa la 6° corda a vuoto: la mia soluzione era molto macchinosa perché alzavo l'indice dalla 5° corda e contemporaneamente usavo il pollice per stoppare la 6° corda. Insomma dei movimenti un po' complicati da eseguire rapidamente.
Proprio il giorno prima della lezione avevo pensato che forse sarebbe stato più facile stoppare queste corde usando la mano destra... e il maestro me lo ha confermato! Il problema è che adesso mi viene spontaneo il movimento più complicato e mi ci vorrà un po' per abituarmi a questo metodo diverso...
Ah! il maestro mi ha anche semplificato delle battute dello spartito che diventavano un po' troppo difficili e non erano particolarmente interessanti: ancora però devo studiarle...

Hard Rock Halleluja: che soddisfazione questo brano! Ho studiato appena le prime 39 battute (di cui alcune semplificate dal maestro) ma la difficoltà del pezzo rende palesi i miei progressi: un sei mesi fa sarebbe stato semplicemente impossibile per me eseguire alcuni passaggi. Vedi i vari pezzi col marcatore “unplugged” per ascoltare in concreto i miei sforzi...
Forse però ne sospenderò lo studio, dipende da quanto mi prende di tempo la nuova esercitazione: il maestro mi ha lasciato libertà di scelta...

Star Wars: già tolto. Nel frattempo l'avevo sostituito con Chevalier (titolo incompleto) che ho poi risostituito con Birds of Wardei Sabaton (appena mi decido a registrarmi cambierò anche questo brano, probabilmente in settimana).
Ristudiare questi vecchi pezzi mi piace molto perché noto i progressi: nella velocità con cui re-imparo le battute (sebbene già studiate in precedenza), nella maggiore precisione con cui seguo il tempo, nella pulizia degli accordi e delle note e nei passaggi che ricordavo “difficili” e che invece adesso mi sembrano “facili”.

Desert Queen: tolta... mi aveva un po' stufato e poi non c'era tempo per il maestro per trascrivere nuove battute (non ho trovato nessun spartito in linea per questo brano).

Aces High: un brano che avevo riesumato a inizio marzo. In realtà ne volevo studiare un altro (probabilmente The Trooper) ma fra i miei archivi ho trovato questo e non ho avuto voglia di cercarne altri...
È un brano buffo: la chitarra (ce n'è più di una) che studio sembra un lungo esercizio. Prima c'è una breve melodia che si ripete uguale per 18 battute, poi c'è un “esercizio” (bellino!) col pull off che si ripete uguale per 16 battute, poi c'è una serie di power chord (bellini!) che si ripetono per 30 battute spostandosi sul manico... Ed è qui che sono arrivato.
Ah, negli accordi a metà manico ho il problema di plettrare correttamente tutte le corde (a causa della velocità e del poco spazio sui tasti): il maestro mi ha suggerito di trasformarli in bicordi: in questo modo se faccio un errore lo noto più facilmente e quindi posso correggermi. Ottimo suggerimento!
Nel complesso sarebbe un ottimo esercizio da fare come riscaldamento!

Pentatomica: è l'altra novità della lezione. È un esercizio di creatività simile al vecchio Trapezio: sopra un base musicale in Em devo suonare le note della relativa pentatonica con l'aggiunta di una sesta nota: la seconda maggiore. L'unico vincolo che mi ha dato il maestro è quello di concludere ogni mia “improvvisazione” sulla tonica (ovvero sul MI). Se poi mi annoio e voglio, ad esempio, improvvisare su Unholy paradise (che mi pare fosse in Bm) basta che trasli opportunamente i tasti della pentatonica...

Altro: probabilmente l'avevo già scritto altrove ma giova ripeterlo: da novembre mi esercito sempre in piedi invece che seduto. Il motivo è che semplicemente la chitarra così è più stabile e, anzi, ho forse maggior libertà di movimento con le braccia visto che se ne sta appesa al collo.
Inoltre l'ordine con cui eseguo gli esercizi, fatto il riscaldamento, adesso è casuale: in questa maniera ho il vantaggio di non arrivare stanco sempre sullo stesso esercizio (che quindi tendevo a trascurare) e di rendere la mia mente più elastica e in grado di focalizzarsi sul brano che voglio suonare molto più rapidamente (prima se cambiavo qualcosa nell'ordine di esecuzione mi trovavo a disagio...).

Conclusione: adesso devo vedere come mi trovo con i nuovi esercizi e con le nuove battute e poi deciderò quando fissare la prossima lezione col maestro...

giovedì 30 marzo 2017

Superpicco (non Pippo)

Ieri un superpicco nelle visite al mio viario che minimizza tutte le altre (v. Il mistero delle visualizzazioni): ben 126 tutte insieme!

Sempre ieri, controllando le statistiche giornaliere, c'è stato il sorpasso della Russia:

Non so: forse si tratta di tentativi di inserire spam nei commenti? Però, se ho ben capito, Blogspot dovrebbe filtrare via automaticamente queste statistiche e, comunque, di spam in 6 anni ho trovato un solo messaggio...

Allarme rientrato - 5/4/2017
Qualche giorno fa, quando ho pubblicato il corto Altre bòtte alla bótte, non ne ho fatto voce ma sono andato un po' nel panico (*1)...
Il motivo è che il 29 marzo tutte le fonti di informazioni davano per assodato che Trump avesse ufficialmente firmato la legge per abolire parte della riservatezza degli utenti Internet americani: a me invece risultava soltanto una comunicazione del 28 marzo in cui si scriveva che i consiglieri avrebbero suggerito a Trump di farlo.
Il mio timore/panico consisteva nella possibilità che sul sito della Casa Bianca le notizie “poco positive” non venissero nemmeno annunciate: questo avrebbe tolto ogni significato alla mia opera di monitoraggio di tale sito (che, come spiegato, seguo molto attentamente). Sono infatti capace di dare il giusto peso ha una notizia che è “nascosta” ma, se questa neppure appare, allora non ci posso fare niente...
Invece avevo ragione io: senza troppo risalto tale legge è stata effettivamente firmata da Trump il 3 aprile: President Donald J. Trump Signs H.J.Res. 69, H.J.Res. 83, H.R. 1228, S.J.Res. 34 into Law.
Sospiro di sollievo: non per la legge ma perché la notizia è apparsa sul sito della Casa Bianca!

Nota (*1): misto imbarazzo/irritazione..

X medici - 7/4/2017
Sono un grande esperto di malattie. Le conosco tutte: a partire dal morbo di Neisser, passando per la gonorrea, fino alla blenorragia o allo scolo...

Crozzato - 7/4/2017
Finalmente mi sono deciso/ricordato di guardare la trasmissione “Fratelli di Crozza” in tivvù. Ho visto un paio di puntate: le ho trovate più intelligenti che divertenti. Cioè molto studiate e collegate insieme da un filo conduttore, da una riflessione spesso condivisibile, con però le diverse scenette comiche non eccezionalmente incisive.
Ovviamente la colpa è anche del grigio Gentiloni che non dà troppi spunti: molto più facile fare satira quando al potere (*1) c'è un Berlusconi o un Renzi...

Nota (*1): la prima legge della satira infatti dice che è tanto più divertente quanto più potente è colui che si prende in giro.

Tristemente paradossale - 12/4/2017
Siamo arrivati al paradosso che il governo Gentiloni si vanta di aver fatto tagli nella spesa pubblica: questo perché “non sono nuove tasse”, ma i tagli alla spesa si risolvono in meno servizi e/o di peggiore qualità per i cittadini oppure in un aumento indiretto delle tasse quando tagliano fondi a regioni e/o comuni.

I tagli alla spesa pubblica NON sono un successo...

È forse anche bene ribadire che questi sacrifici a cui gli italiani sono costretti sono completamente inutili (fatti per ragioni sbagliate) e, anzi, dannosi (perché deprimono ancor di più l'economia). O qualcuno, dal governo Monti in poi, ha visto qualche progresso? Nel caso fatemi sapere...

mercoledì 29 marzo 2017

Il soldato romano

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.1.1). In particolare i capitoli: 3, 5, 10 e 13.

Da tempo, come scritto in Promettente (1/2) e Promettente (2/2), sto leggendo L'uomo romano (a cura di Andrea Giardina, Ed. Economica Leterza, 1993) che, in pratica, è una raccolta di brevi monografie su varie tipologie di ruoli nella società romana.

In questi mesi ho letto molto poco, andando in ordine:
Il cittadino, il politico di Claude Nicolet: molto interessante. Il succo che anche nella repubblica romana i singoli cittadini liberi non avevano quasi nessun potere e le decisioni importanti erano prese dai parapoteri dell'epoca: ovviamente questa verità era nascosta da tutta una serie di protomiti necessari per mantenere la pace sociale.
Comunque una monografia molto interessante: magari ci ritornerò più nel dettaglio...

Il sacerdote di John Scheid: premetto che le tesi dell'autore non mi hanno convinto del tutto ma il succo è che gli antichi sacerdoti romani erano più simili a dei magistrati che, ad esempio, ai preti cristiani. E viceversa anche i magistrati avevano delle funzioni sacrali. Però l'analisi è basata solo sull'antica Roma, chiaramente l'eccezione del mondo romano, e mi sarebbe interessato di più conoscere la situazione di un comune tempio di “provincia”...

Il giurista di Aldo Schiavone: l'argomento non mi interessava molto ma non sono riuscito a leggerlo a causa dello stile dell'autore (*1)...

Il soldato di Jean-Michel Carrié: la monografia su cui baserò il pezzo odierno. Vedi poi...

Lo schiavo di Yvon Thébert: altro saggio molto interessante che ho quasi terminato di leggere. Sicuramente ci tornerò a tempo debito.

Gli spunti del saggio sul soldato romano sono molti. Così, senza nemmeno riguardare i miei appunti, mi vengono in mente i seguenti: un nesso con la caduta dell'impero; una possibile conferma della mia teoria sulle leggi del potere ([E] 5); il passaggio critico che, dopo la seconda guerra punica, porta all'imperialismo romano ([E] 13.1)...

Partendo dalla mia teoria sui gruppi sociali ([E] 3.2) e passando attraverso la legge della rappresentatività ([E] 5.6) sono giunto alla conclusione dell'importanza di un esercito di leva ([E] 10.5, nota 197), ovvero di un esercito al quale partecipino tutti i cittadini.
Il motivo è che se l'esercito non si identifica con la popolazione che dovrebbe rappresentare ne proteggerà gli interessi solo fino a quando i soldati credono nei protomiti relativi al proprio ruolo e nella misura e modalità stabilita da essi.
Intuitivamente Augusto con la sua riorganizzazione dell'esercito imperiale ne era conscio: la base delle legioni era sempre formata da soldati italici ma, soprattutto, si cercava di evitare che i soldati si legassero troppo col territorio dove erano stazionati, in genere sui confini, ad esempio proibendo i matrimoni, vietando l'acquisto di immobili in tale provincia, trasferendo i soldati a ogni promozione e incentivando il ritorno del veterano congedato nei suoi luoghi di origine. Si voleva poi evitare che quello del soldato divenisse un mestiere di famiglia, che corrispondesse cioè a una precisa classe sociale a sé stante.
Nel corso degli anni (uno o due secoli?) questa situazione si mantenne nelle regioni orientali dell'impero, dove sovente i militari congedati tornavano nelle proprie zone di origine, ma in occidente si formarono invece delle cittadine nei dintorni delle basi militari, nelle quali si ritiravano poi i veterani magari sposando la propria compagna e legittimando i figli avuti nel corso degli anni. Fin qui il saggio.
Ma quale sono le implicazioni alla luce di quanto spiegato nella mia epitome?
Innanzi tutto il soldato occidentale, provenendo da un gruppo sociale ben definito tenderà istintivamente a identificarsi con esso e, solo grazie ai protomiti del proprio ruolo (il valore del proprio dovere, la lealtà all'imperatore e ai propri generali, etc) si identificherà come difensore dell'intero impero.
Questo ci porta direttamente alla caduta dell'impero romano: cosa succederà a questi soldati se le regioni (che come detto sono proprio quelle di confine) da cui provengono e delle quali vogliono istintivamente tutelarne gli interessi (perché vi vivono famigliari e amici) venissero (o rischiassero) di essere travolte dai barbari?
Sicuramente i protomiti su cui si basa l'ubbidienza, e quindi l'efficienza del soldato, sarebbero messi a dura prova.
Credo quindi che questo aspetto (ovvero i soldati occidentali provenienti da specifiche regioni di confine) sia un elemento non secondario (ma certamente non il solo!) per comprendere le ragioni della caduta dell'impero romano d'occidente (*2).

Uno dei topos della monografia è il rapporto fra il cittadino romano (dell'impero) e il soldato. I romani vedevano i soldati in maniera stereotipata e avevano di essi un'opinione fortemente negativa ma la verità è che i cittadini dell'impero (*3) raramente avevano la possibilità di confrontarsi concretamente con i legionari. Questi, come detto, erano acquartierati nelle zone di confine e quindi le interazioni con i cittadini delle regioni più interne avvenivano solo in occasioni sporadiche e traumatiche come, ad esempio, le guerre civili. Al contrario i soldati, lo si capisce dalle decorazioni delle loro tombe, si vedevano come cittadini (non soldati) e cercavano di imitarne le mode.
Curiosamente nell'analisi di questo rapporto l'autore non considera il ruolo della religione: nel tardo impero il cristianesimo era divenuto maggioritario ma nelle legioni invece predominava il mitraismo: non mi sorprenderei se questa differenza religiosa fosse la causa di forti pregiudizi da parte dei cittadini cristiani.

Spesso, quando si analizzano dei fatti, soprattutto se appartengono al passato remoto e per i quali non abbiamo troppe informazioni, è difficile stabilire quale sia la causa e quale l'effetto di fatti fra loro correlati. Un esempio è il passaggio di Roma a una politica imperialistica dopo la seconda guerra punica: da cosa dipende effettivamente?
Con la crescita territoriale e la nascita delle province i romani non potevano più permettersi un esercito di leva perché questo avrebbe impedito a soldati di lavorare le proprie terre per periodi troppo lunghi (solo i cittadini più ricchi erano soldati e il loro ruolo nell'esercito era definito dal loro censo visto che dovevano pagarsi l'equipaggiamento). Ma una volta che si ha un esercito di professionisti, che comunque vanno pagati, allora tanto vale usarlo. Quando poi sparisce l'identificazione fra esercito e cittadini la legione diventa uno strumento nelle mani dei parapoteri del tempo (l'aristocrazia senatoria) che quindi lo useranno per il proprio interesse (*4).
In definitiva mi sono convinto che la causa prima dell'imperialismo romano sia l'esercito di professionisti al quale corrisponde la diminuzione del potere dei comuni cittadini liberi (non essendo più il fulcro dell'esercito la forza del loro gruppo diminuisce) e il contemporaneo aumento del potere dell'aristocrazia senatoria che, direi inevitabilmente, si risolverà nella nascita dell'impero. In pratica la separazione del potere militare da tutti i cittadini a un loro sottogruppo, i soldati professionisti, mette in mano a pochi un potere che prima non era altrettanto facilmente controllabile. Questa è una lezione universale che andrebbe sempre tenuta presente...

Conclusione: una bella monografia che mette in luce una prospettiva fin troppo trascurata della storia romana che invece è fondamentale per la sua comprensione.

Nota (*1): Credo fosse una tendenza degli studiosi italiani negli anni '90 (ricordo che i testi universitari di autori italiani li trovavo quasi tutti incomprensibili mentre quelli di autori stranieri, in confronto, chiarissimi) quella di ricorrere a uno stile tutto basato sulla correttezza della forma e che rifugge qualsiasi esempio che si abbassi a spiegare i concetti espressi: alla fine ci si trova di fronte a frasi che diventano ambigue perché si basano sull'interpretazione di singole parole. Quasi un nascondersi degli autori dietro a vaghi paroloni per la paura di essere corretti per eventuali (e talvolta inevitabili) imprecisioni negli esempi: un rimanere nel vago di una definizione interpretabile in più modi in maniera da non doversi sbilanciare. Uno sfoggio di parole astratte che è l'esatto opposto di come io intendo la comunicazione delle idee. Per quanto ne sono capace, in questo viario cerco sempre di esprimermi in maniera chiara, semplice e comprensibile: gli autori italiani degli anni '90 invece non sembrano rivolgersi a un pubblico di persone normali ma solo ad altri professori in grado di cogliere le loro sottili sfumature lessicali e i loro sottintesi.
Nota (*2): la caduta dell'impero romano è la causa prima del mio interesse per la storia: nel 2010 ho iniziato un pezzo per riassumerne i motivi (perfino fra gli storici non c'è identità di vedute) ma ancora non l'ho terminato. Questo per dire che comunque è un argomento che conosco abbastanza bene e che mi sta a cuore.
Nota (*3): situazione anomala invece quella degli abitanti di Roma visto che dividevano la città con i pretoriani, la guardia personale dell'imperatore e le coorti urbane...
Nota (*4): era anche nell'interesse dei soldati combattere, nonostante gli ovvi rischi, a causa dei potenziali guadagni.