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lunedì 12 ottobre 2015

Decameron quinto giorno: povero falco!

Uffa! Proprio oggi che avevo voglia di scrivere mi tocca commentare una nuova giornata del Decameron. Il problema è sempre lo stesso: non ho note e dovrò scorrere le varie novelle per ricordarmi di cosa trattano e, mi auguro, qualche altra osservazione interessante...

Fiammetta, la regina di turno, per controbilanciare le tristi novelle della giornata precedente, decide che il tema della giornata siano gli amori andati a buon fine dopo grande periglio (*1).

La prima novella, anche se non mi è piaciuta, almeno esprime un concetto interessante: la forza dell'amore è così grande da riuscire a far rinsavire i folli.
Da notare come anche in questa storia compaia l'isola di Creta: per alcune riflessioni su questo particolare rimando a Decameron quarto giorno.

La seconda novella riafferma ancor più chiaramente un aspetto che, inizialmente, mi aveva molto sorpreso. Una ragazza di Lipari crede che il suo innamorato sia morto e per questo decide di suicidarsi gettandosi in mare: arrivata al largo non ne ha però il coraggio e, in balia dei venti, viene portata in Tunisia.
Ed ecco che qui viene salvata da un'anziana e pia donna musulmana che la protegge prendendola al proprio servizio. Allo stesso tempo, il ragazzo di lei non è morto ma prigioniero del re di Tunisi: grazie ai propri consigli riesce a ottenerne la benevolenza perché egli «...savio signore era».
Alla fine i due amanti si riuniscono e vengono fatti tornare a Lipari con ricchi doni.
Di nuovo mi stupisce l'estremo rispetto con cui sono visti i musulmani (e questo nonostante le scorrerie di pirati sulle coste!) dal Boccaccio nel quattordicesimo secolo.

Il terzo racconto è una storiella breve, sostanzialmente di azione: due amanti fuggono da Roma per potersi sposare, si perdono, si imbattono in dei nemici e poi in dei ladroni ma alla fine giungono a un castello amico e là, finalmente, possono sposarsi (*2).
Magari è da notare l'importanza della volontà famigliare: il ragazzo è un nobile importante mentre la ragazza una semplice popolana. Nonostante che il ragazzo la voglia sposare la sua famiglia si oppone e, per questo, lui fugge insieme a lei: e per famiglia non intendo i genitori (che suppongo deceduti perché non menzionati) ma altri parenti che si recano...tutti furono a lui e biasimarongli forte ciò che egli voleva fare;») da lui per dissuaderlo.

La quarta novella è piuttosto divertente a causa di ripetute allusioni a un volatile: dico solo che la ragazza, per potersi congiungere di notte col proprio innamorato, dice al padre che vuole dormire in un'altra stanza per poter ascoltare il canto degli usignoli. Immaginatevi il resto.

Invece la quinta novella mi ha lasciato indifferente. Una bimba viene adottata da un ricco mercante, quando anni dopo si trasferiscono in un'altra città, si scopre che lei è la figlia scomparsa di un nobile del luogo: agnizione.

Anche la sesta novella è piuttosto insulsa ma almeno ha un elemento che mi ha colpito: il re cristiano di Sicilia (*3) ha un palazzo adibito, in pratica, ad harem: mi chiedo se sia un caso che lo abbia proprio il re di Sicilia oppure se è la reminiscenza di un'usanza araba.

La settima storia è abbastanza simile alle altre: un giovane schiavo liberato (era stato rapito dagli arabi) ottiene grandi favori da un importante nobile ma poi si innamora della figlia e questa resta incinta. Quando il padre lo scopre manda il ragazzo alla forca e offre alla figlia la scelta fra l'avvelenarsi o l'essere pugnalata da un servo. Poi tutto finisce bene quando l'ambasciatore armeno riconosce il ragazzo come un importante nobile del proprio paese...
Per motivi personali un particolare mi ha molto interessato: l'Armenia è chiamata dal Boccaccio “Erminia”. Un cognome molto diffuso dalle mie parti è proprio “Ermini”: in un'altra fonte avevo letto che gli “ermini” erano gli “armeni” (che, da bravi mercanti, avevano le proprie basi commerciali e piccole comunità anche in Toscana) ma mi era sempre rimasto il dubbio che fosse solo una specie di paraetimologia: adesso, con questo secondo riscontro, sono invece sicuro che l'origine del cognome sia veramente questa...

L'ottava novella è interessante: sono sempre stato particolarmente all'erta, anche nelle novelle precedenti, quando si parlava di fantasmi. Ero infatti curioso di capire come venivano conciliati con la religione cristiana. Fino a questa novella non avevo trovato indicazioni conclusive ma questo caso è piuttosto esplicito: si tratte di anime rimaste sulla terra per decisione di Dio che intende così punirle per i loro peccati. Non entro nei dettagli ma la scena dei due fantasmi avrebbe potuto trovarsi tranquillamente nell'Inferno di Dante. C'è il contrappasso fra colpa e pena e la ripetizione ciclica della punizione che si rinnova sempre uguale a se stessa.
Questo non è una sorpresa: è noto che il Boccaccio fosse un grande ammiratore di Dante.

Il nono racconto mi ha fatto stare male! Il protagonista, che per amore si era (vanamente) rovinato divenendo povero, sacrifica la sua ultima ricchezza, un bellissimo falcone, per non lasciare digiuna a pranzo l'amata che era venuta a trovarlo. Povero falcone! La mancanza di gratitudine verso l'animale non avrebbe dovuta essere premiata dalla felice conclusione amorosa: ma evidentemente la morale dell'epoca non era come la nostra... anzi, in questo caso, dovrei dire “come la mia”...
Oltretutto l'aver ucciso il falco causa indirettamente la morte del figlio della donna: narrativamente necessaria per farle ereditare le ricchezze del marito e condividerle poi con il nuovo sposo. Ma a me del ragazzino non importa... povero falco! (*4)

Anche l'ultima storia del solito Dioneo non salva la giornata. Di solito i suoi racconti sono quelli più audaci e divertenti ma in questo caso non mi convince.
Una giovane e bella donna, rossa (e quindi particolarmente focosa) finisce per sposare un ricco omosessuale che vorrebbe, col matrimonio, nascondere le proprie preferenze sessuali.
Il Boccaccio apparentemente (*5) è tutto per la donna e la giustifica nel cercarsi amanti fuori dal matrimonio perché, dopo tutto, ella infrangerebbe solo le leggi degli uomini mentre il marito, cercando ragazzi, rompe sia quelle degli uomini che di natura. Una sera però il marito torna a casa prima del tempo e finisce per scoprire il bellissimo amante scelto dalla giovane moglie.
Probabilmente la parte più divertente, che i lettori attuali non possono cogliere completamente, è la reazione del marito: dai racconti di questo tipo si comprende infatti che la reazione ritenuta normale ai tempi del Boccaccio avrebbe dovuto essere quella di perdere il lume della ragione e cercare di uccidere il rivale. Il marito invece, dopo la sorpresa iniziale, accorgendosi della bellezza del giovane ha una reazione molto pacata e la moglie ne approfitta infatti per spiegare le proprie ragioni. Il marito dice poi alla moglie che da ora in poi non dovrà più preoccuparsene e risolve la situazione, non è detto chiaramente ma c'è un'allusione piuttosto esplicita, andando a letto tutti e tre insieme...
Vedo adesso che nelle note viene indicata come “fonte precisa” le Metamorfosi di Apuleo (v. serie col marcatore Apuleo)... voglio controllare di cosa si tratti perché non riesco a ricordare niente di analogo al riguardo... Uffa! Non riesco a trovare il volumetto in questione (*6)...

Conclusione: non so se sia stata una buona idea iniziare questa serie: dopo l'entusiasmo iniziale trovo la maggior parte delle novelle piuttosto noiose. Soprattutto non ho incontrato ancora nessuna storia che definirei propriamente boccaccesca!

Nota (*1): Ho usato il termine “periglio” spontaneamente, senza pensarci troppo, poi mi è venuto il dubbio e ho verificato: in effetti “periglio” è dato come termine solo poetico o arcaico di “pericolo”. Il fatto è che tendo ad adattarmi e imitare ciò che leggo: l'ho sempre notato ma, nel caso del Boccaccio, è particolarmente evidente... E mi trattengo!
Nota (*2): Per sintesi, qui e in altre novelle, evito di entrare nei dettagli della trama inserendo però delle piccole inesattezze. Ad esempio, in questa novella, non ho menzionato che i due amanti sono momentaneamente divisi; nella precedente non ho menzionato il ruolo di interprete di una donna cristiana...
Nota (*3): Federico II d'Aragona. Il Boccaccio è piuttosto esplicito e le note, quasi sempre, riescono a identificare a quale personaggio storico si alluda.
Nota (*4): nel mio viario non uso faccine ma in questo caso le avrei messe volentieri: si capisce che scherzo?
Nota (*5): dico "apparentemente" perché ho la sensazione che strizzi l'occhio anche al marito: ma dovrei riconsiderarla con più attenzione per esserne sicuro...
Nota (*6): per mio riferimento futuro: libro IX 14-28...

domenica 11 ottobre 2015

Il re pescatore... in breve

Alla fine ho ceduto: diversamente da quanto mi ero ripromesso di fare, ho finito di rileggere Il re Pescatore (*1) del quale ho già accennato in La lingua degli angeli. “Galeotto” è stato un temporale: avendo precauzionalmente spento il calcolatore, non ho trovato niente di meglio che mettermi a leggerlo, così mi sono appassionato e a quel punto ho deciso di finirlo per “togliermelo” di mezzo...

Di seguito non ho intenzione di entrare nei dettagli della trama ma comunque c'è almeno un'osservazione/riferimento che potrebbe guastarne la lettura quindi occhio...

Comunque si tratta di un romanzo veramente piacevole e ben scritto. Notevole anche l'accuratezza storica con cui l'autore ha ricostruito l'ambientazione (l'assedio di Vienna del 1529): lo si capisce dai dettagli sulle armi e dalla precisione dei dettagli geografici e storici (non ne ho la certezza ma ho la sensazione che siano estremamente accurati).
L'autore è riuscito anche nella difficile impresa di conciliare insieme magia (è un libro di fantasia) e il suo funzionamento nell'ambientazione storica. E poi c'è re Artù: rex quondam, rexque futurus...

Una delle scene che più mi piacciono è quella della discesa attraverso una ripida scala nelle viscere della terra: secondo me è stata pesantemente ispirata da uno dei miei racconti preferiti di Lovecraft: I ratti nel muro...

Due dettagli mi hanno però infastidito nella traduzione: la costante e (molto) ricorrente traduzione di barraks, cioè “caserma”, con “baracche”; la scelta di lasciare in inglese il nome Suleiman invece di tradurlo con Solimano (il Magnifico), come invece è noto in Italia.

Non ricordavo bene il finale e mi ha “sorpreso” che sia amaro: la donna amata dal protagonista muore banalmente per una sfortunata coincidenza ma il vero colpevole è proprio lui che non ha mantenuto, per il proprio senso del dovere, delle promesse che le aveva fatto e, anzi, l'aveva illusa. «Molto è andato perso, ma c'è ancora molto da perdere»...

Il destino di Artù non è quello di essere felice ma di servire scopi maggiori. Da questo punto di vista il romanzo è rimasto fedele alla tradizione letteraria...

Conclusione: se avrete la fortuna di imbattervi in questo piccolo libretto non lasciatevelo scappare perché è decisamente piacevole!

Nota (*1): Il re pescatore di Tim Powers, Ed. Nord, 1992, trad. Annarita Guarnieri.

sabato 10 ottobre 2015

Bloggultimo

Con la nascita di questo viario iniziai la serie “Bloggultime XXX” in cui davo notizie tecniche e statistiche sul suo andamento. Ogni pezzo era puntualmente accompagnato dai marcatori “Blog” e “Peso” perché, in effetti, si trattava di argomenti estremamente noiosi: però a me davano un senso di progressione che non mi dispiaceva e per questo continuai a lungo a scriverli.

Una delle regole che regolavano l'uscita delle “Bloggultime” era il raggiungimento di nuove 1000 visite registrate da Shinystat: inoltre un'altra regola era quella di accompagnare ogni uscita con due nuove vignette della mia Legenda. Ormai un paio di anni fa però iniziai a usare Ghostery, un accessorio per Firefox, che mi proteggeva da tutti i cookies potenzialmente pericolosi per la mia riservatezza, compreso Shinystat.
Così iniziai a non sapere più quando il mio viario superava il traguardo delle nuove mille visite: la serie quindi si diradò e le nuove vignette languirono...

Adesso mi sono infine deciso a lasciar perdere del tutto...
Magari, se inserirò qualche grossa novità nel viario, la menzionerò con un pezzo a parte... ma non credo che ce ne sarà bisogno!
Oltretutto, dall'entrata in vigore dell'assurda legge sui cookies, ho rimosso tutti i componenti non forniti di serie da Blogspot: non ho voglia di impazzire a scrivere avvisi e avvertimenti, che comunque nessuno leggerà, dovendo inoltre perdere chissà quante ore a studiare uno ad uno il funzionamento tecnico di tutti gli accessori esterni del viario...

Il problema sarà invece trovare una motivazione per continuare a disegnare le mie vignette: a me piacciono molto e mi diverto a riguardarle, ma disegnarle mi fa una fatica immane... e meno ne disegno e più tempo mi ci vuole a farle e meno voglia ne ho...

E poi ci sarebbe da marcare i pezzi “Wow”: in tal senso credo di essere rimasto indietro di parecchi mesi... Pezzo/corto a parte?

Vabbè, in qualche maniera farò...

giovedì 8 ottobre 2015

Religione e Civiltà (2/2)

Buio...

Non ricordo più quale fosse il mio obiettivo finale quando scrissi Religione e civiltà (1/??)...
Ho anche provato a rileggerlo ma non è servito a niente: ho la vaga sensazione che c'entrasse il razzismo ma ora non capisco come avrei introdotto l'argomento!

Per dare comunque una conclusione a questa sfortunata serie aggiungo di seguito qualche considerazione in ordine sparso.

La cosiddetta “civiltà occidentale” affonda le sue radici morali nella religione cristiana. Qualche anno fa, all'approvazione della costituzione europea (*1) il Vaticano, col solo appoggio della Polonia, provò a richiedere che tale ovvietà fosse menzionata pur ribadendo la laicità dell'Europa. Ovviamente ci fu un'ipocrita levata di scudi della pseudosinistra europea e non se ne fece di niente...

Perché affermo che tale dipendenza culturale sia in realtà un'ovvietà?
Perché, anche se a prima vista non lo notiamo, è così: non ce ne rendiamo conto perché quelli che noi chiamiamo i principi laici del mondo occidentale per la maggior parte coincidono con i principi del cristianesimo, da cui in effetti derivano.
Questa dipendenza ideologica la si vede specialmente nei casi dove la “civiltà occidentale” ha portato avanti, evolvendoli, i principi originali.
Qualche esempio: il divorzio, l'aborto, l'eutanasia...
Particolarmente significativo il caso dell'eutanasia: secondo i principi del mondo occidentale, se una persona ammalata, e senza speranza di guarigione, volesse porre fine alle proprie sofferenze non ci dovrebbero essere ragioni per impedirglielo. Eppure il principio cristiano che la vita è sacra perché donata da Dio, tutt'ora, è abbastanza forte da creare una profonda spaccatura su come l'opinione pubblica valuti il problema.

Particolarmente interessante è il rapporto uomo-donna. La parità di diritti e doveri fra uomo e donna è forse l'elemento più saliente fra i principi della “civiltà occidentale”. Nel Vecchio Testamento (vado a memoria) non mi pare si affermi mai esplicitamente l'inferiorità della donna ma, di sicuro, viene indicata come subordinata prima al padre e poi al marito. Nel Nuovo Testamento di nuovo non sono sicuro di affermazioni esplicite nei Vangeli ma negli Atti degli Apostoli San Paolo pone la donna un gradino sotto l'uomo. La Chiesa (cattolica) moderna immagino si sia dichiarata ufficialmente per la parità uomo-donna ma le sue gerarchie, dai sacerdoti in su, rimangano a esclusivo appannaggio maschile.
Non so se sia un caso ma questo comportamento contraddittorio della Chiesa si riflette in maniera piuttosto speculare nella società attuale dove l'uguaglianza fra i sessi è più sulla carte che nella realtà.
Qualcosa di analogo per la tolleranza religiosa che mi pare possa essere stata vagamente ispirata dal rapporto del cristianesimo col giudaismo. Una tolleranza la nostra più basata sull'indifferenza che sul rispetto. Forse proprio perché si tratta di una “tolleranza” semplicemente proporzionale alla crescente indifferenza verso il cristianesimo.
E “tolleranza” è la parola corretta, non una mia esagerazione. Un esempio: tutti i principi del cristianesimo, a partire dal riposo domenicale (con le significative eccezioni di aborto e divorzio), coesistono pacificamente nella nostra legislazione (che infatti, lo ripeto, è fondata proprio sugli stessi valori). Ma un musulmano che volesse riposare il venerdì (o almeno ricevere gli straordinari che gli spetterebbero come se lavorasse di domenica) oppure avere più di una moglie non può. Ergo le religioni diverse dal cristianesimo sono solo tollerate proprio perché i loro fedeli non potrebbero seguirne tutti i dettami senza infrangere le nostre leggi...

Ciò che ho scritto fino ad adesso è piuttosto ovvio ma molto meno evidente è una sua conseguenza.
Quando critichiamo una nazione “non occidentale” per la sua cultura che, magari per alcuni aspetti, non segue i nostri principi “laici” dimentichiamo che anch'essi proprio laici non sono.
Ecco, si potrebbe semplificare dicendo che parità uomo-donna (*2), la libertà religiosa (*2), divorzio e aborto siano i principi genuinamente occidentali della nostra cultura mentre tutto il resto deriva dalla cultura cristiana.
Se quindi, ad esempio, volessimo valutare la civiltà dell'Arabia Saudita alla luce dei nostri principi “occidentali” dovremmo farlo soltanto alla luce del rapporto uomo-donna (*2), della libertà religiosa (*2), del divorzio e dell'aborto: se invece la valutiamo per qualsiasi altro nostro principio in realtà la guardiamo attraverso il filtro di un valore cristiano.

Quindi i nostri valori non sono universali: se la religione cristiana fosse stata diversa anche i nostri valori “laici” attuali lo sarebbero.
Una conseguenza è che l'atteggiamento di superiorità morale del mondo occidentale non è giustificato ed è invece basato su un misto di ignoranza, arroganza e superficialità.

Conclusione: per evitare un pezzo logorroico e noioso l'interrompo qui. Mi rimane il dubbio di ciò che avrei voluto scrivere quando iniziai questa serie...

Nota (*1): sarebbe interessante andarla a ricercare per vedere quali siano i suoi scopi e funzioni. Onestamente non ne ho idea...
Nota (*2): parità che, nonostante sia applicata come sappiamo, almeno sulla carta sarebbe assoluta. E riguardo la religione, sempre sulla carta, si parla di “libertà” religiosa ma in realtà abbiamo soltanto “tolleranza”.